8 marzo, manifestazioni in tutta Italia: “Non una festa, ma una lotta per i diritti di tutte”

Cortei e presidi in 60 città italiane oggi per la Giornata internazionale della donna.Da Milano a Roma, dai principali capoluoghi alle città più piccole, sono state decine di migliaia le persone in corteo con Non una di meno per dire “no” alla violenza di genere, al patriarcato e alle guerre nel mondo.
Tra i più partecipati il corteo di Milano, che si è concluso in piazza Duomo.
Il servizio di Martina Stefanoni
Un urlo muto, esploso in grido di rabbia. È partito così il corteo milanese dell’8 marzo. Da piazza Duca d’Aosta a piazza Duomo. Doveva finire in piazza Fontana, ma – hanno detto dal furgoncino di non una di meno – “siamo troppe per piazza Fontana”. Una giornata di lotta e di condivisione, di rabbia e di speranza. Contro la violenza di genere, la disparità salariale e le disuguaglianze economiche. Contro il Ddl Bongiorno e la politica securitaria della destra di Governo. Decine di migliaia di donne e uomini di ragazzi e ragazze hanno sfilato per le vie della Milano più scintillante, quella dei grattacieli e della finanza. Quella di quei centri del potere economico che abbiamo visto nominati negli Epstein Files. Perché la violenza ha sempre a che fare con il potere. Lo stesso che sta sconvolgendo il mondo con guerre e soprusi. Istanze che si intrecciano e si intersecano con la lotta transfemminista che ha riempito Milano e le altre piazze d’Italia. Femminismo, anticapitalismo e anticolonialismo: è l’intersezionalità delle battaglie che ha portato in strada il fucsia di Non una di meno, le kefiah e le bandiere palestinesi, la lotta delle donne iraniane e le bandiere cubane. Disarmare il patriarcato e restituire le strade e gli spazi alle donne e alla collettività.
“Non una domenica di festa” ci dicono le manifestanti in piazza, “ma di lotta e un lunedì, domani, di sciopero” perché se le nostre vite non valgono, noi lottiamo e scioperiamo.
L’8 marzo “non è una festa ma un giorno di lotta per i diritti, che riguarda tutte e tutti” è la voce che si è levata dalle piazze di oggi.Questi sono alcuni manifestanti intervistati al corteo di Milano.
La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha diffuso un messaggio per celebrare “il talento, la determinazione e il contributo delle donne”.Alla manifestazione di Roma sono stati numerosi i riferimenti al ddl Bongiorno e alla decisione del governo di rompere il patto con le opposizioni sul disegno di legge sul reato di violenza sessuale.
Il servizio dell’inviata Anna Bredice
Se c’è un tema che ha attraversato il corteo romano con striscioni e cartelli in testa al corteo, uno striscione con scritto “Rompiamo le righe” è la rabbia delle donne e degli uomini in piazza per una promessa mancata, quella di Meloni di approvare insieme all’opposizione il Ddl sul consenso. Quello che Giulia Bongiorno, spinta dal suo partito e dal silenzio di Giorgia Meloni, ha stravolto tornando indietro, costringendo le donne a giustificare un no. Soprattutto le giovani oggi erano arrabbiate, una liceale ha letto il racconto, scritto per il suo collettivo su uno dei tanti processi per stupro. “I ragazzi” racconta “ascoltano, ma ci sono sempre quelli che fanno le solite battute” dice. Meloni ha fatto il suo abituale post sull’8 marzo, quasi come se non fosse lei a Palazzo Chigi. Lei, che si fa chiamare presidente ed è il leader di un partito che ha la percentuale più bassa di donne. “Costruire un’Italia” scrive “nella quale nessuna donna debba scegliere tra libertà, lavoro e famiglia”. Peccato che solo pochi giorni fa è stata bocciata la proposta di un congedo paritario che avrebbe consentito ai genitori pari e concreti diritti. Peccato che la direttiva sulla trasparenza salariale si sia fermata alle aziende con più di 100 dipendenti ed è un Governo che non rimuove ostacoli, li aggira, come con il Ddl Stupri, come l’educazione all’affettività è rimasta disattesa, dimenticando, quindi, le promesse fatte dopo i tanti femminicidi.
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