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25 Aprile, l’incontro tra i partigiani e Mussolini

Pio Bruni, classe 1918

La testimonianza esclusiva di chi organizzò l’incontro tra Mussolini e il Comitato di Liberazione Nazionale, presso l’Arcivescovado di Milano: Pio Bruni, a 100 anni, ricorda e tratteggia un Duce ormai sconfitto per nulla combattivo. Lo storico Mimmo Franzinelli: “Una testimonianza importantissima”.

Pio Bruni, 100 anni, ultimo testimone vivente della fine del fascismo, era uno degli ufficiali di collegamento del Generale Cadorna (il comandante militare del CLN) e fu l’organizzatore dell’incontro che Mussolini propose al Comitato di Liberazione nazionale, il 25 aprile 1945, presso l’Arcivescovado, per trattare una resa onorevole. Una testimonianza storica unica che a 74 anni dalla Liberazione aggiunge ancora dei dettagli non noti della vicenda.

Ufficiale del Reggimento Savoia Cavalleria, Pio Bruni ha partecipato a quella che viene considerata (erroneamente) l’ultima carica di cavalleria dell’esercito italiano, a Isbuscenskij, sul fronte russo, nell’agosto del 1942, rientrerà in Italia pochi mesi dopo, per vivere la rottura del 25 luglio e poi l’armistizio del 8 settembre 1943.

Ecco il suo racconto

Pio Bruni – Prima Parte

Chiamato dal Generale Cadorna a far parte del Corpo Volontari della Libertà, con compiti di intelligence e collegamento, Pio Bruni fa la spola tra la Svizzera e il Nord Italia, incontra l’inviato americano John Foster Dulles, si occupa del coordinamento dei gruppi partigiani tra Piemonte e Lombardia, fino al suo arresto.

Pio Bruni – Seconda Parte

Scambiato con dei prigionieri tedeschi, Pio Bruni, viene avvicinato da ambienti industriali vicini a Mussolini per organizzare un incontro tra il Duce e il CLN, con la mediazione del cardinale Schuster. L’incontro sarà l’atto finale del fascismo e della Repubblica di Salò: a Mussolini che chiedeva garanzie per sé e i suoi, il CLN oppose una sola offerta, la resa. Mussolini stanco e ormai sconfitto, non ebbe nessun sussulto, fu Augusto Graziani che evocò il “tradimento dei tedeschi” che tardavano ad arrivare all’incontro e che stavano già trattando separatamente con il CLN. E quando Mussolini di malavoglia se ne andò, arrivò Pertini ed ebbe uno scontro con il Cardinale Schuster che aveva impedito la riuscita dell’insurrezione.

Pio Bruni – Terza Parte

Benito Mussolini, 25 aprile
Benito Mussolini prima di lasciare Milano il 25 aprile 1945, in compagnia dell’ufficiale delle SS Fritz Bierzer che guiderà la scorta fino alla cattura di Dongo

Cosa aggiunge questa testimonianza di Pio Bruni? Intanto, il racconto di quella parte di resistenti meno conosciuti (militari, conservatori e monarchici) e alcuni spunti che cambiano il senso di quell’ultimo atto, ridimensionando il ruolo di Schuster, la combattività di Mussolini e il clima in cui si svolse. L’analisi e il commento dello storico Mimmo Franzinelli, autore di decine di testi sull’argomento.

Mimmo Franzinelli – Commento Storico

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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