Il voto nei grandi centri

L’onda nera. La resistenza delle città

martedì 28 maggio 2019 ore 00:00

L’onda nera dei nazionalismi, nazional fascismi, sovranismi fino ai nazismi è stata in Europa contenuta dagli argini costituiti dal voto. Se per un verso popolari e socialisti sono regrediti, per l’altro sono emersi i verdi  con cifre di tutto rispetto a compensare, mentre anche i liberali si sono rafforzati, così appare ragionevole prevedere che nel nuovo Parlamento europeo nascerà una maggioranza ad escludendum i sovranisti. Il che comunque implica una dialettica più complessa e delicata,  sperando che sia anche più vivace e dinamica, di quella sviluppata dall’alleanza tra popolari e socialisti per anni egemone. A essere ottimisti, si potrebbe addirittura che l’Europa uscita da questo voto cercasse un nuovo orizzonte in cui i cittadini siano non obbedienti, ma attivi soggetti costituenti. Perché il rischio corso, e per ora rintuzzato, rimane comunque sotto traccia, un coccodrillo che nuotando nella melma può sempre emergere all’improvviso azzannandoti, se non bonifichi e decontamini le acque. Tanto più che la marea nera ha tracimato, abbattendo gli argini fino a invadere  l’Italia, uno dei paesi fondatori, e per mille motivi più significanti. Ovvero la vittoria ampia della Lega di Salvini che supera il 34%, e dell’antico centrodestra che sfiora con Fratelli d’Italia e Forza Italia, il 50%. Cioè un/a cittadino/a su due ha votato per questo campo di forze. Se aggiungiamo il 17% dei Cinque Stelle, che proprio di sinistra non sono e con la Lega governano, siamo parecchio in là, e non basta certamente il PD col suo 22.7% a efficace contrasto. Anche aggiungendo Europa verde, più Europa, La Sinistra, tutte liste sotto il 4% che sommate arrivano al 7% circa (ma sono andate separate, non sia mai che la purezza identitaria e ideologica di ciascuna venga contaminata),  non si arriva a una massa critica in grado di impensierire sul piano quantitativo Salvini, la destra e il governo nazional socialista in carica.

Ai tempi lontani delle invasioni barbariche a reggere l’urto conservando la civiltà “romana”, furono le cosidette Pentapolis , ovvero Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona che federate si opposero, insieme a Ravenna, capitale dell’Esarcato. Ancora oggi le vestigia di quella difesa strenua e efficace della civiltà giuridico politica contro i barbari sono visibili in quelle terre. Senza voler andare troppo oltre nell’analogia, anche oggi, se si analizzano i risultati disaggregati per esempio focalizzando sulle città, si scopre che alcune città hanno resistito all’egemonia leghista. Per esempio: Torino (PD 33%, Lega 26.8%), Milano (36%PD, Lega 27%), Genova (PD 30%,Lega 27%), Bologna (PD 36%, Lega 26%), Roma (PD 30%, Lega 26%), Napoli (PD 23%, Lega 12%, qui non si può non citare il M5S a poco meno del 40%). E altre ce ne sono. Insomma esiste una popolazione urbana che non si appiattisce sulla Lega e non sposa la sua politica reazionaria, seppure il partito di Salvini abbia una messe considerevole di voti, senza però essere egemone. Non voglio qui trarre consolazioni rispetto al risultato globale, ma indicare una possibile linea di resistenza, da dove organizzare una controffensiva liberal democratica e socialista, assumendo le città come accumulazione dinamica di civiltà e luogo per eccellenza di convivenza civile creativa e libertaria. In particolare Milano  capitale del progressismo proiettata verso la Germania e l’Europa continentale, e Napoli anarco libertaria capitale del Mediterraneo, ponte tra le due sponde, quella africana e quella italica. Senza dimenticare Palermo. In una concatenazione ideale, Milano con Sala, Bologna con Merola, Napoli con De Magistris e Palermo con Orlando. Per modellare le odierne pentapolis ne manca una, mi viene da dire Roma che la sindaca Raggi andò a Casal Bruciato sfidando gli squadristi di Casa Pound, per portare solidarietà a una famiglia Rom. Sono consapevole che si tratta di uno schema del tutto astratto, a prescindere dai processi concreti della politica, una utopia che come dice la parola non ha luogo. Però non è che i meccanismi della politica ci abbiano portato granché. Oppure le moderne pentapolis possono essere una eterotopia, la ricerca e costruzione di un luogo altro dove avvengono le cose belle e buone. Chissà, il futuro potrebbe essere meglio di quel che oggi descrivono le urne. E la forza della Lega più fragile di quel che sembra.

Aggiornato martedì 28 maggio 2019 ore 00:02
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