Università e l’industria bellica britanniche insieme contro gli studenti pro Palestina

BAE Systems è una multinazionale britannica che opera nella difesa, nel settore aerospaziale e nella cybersecurity. È molto nota in Regno Unito, ed è stata oggetto di forti proteste da parte dei manifestanti pro Palestina, che hanno più volte tentato di boicottare i suoi stabilimenti. BAE Systems è nella catena di produzione e fornitura internazionale degli F-35, i caccia utilizzati anche da Israele a Gaza.
Ma oggi, un’inchiesta congiunta di Al Jazeera e Liberty Investigates ha rivelato che non sono solo governi, eserciti, e ministeri della difesa a fare uso di BAE Systems e di quello che produce, ma anche le università britanniche. Le due testate hanno scoperto, grazie a email e documenti interni, che ben 13 università britanniche hanno comunicato con BAE Systems sul tema della gestione delle proteste pro Palestina nei propri campus. I temi di discussione includevano l’aumento della sicurezza e la gestione delle critiche alle università per i propri rapporti con l’azienda.
Bisogna dire subito che i risultati di quest’inchiesta, per quanto inquietanti, fanno parte di un contesto più ampio di repressione della libertà di parola e di protesta da parte degli atenei britannici. Mesi fa era emerso che alcune università avevano accettato di monitorare gli account social dei propri studenti per qualsiasi messaggio pro-palestina in vista di conferenze di aziende di difesa con rapporti con Israele. È noto come leader studenteschi, e persino alcuni accademici, con posizioni esplicite sulla guerra a Gaza siano stati monitorati o esclusi da diversi eventi.
Detto ciò, il fatto che istituti accademici si rivolgano a un produttore di armi per la gestione dei propri studenti sembra un’ulteriore escalation di questa tendenza preoccupante. Tra le università in questione ci sono quella di Manchester, di Nottingham, di Southampton e di Birmingham. Secondo Al Jazeera, questi atenei, insieme ad altri, sono considerati “partner strategici” da BAE Systems, e in quanto tali ricevono complessivamente fino a 15 milioni di sterline all’anno dall’azienda.
Il conflitto di interessi diventa quindi chiarissimo: le proteste studentesche diventano un rischio da mitigare per tenersi buoni importanti sponsor economici come BAE Systems.
Secondo uno studio dell’Office for Students citato da Al Jazeera, più di un terzo delle università del Regno Unito ha registrato un deficit finanziario lo scorso anno, incluse sei delle 13 università citate nell’inchiesta. I motivi della crisi delle università sono vari, e includono la Brexit, che ha causato un aumento del costo dei corsi enorme per gli studenti europei, e le modifiche ai sistemi dei visti, che essendo più stringenti rendono più difficile agli studenti internazionali accedere agli atenei. Le università si trovano a dover cercare soldi, e sponsor, da altre parti.
Ma da sempre, uno dei maggiori pull factor del settore accademico britannico è la sua reputazione internazionale. Farsi scoprire a condividere informazioni sensibili con un’azienda privata, perlopiù controversa come BAE Systems, non aiuterà certo ad accrescere il soft power di questi atenei.
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