TRA SARDEGNA E JAZZ

La musica nel mare: rituale per i migranti

giovedì 06 settembre 2018 ore 22:32

Alle spalle il mare, liscio come l’olio, sullo sfondo l’isola di Sant’Antioco, e il tramonto. Rob Mazurek e Gabriele Mitelli sono in piedi sulla battigia. Siamo a Sa Salina, un chilometro di spiaggia quasi completamente libera a Is Solinas, frazione di Masainas, comune di 1200 abitanti della provincia del Sud Sardegna che vanta fra l’altro alcuni nuraghe, uno dei quali di rilievo.

Di solito alle sette di sera in questo periodo Sa Salina è praticamente deserta. Ma quest’anno la stagione si è prolungata con una presenza turistica eccezionale anche in settembre. Ai bagnanti si aggiunge poi il pubblico di “Ai confini tra Sardegna e Jazz”, che trovando l’adesione dell’amministrazione comunale di Masainas ha voluto collocare qui due degli appuntamenti dell’edizione di quest’anno, dedicata al tema dell’integrazione (qui la nostra presentazione), tema che, se non fosse bastata la sensibilità del festival, è stato sollecitato dagli sbarchi di migranti di cui le spiagge di quest’area della Sardegna sono spesso teatro. Qui a Sa Salina nella primavera dello scorso anno è approdato un barchino con a bordo una dozzina di algerini; in altre spiagge vicine, come Porto Pino, ci sono stati sbarchi anche questa estate.

Rob Mazurek è da tanto un beniamino del festival, e proprio a Porto Pino, con una cerimonia in riva al mare, sei anni fa si è sposato con la sua Britt. Americano, cinquantatreenne, influenzato da grandi trombettisti del free jazz come Don Cherry e Bill Dixon, Mazurek si è affermato negli anni novanta con i progetti di diverso organico proposti sotto l’intestazione Chicago Underground, ha poi fatto base per otto anni in Brasile, a Sao Paulo, e vive oggi a Marfa, in Texas. Bresciano, trentenne, Gabriele Mitelli è stato proclamato “nuovo talento italiano” dall’ultimo Top Jazz, la annuale consultazione fra i critici del mensile Musica Jazz. Oltre che in duo, Mazurek e Mitelli collaborano in un settetto italo-anglo-americano (che nella primavera scorsa si è potuto ascoltare fra l’altro al Bloom di Mezzago).

Mazurek alla tromba piccola e Mitelli alla cornetta e al flicorno cominciano con toni meditativi e con estremo tatto. Poi gli strumenti a fiato tacciono, e Mitelli percuote un campanellino, e ne vengono alcuni rintocchi, come di una minuscola campana funebre, che nel silenzio mettono i brividi. Alla cornetta Mitelli produce dei soffi gravi, profondi. Mazurek agita dei campanacci, e canta con voce roca. I due musicisti attivano anche qualche suono elettronico. Voltando le spalle al pubblico, Mazurek entra conj i piedi nell’acqua e continuando ad agitare i campanacci suona la tromba rivolto verso il mare come in un’invocazione. La tromba è estatica, c’è qualcosa di un rituale sciamanico. Anche Mitelli lo raggiunge.

Intanto il sole è sceso dietro Sant’Antioco. Mazurek e Mitelli tornano di fronte al pubblico. Su una base elettronica Mitelli produce dei borborigmi, Mazurek poche note, e continuano delicati, un po’ come le prime luci che cominciano ad accendersi lungo il litorale. È l’imbrunire. Dopo una quarantina di minuti dall’inizio, intonando una melodia malinconica si voltano, e, nel silenzio del pubblico, uno di fianco all’altro cominciano ad inoltrarsi lentamente nel mare, continuando a camminare e a suonare fino a quando l’acqua non gli arriva fino al collo.

Qui i momenti conclusivi della performance:

orizzonte mare

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