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Un governo a guida ruspa

Matteo Salvini su Facebook

Chi guida nel nuovo governo Lega-5 Stelle? Salvini non ha dubbi: guida lui.

Per la precisione, guida una ruspa.

Formalmente l’accordo tra Di Maio, Salvini e Berlusconi non è ancora stato chiuso. Ma il segretario leghista si è fatto un selfie davanti a una ruspa, lo ha postato sui social e ha scritto una didascalia: “stiamo lavorando per voi!

Salvini in queste ore è scatenato: linea dura sull’immigrazione, legittima difesa ossia libertà di sparare, giustizia, che nella sua visione significa costruzione di nuove carceri (su questo anche il Movimento 5 Stelle è d’accordo) e stop alla riforma del sistema penitenziario avviata nella scorsa legislatura che prevede un’estensione della possibilità di applicazione delle misure alternative al carcere.

Il lepenista Salvini vorrebbe trasformare l’Italia nel primo grande paese europeo che applica le ricette dell’estrema destra. Il suo modello è l’Ungheria di Orban. Questo potrebbe creare più di un problema ai nuovi alleati grillini, non tanto per scrupoli politici quanto in relazione al proprio elettorato. Il 4 marzo il Movimento 5 Stelle ha incassato milioni di voti in uscita dal Pd e dagli altri partiti di sinistra. L’aggressività di Salvini, che sposta in maniera decisa a destra il baricentro del nascente governo, non mancherà di farli riflettere sulla scelta compiuta.

In queste ore la moribonda sinistra italiana sembra essersi risvegliata dal torpore. “Il governo più a destra della storia repubblicana” ha affermato Roberto Speranza di Leu. Ma sarebbe un errore mortale illudersi che sia sufficiente fare opposizione dura a parole al nuovo governo. Se il Pd e quello che rimane alla propria sinistra non sapranno ritornare a proporre una politica coerente, se non sapranno rinnovare i gruppi dirigenti, se non sapranno proporre idee nuove, la ruspa di Salvini e Di Maio finirà nei loro confronti il lavoro iniziato il 4 marzo.

Matteo Salvini su Facebook
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    Luigi Ambrosio
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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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