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Espulsi i diplomatici

Caso Skripal, intervista a Sergio Romano

lunedì 26 marzo 2018 ore 19:17

L’avvelenamento dell’ex spia russa Sergej Skripal e di sua figlia Yulia, avvenuto nel Regno Unito lo scorso 4 marzo, sta continuando ad avere ripercussioni nei rapporti diplomatici tra i due Paesi coinvolti e non solo. Ad oggi 14 Stati Membri dell’UE hanno iniziato ad espellere in massa i diplomatici russi dalle loro sedi, a cominciare proprio dal Regno Unito, e il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha anticipato che nei prossimi giorni potrebbero esserci nuove espulsioni.

Raffaele Masto di Radio Popolare ha intervistato oggi lo storico e ambasciatore italiano Sergio Romano, che ha fornito una panoramica molto chiara di quanto sta accadendo in questi giorni:

La constatazione è stata fatta anche da altri ed è certamente importante. Ha finito per prevalere la pressione della Gran Bretagna. Forse avremmo dovuto riflettere sul fatto che la Gran Bretagna e la Russia hanno nella loro storia o nella storia dei loro rapporti una sorta di duello permanente fra servizi segreti, si guardano a vicenda, si combattono naturalmente a vicenda con i loro strumenti e periodicamente uno dei due prende un’occasione per espellerne una decina o una quindicina, quasi sempre ma più di 20, di agenti dell’altro Paese e naturalmente l’altro Paese reciproca.

Le origini, secondo Romano, andrebbero ricercate nei primi anni del ‘900:

È una vecchia storia che comincia addirittura nella Rivoluzione di Ottobre quando vi fu un vice console inglese che si era in qualche modo infiltrato con le sue amicizie e le sue conoscenze quasi al vertice del partito bolscevico. C’è questa vecchia storia di agenti inglesi che sono passati all’Unione Sovietica, ne conosciamo i nomi, e peraltro è accaduta la stessa cosa con agenti sovietici che sono passati all’Inghilterra.

La decisione del Regno Unito e dell’UE

Io credo che in questo caso la signora May avesse bisogno di rendere un po’ più muscolare la sua presenza ai vertici del Paese perchè le cose non stanno andando bene, la Brexit si è rivelata una scelta secondo molti inglesi sbagliata e la sua situazione in Parlamento non è delle migliori. Per tutte queste ragioni la signora May ci ha posto di fronte a un problema di lealtà, siccome gli Stati Uniti – paradossalmente il Paese che più era sembrato avvicinarsi alla Russia con le elezioni di Trump – devono stare molto attenti a non dare adito ad accuse di questo genere – Trump rischia l’impeachment e ne è perfettamente consapevole – si sono allineati sulla posizione britannica, è stata invocata la fratellanza dell’Alleanza Atlantica e per tutte queste ragioni nessuno ha osato davvero prendere una posizione diversa.

Da lì, ci spiega lo storico e giornalista, anche gli altri Paesi si sono dovuti adeguare:

Macron all’inizio aveva detto “attenzione, vorremmo avere anche le prove“, ma queste prove non ci sono, o probabilmente ci sono ma non possono essere fornite, perchè quando si forniscono delle prove bisogna anche inevitabilmente rivelare la fonte e naturalmente la Gran Bretagna credo che non possa e non voglia rivelare la fonte perchè questo esporrebbe i suoi agenti all’opinione pubblica. Insomma per tutte queste ragioni abbiamo adottato una linea di lealtà collettiva e credo che l’Italia lo abbia fatto malvolentieri.

Ma secondo lei c’è stata realmente un’interferenza russa nelle elezioni americane o in alcune situazioni politiche di Paesi europei?

Non lo escluso perchè a un certo punto tutti i servizi di servono dell’ultima arma disponibile e in questo momento l’ultima arma disponibile è l’infiltrazione nella rete. La Russia ha dato prova di essere molto brillante in questo campo, anche perchè ha un’eccellente formazione di matematici nelle scuole e non dimentichiamo che ha già in altri casi usato questa arma contro l’Ucraina, contro l’Estonia – ad un certo punto l’Estonia perse tutto il suo archivio anagrafico e in Ucraina quattro centrali elettriche furono spente automaticamente – quindi non è escluso che queste cose le abbiano fatte, come non è escluso che cose del genere siano state fatte da altri Servizi. Ripeto, i servizi segreti si servono sempre dell’ultima arma disponibile, quella più intelligente, quella più capace di raggiungere risultati abbastanza sorprendenti.

E sulla presunta interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali statunitensi, Romano suggerisce un’altra chiave di lettura:

Nel caso della campagna elettorale non so quanto fossero veramente interessanti all’elezione di Trump, ma credo che fossero davvero interessati a dare per così dire una lezione ad Hillary Clinton, nei confronti della quale riteneva di avere un conto da regolare e credo che abbiano forse cercato di regolarlo.

Il premier britannico Theresa May

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Aggiornato martedì 27 marzo 2018 ore 12:22
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