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40 milioni di americani senza copertura sanitaria

Negli Stati Uniti la nuova proposta di legge sulla sanità, voluta da Trump e dai repubblicani, ha sollevato aspre polemiche all’interno della società civile. Se dovesse diventare legge lo scenario previsto è deprimente: drastiche riduzioni del pacchetto di protezioni sanitarie introdotte dall’Obamacare e un considerevole aumento di persone senza assicurazione. E sarebbero le persone a basso reddito a pagarne le conseguenze.

Ne abbiamo parlato con il dottor Adam Gaffney, segretario dell’organizzazione “Medici per un servizio sanitario nazionale” negli Stati Uniti una delle maggiori realtà che si batte per estendere il servizio sanitario pubblico.

“La nuova proposta di legge approvata alla Camera dei Rappresentanti, se dovesse passare anche al Senato e dovesse essere firmata dal Presidente – cosa che ritengo improbabile a meno che la proposta non venga modificata significativamente – ma, se dovesse passare, avrebbe un effetto davvero nocivo sul sistema sanitario americano.

Il risultato sarebbe la perdita enorme di protezioni che l’Obamacare assicura per persone a basso reddito o per persone che rimangono senza assicurazione. In generale, la nuova proposta di legge ridurrebbe il numero di assicurati di circa 24 milioni nell’arco di dieci anni secondo le più recenti valutazioni”.

Quali sono i pilastri della nuova proposta di legge?

“Il primo pilastro è la riduzione dei contributi al Medicaid – Medicaid è un programma federale che assicura una copertura sanitaria a persone a basso reddito e attualmente copre più di 70 milioni di americani. Con la nuova normativa i contributi verrebbero drasticamente ridotti per più di 800 milioni di dollari all’anno per oltre dieci anni. Più di 40 milioni di persone perderebbero la copertura sanitaria durante l’applicazione del programma.

Il secondo pilastro consiste nella modifica delle sovvenzioni introdotte dall’Obamacare. Attraverso queste sovvenzioni è possibile comprare assicurazioni private a un costo molto ridotto. Nella nuova normativa le sovvenzioni non scompaiono, ma sarebbero meno adeguate: riuscirebbero a coprire una minima parte dei costi delle assicurazioni private e sarebbero anche molto più regressive.

Il terzo pilastro riguarda la riduzione fiscale. Centinaia di milioni di dollari finirebbero nelle tasche di americani con un reddito alto. Le tasse pagate da americani con più di 200 mila dollari di reddito annuale verrebbero ridotte di circa 300 milioni di dollari nell’arco di dieci anni.

Il quarto pilastro è stato appena introdotto. Si tratta di una misura che lascia agli Stati la libertà di applicare o meno alcune delle protezioni previste dall’Obamacare. Più precisamente, l’Obamacare stabiliva che le compagnie assicurative non potessero emettere parcelle differenti sulla base dello stato di salute o dei problemi medici specifici di ogni richiedente.

L’Obamacare stabiliva inoltre che le compagnie assicurative coprissero i cosiddetti dieci essenziali fondi sanitari, tra cui cure per la maternità, il servizio dei medici di base, cure ospedaliere e così via. Se le compagnie assicurative non avessero più questi obblighi, potrebbero far pagare premi assicurativi maggiori a seconda delle condizioni, ad esempio se una persona ha alcuni problemi di salute, come per esempio cancro o diabete”.

Lei fa parte dell’organizzazione “Medici per un servizio sanitario nazionale” che si batte da anni per l’introduzione di un sistema sanitario pubblico nazionale. In cosa consiste e quali sarebbero i suoi benefici?

“Sì, esatto. Io, insieme a molte altre persone, mi batto per un sistema sanitario per tutti. Secondo uno degli ultimi sondaggi circa il 58 per cento degli americani è favorevole a questo sistema sanitario, che garantirebbe a ognuno negli Stati Uniti una copertura sanitaria.

Perché, non dimentichiamo che anche oggi, con l’Obamacare, 28 milioni di persone sono senza copertura. Il sistema sanitario nazionale eliminerebbe il pacchetto di costi extra che al momento è ancora in atto. Persone che vanno in ospedale o anche dal medico e hanno una copertura sanitaria devono comunque pagare a caro prezzo costi aggiuntivi, come costi di servizio, ticket e franchigie. Tutto questo sparirebbero con il servizio sanitario nazionale.

Potremmo garantire a tutti una copertura sanitaria, ci sarebbero enormi vantaggi economici e in questo processo potremmo salvare molte vite umane”.

  • Autore articolo
    Adele Alberti
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    Il disco di debutto dei The Sophs è previsto per il prossimo 13 marzo ma la giovane formazione di Los Angeles sta già catturando l’attenzione di molti. Poco prima di partire per un tour che lì vedrà suonare in molti dei più grandi festival del 2026, due dei sei componenti della band sono passati ai microfoni di Volume per presentare l’album in uscita e suonare alcuni brani. Dalla nascita del progetto fino all’esperienza con la storica etichetta Rough Trade - “un sogno che si avvera”, spiega la band - abbiamo chiesto ai The Sophs anche il loro punto di vista, da statunitensi, sulla difficile situazione che il loro paese sta attraversando in questi giorni. “Ci vergogniamo del nostro governo, le persone in carica oggi non rappresentano in alcun modo i cittadini americani - spiega Ethan Ramon, prima di ricordare l’importanza del voto per supportare la propria comunità - “siamo tutti figli di immigrati, la cultura della diversità è la vera spina dorsale del nostro paese”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il MiniLive dei The Sophs.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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