Il baobab è il vero simbolo del Senegal. Nella grande Dakar è occultato dai palazzi e dal traffico ma appena si riesce a lasciarsi alle spalle la città, questo albero diventa l’assoluto protagonista del paesaggio. È un simbolo non solo perché è onnipresente, ma perché rappresenta la sobrietà africana, la capacità di utilizzare tutto, la capacità di avere una relazione amichevole con la natura.
Il frutto del baobab è una sorta di zucchetta oblunga che viene succhiata dai bambini come una caramella, ha un sapore zuccheroso acidulo, ma con quel frutto si produce anche una bevanda color latte con un forte potere dissetante, dal frutto e dai suoi semi si ottiene una farina per condire il cous cous, le foglie invece vengono consumate come verdura e vi si ricava anche un condimento usato in molti piatti senegalesi.
Viaggiando verso l’entroterra ci si rende conto che senza il baobab questi paesaggi perderebbero qualcosa. Questo albero con un tronco abnorme e grossi rami rivolti verso il cielo sembra un gigante piantato a terra che grida al cielo.
Nei villaggi la gente non si siede intorno ad esso per godersi l’ombra, viene quasi ignorato rispetto ad altri alberi con più foglie. Il baobab e i senegalesi però sanno bene di essere complementari. Innanzitutto, in questo arido Sahel, il baobab ha una capacità miracolosa, il suo particolare legno spugnoso trattiene l’acqua, una quantità incredibile. Pare che un albero di media grandezza possa contenerne anche centomila litri.
E poi ancora il baobab è una sorta di custode della vita, ha infatti una longevità sorprendente e può arrivare anche a duemila anni. Ciò significa che questi alberi vedono passare diverse generazioni, vedono la storia, vedono gli antenati. È lui stesso un antenato…
Al tramonto non è difficile viaggiare per il Sahel africano e osservare un maestoso baobab sul cui sfondo in lontananza sfreccia un aereo di linea. Molti senegalesi levano gli occhi al cielo, vorrebbero essere su quell’aereo che porta in Europa, ma allo stesso tempo il baobab sembra ricordare loro che questa è la terra dei loro antenati.
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Bob Weir dei Greatful Dead scomparso nel weekend e il nuovo disco della settimana dei Sault raccontati da Niccolò Vecchia. Il collegamento telefonico con Alice Cucchetti per commentare i vincitori dei Golden Globe. Billie Eilish e gli artisti che a seguito dell'uccisione di Renee Good stanno denunciando la condotta dell'ICE e dell'amministrazione Trump.
Studio Azzurro crea una nuova sezione del Museo delle Civiltà di Roma
"Laboratorio Neanderthal" è una nuova sezione del Museo delle Civiltà di Roma. Si tratta di un progetto multimediale inaugurato di recente dopo una lunga fase di studio e coprogettazione a cui ha lavorato Studio Azzurro. Al centro ci sono gli straordinari reperti provenienti da Grotta Guattari, sito preistorico d'importanza internazionale situato a San Felice Circeo (LT).
Tiziana Ricci ne ha parlato con Leonardo Sangiorgi, uno dei fondatori di Studio Azzurro.
Considera l'armadillo di lunedì 12 gennaio 2026 con Sonny Richichi di @IHP Italian Horse Protection Onlus facciamo il punto su cavalli ed equidi tra animali morti in evocazioni inutili, corse clandestine, carrozzelle in città,macellazione, sangue di cavalle incinte e finanziamenti all'ippica, ma anche di @ISPRA e della sua presidenza politica.
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Le rivolte sono partite stavolta dai lavoratori dei bazar e dall’inflazione, ma in due settimane le istanze sono diventate un movimento generalizzato che riguarda tutte le province e coinvolge anche le minoranze etniche, come ci spiega Paola Rivetti, docente alla Dublin City University (Irlanda), esperta di Iran: “Viviamo in un momento dove informazione e disinformazione sono spesso difficili da separare, ma queste proteste rappresentano sicuramente una minaccia esistenziale per il regime. E la risposta del regime non sembra efficace. Dopo quindici anni di proteste e di risposte sempre più repressive e violente, la piazza vuole la fine del regime”. I dubbi di un intervento militare USA o israeliano non semplificano lo scenario, anzi, come le voci che dalla diaspora vorrebbero già eleggere un nuovo capo sulla testa (come il figlio dell’ex monarca) delle tante differenze da ricomporre nel Paese.
Di Paola Rivetti è in uscita per Laterza: "Storia dell'Iran, Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025)".
Ascolta l'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.
Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.
Presto Presto - Interviste e Analisi di lunedì 12/01/2026
Lorenzo Marcandalli ci aggiorna sulla liberazione in Venezuela di Andrea Trentini e Mauro Burlò, e proviamo a contare quanti altri prigionieri politici italo-venezuelano restano nelle carceri di Caracas. Anna Bredice ci racconta il lancio ufficiale della campagna del Comitato della società civile per il No al referendum, con Giovanni Bachelet presidente del Comitato per il NO e tante personalità dell'associazionismo. Le rivolte in Iran: quello che sappiamo e gli sviluppi possibili raccontati da Paola Rivetti, Ricercatrice, docente di Relazioni internazionali presso la Dublin City University (Irlanda), il suo ultimo libro "Storia dell'Iran (1979-2025)" per Laterza, esce il 16 gennaio.
Presto Presto – Interviste e analisi - 12-01-2026
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