2 giugno. Repubblica & lavoro

«L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro». Se non c’è lavoro non c’è Repubblica. L’Istat certifica se c’è occupazione, ne dà composizione e numeri, ma le cifre non dicono la qualità. Meloni e governo sbandierano dati statistici, rivelando di aver scarse la cultura del lavoro e la consapevolezza di che cos’è la Repubblica e dei suoi fondamenti: la lotta di Liberazione! Festeggiare il 2 giugno è interrogarsi se oggi siamo coerenti con l’articolo 1 della Costituzione. A leggere le cronache recenti c’è poco da star allegri. La Milano che sopravvive al mito di sé stessa Capitale del Lavoro s’è fatta pescare un’altra volta con le dita nella marmellata dello sfruttamento e dell’umiliazione delle persone; si parla di 2 euro l’ora per immigrati fatti venire apposta dall’Oriente per costruire il Consolato Usa; se non gli andava bene, rispediti a casa: remigrazione! Nessuno s’era accorto di nulla. Dopo borse e vestiti confezionati da altri immigrati schiavi nei paesi dell’hinterland per pochi euro e venduti per miglia in centro ci han dovuto pensare ancora dei Pm, quelli non separati con il trionfo dei No. Al governo della città si dice esserci il centro-sinistra in cerca d’un candidato che lo rilanci: auguri dal 2 giugno! Intanto l’Elettrolux licenzia (aiuti di Stato li ha già avuti), di ex Ilva non si parla più (anche lì c’è un fondo americano) e nemmeno fanno notizia le oltre 100 vertenze sul tavolo d’un Ministero pomposamente detto delle Imprese e del Made in Italy. Sarebbe l’occasione per quelli del Campo largo di celebrare la Repubblica enunciando che cosa farebbero loro concretamente per il lavoro e un piano industriale se fossero al governo. Aspettiamo con fiducia: mai rassegnarsi, neanche ai minuetti stucchevoli Schlein/Conte. Ci sarebbe qualcuno cui ispirarsi. Il Papa ha pubblicato la sua prima enciclica. Sta ricevendo un’attenzione inferiore al dovuto. Il mainstream trumpiano è più influente di quanto si creda, anche a sinistra. È l’inconscio collettivo? Foss’anche, non consola: anzi! Eppure il testo di Leone XIV ha per titolo Magnifica humanitas, umanità che resta tale se ha per fondamento il lavoro di donne e uomini; lo si capisce bene dal sottotitolo: la “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Si torna lì, come per la Repubblica; 80 anni e non sentirli, se c’è lavoro e dignità. Altrimenti è “la notte della Repubblica”. E al buio, raccontano fiabe, leggende, miti, vengono Regine e Re della Notte, non la Repubblica, né la democrazia. E nelle tenebre “puf”: la Costituzione sparisce.
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