L’Europa chiede moderazione a Washington nella gestione della situazione in Venezuela, ma nessuna parola sull’aggressione militare e il prelevamento di Maduro per processarlo negli Stati Uniti.
Ed è probabilmente questa la dimostrazione maggiore non solo della debolezza europea nel rapporto con Trump ma anche dell’incapacità di sostenere senza doppi standard il rispetto dei principi del diritto internazionale, della sovranità e integrità territoriale rivendicati con forza dopo l’aggressione russa all’Ucraina nel 2022.
Già con il genocidio israeliano a Gaza i valori europei erano stati messi in crisi da una leadership non in grado di condannare le violazioni dei propri alleati. Ma dopo il blitz statunitense a Caracas nessuna carica di alto livello – da von der Leyen a Metsola, da Kallas a Costa – è rimasta salda su ciò che concede e non concede il diritto internazionale.
Lo stesso si può dire dei leader dei maggiori Paesi Ue. La premier Meloni sposa appieno l’azione di Washington, definendola “legittima” e “di natura difensiva” contro un narco-Stato. Il tedesco Merz prende tempo per valutarne l’inquadramento giuridico. Il francese Macron parla di liberazione del popolo dalla dittatura e chiede una transizione guidata dall’opposizione.
Ma ignorare che il proprio alleato – se ancora gli Stati Uniti di Trump possono essere definiti così da Bruxelles – abbia scelto una politica di egemonia e forza militare a scapito dell’ordine basato sulle regole non rende i leader europei meno esposti alle legittime critiche di doppi standard tra Russia e Stati Uniti, Ucraina e Venezuela.
di Federico Baccini


