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Unioni civili: ha prevalso l’ipocrisia

Il disegno di Legge Cirinnà è moribondo. Si salverà solo se verrà amputata la stepchild adoption. Alla fine l’esito sarà questo. A meno che qualcuno non ne approfitti per staccare la spina e determinare la morte (e sepoltura, con il ritorno in Commissione)  dell’intero provvedimento. Difficile però che si arrivi a tanto. In fondo, a parole, la maggioranza dei senatori è favorevole alle unioni civili. Non sono quelle il problema. Il problema sono le adozioni delle coppie gay. Da tempo, l’obiettivo è affossarle.

L’articolo 5 deve essere stralciato. Lo schieramento è trasversale. E si muove per motivi diversi. I cattolici credono nella famiglia tradizionale. Già accettare le unioni civili è un passo che pochi si sentono di fare. Se passasse la stepchild adoption, avremmo famiglie omogenitoriali per legge. E quindi perché poi non potremmo avere in Italia il matrimonio gay?  Una frontiera che non deve essere superata, come hanno ricordato con toni più o meno morbidi le gerarchie cattoliche.

Il M5S si è mosso come un qualsiasi altro partito. Ha guardato più all’obiettivo politico che al merito della questione: voleva mettere in difficoltà il Pd di Matteo Renzi e lo ha fatto. C’è poi un altro motivo per cui ha agito in questo modo: i sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani è contraria all’adozione. Il movimento di Grillo e Casaleggio ha previlegiato più la ricerca del consenso degli elettori che la difesa dei diritti delle famiglie arcobaleno.

Anche Matteo Renzi ha fatto dei gravi errori. Ha difeso la legge, ma non la stepchild adoption. Su questo punto ha lasciato libertà di coscienza ai suoi senatori. Forse non avrebbe potuto fare altrimenti, visto la natura del provvedimento da votare. Ma così facendo ha messo il ddl Cirinnà in mano ai cattodem e al M5S. Un’ingenuità o un calcolo? In fondo, se l’esito sarà quello (sì alle unioni civili e no alle adozioni, come dicono i sondaggi e i vescovi), lui uscirebbe da questo passaggio parlamentare senza troppi danni e senza sporcarsi troppo le mani.

In Senato abbiamo visto una prova di ipocrisia da parte di molti. Ha prevalso il calcolo politico. Il merito sembra essere sparito. La questione della stepchild adoption avrebbe meritato più sensibilità da parte dei nostri senatori. Il Credo e i Sondaggi non possono essere gli unici strumenti di giudizio per decidere quali devono essere le nostre regole collettive.

Soprattutto quando di mezzo ci sono migliaia di persone. E di bambini. Perché qui il tema non è tanto la difesa del diritto degli omosessuali ad avere una famiglia, quanto la necessità di tutelare le migliaia di famiglie arcobaleno che già esistono in Italia. Un numero che è destinato inevitabilmente a crescere, così come è cresciuto quasi clandestinamente in questi anni.

La mancanza di una norma non toglierà alle coppie omosessuali il desiderio di formare un famiglia; toglierà ai minori il diritto ad averla di fronte alla legge. Rimarranno non tutelati. Chi ha seguito Credo e Sondaggi non si è posto il problema. Eppure, nei prossimi anni, i figli delle famiglie arcobaleno saranno sempre di più.

Per costruire il futuro bisogna essere lungimiranti e generosi. E non bisogna guardare al presente, al consenso del momento. A volte, diritti e sondaggi non vanno d’accordo. Pochi in Senato lo hanno capito. Pochi hanno dimostrato di avere coraggio.

  • Autore articolo
    Michele Migone
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