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Ucraina, tre anni di guerra e la speranza per una pace giusta

Pace in Ucraina

Dopo tre anni di guerra, chiunque abbia un po’ di umanità non può non sperare che un cessate il fuoco sia davvero vicino. Dal giorno dell’invasione russa oltre un milione di persone sono state uccise o ferite.
Eppure siamo sulle spine. Serve una pace giusta, la Storia dell’Europa insegna che, se non lo sarà, arriveranno altre guerre.
La clamorosa virata degli Stati Uniti di Trump in favore di Putin non fa ben sperare. La fine della guerra potrebbe tradursi nella concessione alla Russia dei territori invasi, e la vittoria di un autocrate che governa il suo paese circondato da oligarchi – un modello che Trump chiaramente persegue anche per gli Stati Uniti.

Come potremmo stare noi europei, noi europei di sinistra, in questo nuovo ordine mondiale? Leggete Bernie Sanders, lui ha sempre le parole giuste. E del resto se esiste un diritto internazionale, e se lo vogliamo invocare quando all’Aja si discute di genocidio a Gaza, non è tollerabile che un’invasione vada a buon fine e che un paese sovrano debba cedere parte della sua terra pur di avere pace. Putin, certamente provocato dalla Nato che è avanzata in Europa fin dove non avrebbe dovuto, ha dimostrato di cosa è capace. Non sappiamo se sono verosimili gli allarmi sui suoi piani per il futuro – altre invasioni, altre guerre. C’è da augurarsi che l’Europa abbia uno scatto d’orgoglio ed esca dall’angolo. Le armi per Kiev non sono bastate e non servono più. Serve la politica, nella speranza che non siamo gia fuori tempo massimo.

  • Autore articolo
    Lorenza Ghidini
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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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