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Ucraina, la terra dell’impunità

Nell’est dell’Ucraina regna la cultura dell’impunità, grazie alla quale i responsabili di esecuzioni sommarie, sequestri e omicidi extragiudiziali non rispondono quasi mai delle loro azioni. Lo dice un rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, che ha preso in esame decine di casi dall’inizio della guerra, nel 2014.

La maggior parte degli omicidi extragiudiziali riguardano civili e spesso sono stati perpetrati lontano dalla linea del fronte e in ogni caso non in zone dei combattimenti. Tra i casi citati dall’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sull’Ucraina ci sono anche quelli di alcuni bambini, uccisi insieme ai membri delle loro famiglie.

Il file più corposo riguarda quanto successo nei territori controllati dai ribelli filo-russi di Donetsk e Lugansk, ma si sono verificati diversi casi anche nelle regioni dell’est sotto il controllo dell’esercito di Kiev.

Come è sempre stato evidente, fin dall’inizio del conflitto nel Donbass, ad alimentare questo clima d’impunità ha contribuito la presenza di diversi gruppi armati, in molti casi milizie volontarie, senza un comando unificato e una struttura di controllo. Se questo era praticamente scontato tra le milizie filo-russe, lo era meno sull’altro fronte, ma in questi due anni è stato evidente più volte come i vertici militari di Kiev non abbiano mai avuto la situazione sotto controllo. Il rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani chiede che in alcuni casi intervenga la giustizia internazionale. Alcuni casi, dicono le Nazioni Unite, possono tranquillamente essere classificati come crimini di guerra.

Questo documento non aggiunge nulla di nuovo, ma almeno sottolinea con ufficialità quanto sia critica la situazione in Ucraina. La guerra nell’est, in buona parte dimenticata dall’Europa alle prese con altri problemi, non è mai terminata. E allo stato attuale non si vede come e quando possa finire. Nelle ultime settimane gli scontri sono tornati ai livelli della scorsa estate, soprattutto nelle zone di Donetsk e di Mariupol, la città del sud che collega le regioni indipendentiste e la Crimea.

Alla base c’è sempre il solito nodo politico, l’interpretazione dell’accordo di Minsk II, del febbraio 2015. I filo-russi, seguendo quanto concordato lo scorso anno, si dicono pronti a restituire il controllo della frontiera con la Russia alle autorità di Kiev ma solo dopo una vera e propria decentralizzazione. Il governo ucraino, come prima cosa, vorrebbe invece poter esercitare nuovamente la sua autorità su tutto il paese, comprese le regioni di Donetsk e Lugansk. Questo braccio di ferro non fa altro che alimentare ulteriormente la guerra nel Donbass.

Da alcuni mesi il presidente ucraino Poroshenko ha assunto un maggior controllo del parlamento e del governo. Sulla carta questo dovrebbe facilitare le riforme, compresa una nuova legge sulla decentralizzazione, e indebolire il partito della guerra. Un partito trasversale che ha sostenitori nei centri del potere politico e di quello militare.

Al momento, però, questo conflitto congelato continua a fare vittime, civili e militari. In oltre due anni i morti sono quasi 9500.

  • Autore articolo
    Emanuele Valenti
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    Il prossimo 18 gennaio la Filarmonica del Teatro alla Scala terrà una Prova Aperta straordinaria il cui ricavato andrà alla Fondazione "Giulia Cecchettin" per i progetti di educazione all’affettività realizzati dalla Fondazione, in risposta all’emergenza della violenza di genere. Sul podio ci sarà il maestro Riccardo Chailly, al pianoforte Alexandre Kantorow, con un programma che comprenderà opere di Sergei Prokof'ev e di Petr Il'ic Čajkovskij. Le Prove Aperte della Filarmonica della Scala sono ormai una vera stagione musicale che ogni anno permette al pubblico di assistere alla messa a punto di grandi concerti a prezzi contenuti, contribuendo allo stesso tempo a importanti progetti nel campo del sociale. In 14 edizioni ne sono state realizzate 74, con la partecipazione di quasi 138.000 spettatori che hanno permesso di raccogliere oltre 1 milione e 700 mila euro. Dal 2010 l’iniziativa ha sostenuto 58 associazioni. Quattro appuntamenti in abbonamento, dal 22 febbraio al 25 ottobre 2026, che anticipano i rispettivi concerti della stagione dell’orchestra Filarmonica della Scala e raccolgono fondi per altrettanti progetti di associazioni non profit milanesi. Il ciclo di quest’anno è dedicato a enti del Terzo Settore che a Milano realizzano progetti finalizzati al contrasto alla povertà educativa, oltre alla già citata Prova Aperta inaugurale dedicata appunto alla Fondazione "Giulia Cecchettin". Ira Rubini ha intervistato Daria Fallido sulle attività della Fondazione Giulia Cecchettin.

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    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

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