Trump non è l’inviato del Signore. Neanche Meloni col referendum

Un gruppo di pastori evangelici ha pregato con Trump nello Studio Ovale per il successo degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Mettere l’elmetto a Dio fa regredire l’America e il mondo, riporta ad assetti sociali arcaici in cui chi ha potere si sente libero di aggredire, invadere, sottomettere, uccidere e cerca di accollare a esseri mitici sostegno alle proprie pretese di dominio e responsabilità delle relative fortune. Gli dei dell’Olimpo possono anche esser funzionali a guerre e violenze. Il Dio cristiano non lo è, non può esserlo. Quando in suo nome re, popoli, culture si son spesi in guerre sante la storia li ha condannati sancendo la totale estraneità del loro agire al vangelo. Con buona pace di Trump e sodali, dei clericali d’ogni fede, le Beatitudini predicate da Gesù son fatte di operatori di pace, poveri, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, perseguitati; il Figlio dell’Uomo è stato crocifisso per loro. Il tycoon invece si crede incaricato d’una missione di tipo religioso. L’ha detto quando scampò a un attentato e lo ripete, ma c’è da ritenere che Dio oggi abbia altri assilli e forse uno di questi è forse proprio dover subire le strumentalizzazioni di chi vuole “render grande l’America” a costi disumanizzanti. Il Cardinale di Chicago ha definitivo “disgustoso” il video della Casa Binca in cui vengono mischiati morti veri in Iran e videogiochi. La confusione tra politica e religione è pericolosa al pari di diktat economici (dazi), choc geopolitici (sdoganamento di Putin, Europa delegittimata), affari (resort su macerie e oltre 70mila morti di Gaza), anti cultura (lotta a università, giudici, migranti). È inquietante poi che stretto alleato di Trump in conflitti, diritti violati, assassinii sia Netanyahu, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, che mette le vicende giudiziarie sue al riparo del peccato originale dell’Occidente (i conti con la Shoah) e fa scattare l’accusa di antisemitismo a chi critica le scelte omicide d’un governo andato ben oltre la legittima difesa da attacchi terroristici inqualificabili, con la pretesa d’impunità nella guerra ai palestinesi di Cisgiordania in nome d’una Grande Israele garantita, dicono i fondamentalisti, dall’antica promessa di Dio ad Abramo e oggi, manco a dirlo, confermata da Trump. L’Europa ha tradizione laica, spirituale, di pensiero da resistere alla confusione tra politica e religione. Pure l’Italia deve far appello ai pilastri del pluralismo messi dai Costituenti di fronte ai rigurgiti d’un clericalismo d’antan (Mantovano, vice Meloni, che se n’è uscito con il non dimostrato e velenoso «I cattolici voteranno sì al referendum»). Viste le tremende ricadute che i guerrieri Trump e Netanyahu stan provocando sui bilanci di famiglie e imprese Meloni tenta il gioco di prestigio di dichiarare «non siamo in guerra» sperando che gli italiani siano così sciocchi da credere che si distanzi un po’ da Donald. Impossibile. «Dio, patria, famiglia» per tycoon e Giorgia resta una bandiera. Anche se poi le scelte politiche son altre. Ad esempio: nel contrasto alla violenza sulle donne prevale la Bongiorno (mentre “senza consenso è stupro”: le femministe non mollano) e il congedo paritario, che favorirebbe le mamme e la famiglia, è bocciato dalla destra. E Dio? Anche Dio è infelice scriveva p. Davide Turoldo.
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