Trump: no truppe Usa in Groenlandia, ma voglio l’Isola. Minaccia l’Europa con i dazi e sulla sicurezza

Donald Trump non invierà truppe per occupare la Groenlandia. Nelle cancellerie europee i sospiri di sollievo, se ci sono stati, sono stati pochi. Perché se è vero che si evita così uno scontro militare tra Paesi dell’Alleanza Atlantica, come qualcuno aveva timore che accadesse, come Trump aveva voluto alludere per fare pressione, la sostanza non cambia: il presidente ha chiesto l’avvio di negoziati per la sua cessione; vuole che l’Isola diventi un territorio degli Stati Uniti.
Per ottenerla, ha ribadito il suo metodo di trattativa: il ricatto. Nel suo lungo intervento, ne ha fatto uno esplicito e l’altro, invece, più sottile. Il primo ricatto riguarda le tariffe: datemi la Groenlandia o vi seppellirò di dazi. Li ha annunciati, li confermerà se la risposta europea sarà negativa alla sua richiesta. Il secondo ricatto riguarda la sicurezza dell’UE. Lo si deve andare a cercare nella parte del discorso dedicato alla Nato. Trump ha detto che gli Stati Uniti sono stati trattati molto male dall’Alleanza Atlantica, è tornato sulle spese sostenute da Washington nel corso dei decenni e poi ha aggiunto una frase sibillina: “Noi siamo con la Nato al 100%, ma non sono sicuro che loro ci saranno per noi”. Il riferimento è all’Articolo 5, che prevede l’intervento di tutti i Paesi in aiuto di un membro sotto attacco. Detta da Trump – la cui psicologia e il modo di intendere i rapporti di forza sono conosciuti – dopo aver affermato che senza gli Stati Uniti il sistema di sicurezza europeo collasserebbe è sembrata un implicita minaccia da parte sua a non intervenire nella difesa dell’Europa. Il ricatto di Trump è sull’Ucraina e sulle mire di Putin. Non è un caso che subito dopo abbia aggiunto: “Gli europei possono dire si o no sulla Groenlandia, se diranno no, ce ne ricorderemo”. Il discorso di Trump è stata un’aggressiva dimostrazione di come lui intenda il rapporto tra gli Usa e gli (ex, possiamo dire) alleati europei.
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