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Sudafrica, le proteste annullano il caro tasse universitarie

L’annuncio ufficiale arriva poco dopo le 14: gli studenti universitari sudafricani sono riusciti ad ottenere l’annullamento del caro tasse universitarie, già in agenda tra i provvedimenti del governo. Quattro giorni di proteste e scontri hanno portato i manifestanti ad un importante successo, che potrebbe essere solo il primo passo di un movimento civile, che  vuole completare la “decolonizzazione” del Sudafrica. Chi protesta vuole riscrivere la storia del Paese, cancellare i tratti ancora rimasti dall’epoca coloniale, una scuola più equa e democratica, un maggiore imprgno nella lotta alla povertà. “Il prossimo anno le tasse universitarie aumenteranno dello 0 per cento”, afferma il presidente Jacob Zuma.

 

Il Paese da tempo è attraversato da forti tensioni. La professoressa Itala Vivan, docente di Cultura postcoloniale all’Università degli studi di Milano osserva con attenzione i sommovimenti della società sudafricana. Il malcontento verso l’African National Congress, il partito in carica dalla fine dall’apartheid ma nessuno ha la forza di contestarlo. C’è un’idea che pare dominare le classi più povere del Paese: la transizione post coloniale ancora non si è conclusa. Si è cominciato con il chiedere la rimozione delle statue dei colonialisti, risultato ottenuto nel caso di quella di Cecil Rhodes. L’atmosfera che si respira a Cape Town lascia pensare ad un possibile Sessantotto africano. Il tema in sospeso, però, è il dopo Zuma. Anche nel caso in cui il movimento non proceda con l’impichment (possibile, visti gli scandali che hanno tormentato l’epoca del presidente), l’erede designato alla dirigenza dell’Anc pare irricevibile per il movimento. Si tratta di Cyril Ramaphosa, vicepresidente dell’Anc, indagato e poi assolto per la strage di 34 minatori di Marikana, ucciso dalle forze speciali del Paese.

L’intervista completa ad Itala Vivan

Itala Vivan

  • Autore articolo
    Lorenzo Bagnoli
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    Una vera occasione alla GAM di Milano: vedere i capolavori di Pellizza da Volpedo

    A più di un secolo dalla mostra monografica dedicata all'artista piemontese nel 1920 alla Galleria Pesaro, l'esposizione alla GAM di Milano ripercorre la vicenda artistica e biografica di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907). La Galleria d'Arte Moderna conserva opere significative dell'artista e il suo grande capolavoro: Il Quarto Stato, che per l'occasione viene arricchito nell'allestimento dai disegni preparatori e dall'accostamento all'opera di Joseph Beuys "La Rivoluzione siamo noi", ispirata, appunto, al dipinto di Pellizza. La mostra è curata da Aurora Scotti, storica dell'arte, e Paola Zatti, conservatrice alla GAM. Quaranta opere tra dipinti e disegni con importanti prestiti dai Musei Pellizza da Volpedo. L'esposizione documenta l'intero percorso dell'artista, dalla formazione vicina al realismo all'interpretazione dell'esperienza divisionista, una riflessione condivisa con altri grandi interpreti, da Previati a Grubicy, da Segantini a Morbelli. Abbiamo incontrato Paola Zatti, una delle curatrici della mostra, che si potrà visitare fino al 25 gennaio. Testo e intervista di Tiziana Ricci.

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