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Sorveglianza di massa: come l’ICE traccia in tempo reale la posizione di migliaia di smartphone

agenti Ice

Non solo retate e arresti indiscriminati: l’attività del famigerato ICE, la milizia trumpiana che sta seminando il terrore negli USA, comprende anche l’uso di strumenti di sorveglianza tecnologici che vanno oltre ogni immaginazione.È cosa nota che l’Immigration and Customs Enforcement, per selezionare i bersagli delle sue azioni, faccia largo uso delle informazioni memorizzati nei sistemi informatici statali e federali. Da qualche giorno, addirittura, ha accesso diretto ai dati conservati nel programma MedicAid, il sistema pubblico di assicurazione sanitaria che negli Stati Uniti copre i costi medici di persone e famiglie a basso reddito. In questo modo, i membri dell’ICE possono accedere ai dati personali e l’indirizzo di residenza di 79 milioni di persone.Gli strumenti di sorveglianza a disposizione di ICE, però, vanno ben oltre. A denunciarlo è 404 Media, che ha potuto visionare la documentazione relativa agli strumenti di tracciamento e rilevazione utilizzati dall’agenzia. Tra questi, spiccano i prodotti forniti da PenLink, un’azienda specializzata nello sviluppo di software di sorveglianza che da qualche anno ha la licenza di vendita negli Stati Uniti dei prodotti sviluppati dall’israeliana Cobwebs Technologies.Lo strumento messo a disposizione di ICE, che ha siglato un contratto da 2,7 milioni di dollari con PenLink, si chiama WebLoc. Si tratta di un sistema che è in grado di tracciare in tempo reale la posizione di qualsiasi smartphone, permettendo agli agenti dell’ICE di analizzare anche i suoi spostamenti nel tempo.Tutto questo senza che sia necessario alcun mandato o autorizzazione da parte degli organi giudiziari. La tecnica utilizzata, infatti, permette di aggirare la sentenza della Corte Suprema che ha considerato illegale la richiesta di tracciamento di telefoni cellulari senza un provvedimento del giudice.Le informazioni sulla posizione e gli spostamenti dei dispositivi, in questo caso, non vengono richieste agli operatori telefonici, ma sono estratte da due fonti alternative.La prima sono i dati forniti dalle applicazioni per smartphone che integrano sistemi di tracciamento. Si tratta di una pratica piuttosto comune da parte degli sviluppatori di app, che normalmente vendono questi dati alle agenzie di marketing e, più recentemente, hanno cominciato a fornirle a numerose agenzie federali come l’FBI e l’ICE.A sollevare le maggiori preoccupazioni, però, è la seconda fonte dei dati utilizzati per il tracciamento degli smartphone. WebLoc, infatti, userebbe anche i dati che vengono utilizzati dalle società che si occupano di pubblicità online.Le piattaforme di questo tipo, come ormai sappiamo bene, usano un sistema di profilazione che pensato per inviare messaggi pubblicitari “mirati” sulla base degli interessi e le inclinazioni di chi visita un sito web. In pratica, il sistema identifica in maniera univoca qualsiasi dispositivo in grado di navigare sul web e ne traccia un “identikit”, registrandone le abitudini per utilizzarle a scopo pubblicitario. Tra le informazioni registrate, però, ci sono anche i dati GPS che rivelano la posizione del dispositivo stesso.Stando ai materiali visionati dai giornalisti di 404 media, WebLoc permetterebbe di delimitare un’area geografica, per esempio un singolo quartiere, individuare tutti i dispositivi presenti nella zona e visualizzare uno storico degli spostamenti per scoprire velocemente dove i proprietari dello smartphone vivono e lavorano.Insomma: un vero sistema di sorveglianza di massa che sfugge al controllo della magistratura e che rappresenta un nuovo capitolo della distopia trumpiana.

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