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Richard Gere e la “caccia di visibilità” con il processo Open Arms

Giorgia Meloni Presidenzialismo

Giorgia chiama e Hollywood risponde. La notizia è nota e ha fatto il giro del web: Richard Gere ammesso a testimoniare in difesa di Open Arms al processo contro Matteo Salvini e Meloni twitta così: “Ma quanto può essere credibile una Nazione nella quale si consente a un attore in cerca di visibilità di testimoniare contro un ex Ministro della Repubblica deridendo le nostre Istituzioni? Siamo veramente oltre il limite della decenza.” Qualche ora prima della leader di Fratelli d’Italia cinguetta l’imputato Matteo Salvini direttamente dall’aula giudiziaria: “ Chi ripagherà gli italiani dei soldi spesi per questo processo politico? E verrà anche Richard Gere da Hollywood a testimoniare sulla mia cattiveria”. Questa è la querelle partita ieri pomeriggio contro l’attore che nel 2019 era salito a bordo della nave spagnola per portare viveri e generi di prima necessità per i migranti in attesa di sbarcare in un porto sicuro. Non è quindi casuale la risposta dell’attrice Angelina Jolie, ospite alla Festa di Roma con il film “Eternal” della regista Premio Oscar Chloé Zhao, che definisce, in riferimento al suo personaggio nel film della Marvel: “Super eroine sono tutte le donne che dedicano la propria vita ad accogliere i migranti, persone fuggite non per combattere ma per evitare la guerra e dare sicurezza alla famiglia”. Le star di Hollywood, più di quelle italiane, sono più attive nelle proteste anti-governative, si pensi agli schieramenti contro Trump da guidati da Maryl Streep e George Clooney, i discorsi agli Oscar dei Black Lives Matter o l’arresto settimanale di Jane Fonda in cappottino rosso alle manifestazioni per l’ambiente. Quindi ben venga Richard Gere in Italia a testimoniare per Open Arms, che per ora esce vincitrice del premio del pubblico alla Festa di Roma nel film “Mediterraneo” dedicato al suo fondatore Oscar Camps.

Foto | Ansa

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    Barbara Sorrentini
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    A più di un secolo dalla mostra monografica dedicata all'artista piemontese nel 1920 alla Galleria Pesaro, l'esposizione alla GAM di Milano ripercorre la vicenda artistica e biografica di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907). La Galleria d'Arte Moderna conserva opere significative dell'artista e il suo grande capolavoro: Il Quarto Stato, che per l'occasione viene arricchito nell'allestimento dai disegni preparatori e dall'accostamento all'opera di Joseph Beuys "La Rivoluzione siamo noi", ispirata, appunto, al dipinto di Pellizza. La mostra è curata da Aurora Scotti, storica dell'arte, e Paola Zatti, conservatrice alla GAM. Quaranta opere tra dipinti e disegni con importanti prestiti dai Musei Pellizza da Volpedo. L'esposizione documenta l'intero percorso dell'artista, dalla formazione vicina al realismo all'interpretazione dell'esperienza divisionista, una riflessione condivisa con altri grandi interpreti, da Previati a Grubicy, da Segantini a Morbelli. Abbiamo incontrato Paola Zatti, una delle curatrici della mostra, che si potrà visitare fino al 25 gennaio. Testo e intervista di Tiziana Ricci.

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