Approfondimenti

La guerra in Medio Oriente, l’idea del premierato, l’alluvione in Toscana e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di venerdì 3 novembre 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha escluso – almeno per il momento – la possibilità di un allargamento del conflitto in Medio Oriente. Mentre Nasrallah parlava dal Libano, in Israele si è tenuto un altro importante incontro, quello tra il segretario di Stato statunitense Anthony Blinken e il premier israeliano Netanyahu. Oggi, intanto, i bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza e i combattimenti sono continuati. Ora inizia l’iter vero e proprio per la riforma sul premierato, secondo la premier Meloni “la madre di tutte le riforme”. L’alluvione in Toscana.

Il primo discorso del leader di Hezbollah dall’inizio del conflitto

“Alcuni si aspettavano che io oggi annunciassi la guerra. Ma siamo in guerra dall’ 8 ottobre”. Con queste parole oggi il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha escluso – almeno per il momento – la possibilità di un allargamento del conflitto in Medio Oriente. Nasrallah ha spiegato che lo scontro a fuoco quotidiano con le forze israeliane lungo il confine con il Libano potrebbe sembrare modesto, ma è molto importante perché in questo modo ha costretto Israele a mantenere le sue forze vicino al confine con il Libano invece che a Gaza o alla Cisgiordania. Nasrallah ha però detto che tutte le opzioni sono aperte.
Abbiamo chiesto un commento a Renzo Guolo, professore ordinario di Sociologia della religione all’Università degli Studi di Padova

Mentre Nasrallah parlava dal Libano, in Israele si è tenuto un altro importante incontro, quello tra il segretario di stato statunitense Anthony Blinken e il premier israeliano Netanyahu. Blinken ha ribadito il supporto a Israele, ma l’obiettivo di questa terza visita era anche fare pressioni su Israele per pause umanitarie e per permettere un ingresso più massiccio di aiuti nella striscia di Gaza. Netanyahu, però, sembra aver escluso entrambe le cose. Oggi, intanto, i bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza e i combattimenti sono continuati.

(di Martina Stefanoni)

In queste ore i dintorni di tre ospedali tra i principali di Gaza sono stati presi di mira dai raid israeliani. Parliamo dell’ospedale di Al Quds, di quello Indonesiano vicino al compo profughi di Jabalia e di Al Shifa, il più grande di Gaza City. Quest’ultimo in particolare sembra essere il più grave anche se per il momento non abbiamo informazioni chiare su vittime e feriti. Secondo quanto riferito dal ministero della salute di Gaza, e quindi di Hamas, le bombe sarebbero state lanciate davanti all’ingresso della struttura dove c’erano migliaia di sfollati e dove un convoglio di sei ambulanze si apprestava a portare tra i 15 e i 20 feriti gravi verso il valico di Rafah per farli curare in egitto, perché troppo gravi per essere curati ad Al Shifa che da giorni lavora ad operatività ridotta a causa della mancanza di carburante, medicinali e personale.
Le foto mostrano in particolare un’ambulanza danneggiata i video girati sul campo mostrano centinaia di persone intorno a quest’ultima. Secondo un giornalista della france press, ci sarebbero stati diversi corpi a terra. Nei giorni scorsi l’esercito israeliano aveva detto che nei sotterranei della struttura si nascondeva il quartier generale di Hamas, e aveva detto di evacuarlo urgentemente. Cosa che il personale medico aveva escluso categoricamente perché impossibile.
Pochi minuti fa l’esercito israeliano ha confermato l’attacco e ha detto di aver colpito “un’ ambulanza identificata come usata da una cellula terroristica di Hamas”. Lo ha detto il portavoce militare secondo cui nell’attacco “sono stati uccisi diversi operativi”. L’esercito – dopo aver sottolineato che presto darà ulteriori informazioni – ha sostenuto che “il metodo delle operazioni di Hamas è di trasferire operativi del terrore e armi nelle ambulanze”. Il portavoce ha anche detto che quella “è una zona di guerra”.

Il rifiuto di Netanyahu a tutte le richieste di Blinken

(di Roberto Festa)

E’ un rifiuto pesante quello che Benjamin Netanyahu e il suo governo hanno opposto oggi a Antony Blinken. Nessuna pausa, nemmeno limitata nel tempo e nello spazio, per lasciare entrare a Gaza gli aiuti umanitari. Non è solo questo. Netanyahu ha opposto un secco rifiuto anche a far entrare a Gaza il carburante di cui ospedali e agenzie umanitarie hanno assolutamente bisogno. Questa era, in particolare, una richiesta dell’Onu. Israele dice che, senza la liberazione degli ostaggi da parte di Hamas, non ci sarà l’entrata nella Strscia dell’assistenza. In realtà, a Gerusalemme temono che questa pausa, anche se così limitata, possa essere usata da Hamas per riorganizzarsi dopo settimane di intensi bombardamenti. Certo è che il no, così esibito da parte israeliana – Netanyahu ha parlato in TV per motivare il suo no – complica la posizione americana. Wahington è sotto pressione, da parte dei Paesi arabi e di buona parte dell’opinione pubblica internazionale, di fronte alle vittime civili dell’offensiva israeliana. Ma, probabilmente, Netanyahu al momento si sente sufficientemente forte da opporre un no a Blinken. Sa che gli Stati Uniti non possono abbandonare Israele, in questo frangente drammatico. E su questo fonda la sua intransigenza.

Secondo Meloni il premierato è “la madre di tutte le riforme”

(di Alessandro Braga)

“È la madre di tutte le riforme”, ha detto Giorgia Meloni, entusiasta, nella conferenza stampa post Consiglio dei ministri. Di sicuro, è la riforma da lei fortemente voluta, tanto da aver dovuto superare le perplessità degli alleati di governo per portarla a casa. Da tempo la destra (perlomeno la destra meloniana) punta a una riforma così, che introduca nel nostro Paese il premierato togliendo di fatto prerogative e forza a Parlamento e presidente della Repubblica, destinati a diventare meri notai dei voleri del capo dell’esecutivo di turno. Elezione diretta del premier e una norma cosiddetta antiribaltoni, le novità principali che verranno introdotte. Quando, e se, diventerà realtà, è tutto da capire. Perché ora inizia l’iter vero e proprio. Che prevede, intanto, la doppia approvazione dei due rami del Parlamento, a distanza di almeno tre mesi l’una dall’altra. Se poi questa approvazione dovesse non raggiungere i due terzi, cosa alquanto improbabile (se non impossibile), numeri alla mano, potrebbe esserci il passaggio referendario che, storicamente, non ha quasi mai portato fortuna ai promotori di riforme di questo tipo. Per avviare l’iter referendario, servono cinque consigli regionali che lo chiedano, o 500mila elettori o, ancora, un quinto dei membri di una delle due camere. A quel punto serve che la maggioranza di chi va a votare (non c’è quorum) approvi la riforma. Di sicuro non semplice, ancor più sicuro non veloce come iter. Intanto, Giorgia Meloni esulta. Poi, in futuro, si vedrà.

L’alluvione a Prato, Pistoia e Livorno

In Toscana sono almeno sette le persone morte per l’alluvione che ha colpito in particolare le province di Prato, Pistoia e Livorno. Decine di migliaia di persone sono rimaste senza elettricità e in diverse zone ci sono problemi nella fornitura di acqua corrente. Tra le zone più colpite c’è quella settentrionale di Prato. Lorenzo Giusti è un cittadino che vive in quell’area. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la situazione e cosa è successo a partire da ieri sera.

Il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha detto che l’allerta che era stata diffusa era insufficiente. “La decisione spetta ai tecnici – gli ha risposto il presidente della regione Eugenio Giani. – Se hanno dato quel tipo di allarme l’hanno fatto in base alle condizioni meteo”. Il contesto è quello della tempesta Ciaran, che ha causato morti anche in altri paesi europei, dalla Spagna fino alla Germania. “Sulla Toscana erano almeno 50 anni che non pioveva così intensamente” ha detto Valerio Capecchi, meteorologo del consorzio Lamma, che mette insieme la regione e il Consiglio nazionale delle ricerche. In queste ore ancora allerta arancione nella Toscana settentrionale, in quasi tutta l’Emilia-Romagna, in Trentino-Alto Adige e in buona parte di Lombardia e Veneto, dove da ieri è disperso un pompiere caduto in un canale nel bellunese. Allerta rossa in Friuli Venezia Giulia. Il consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato d’emergenza per le province di Prato, Pistoia, Livorno, Pisa e Firenze.

Foto | Action Aid Italia, Gaza Strip

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    Il Comune di Milano è stato costretto da una sentenza del Consiglio di Stato a ordinare l'abbattimento di un palazzo in costruzione all’interno di un cortile in via Fauché 9. Si tratta di uno dei progetti coinvolti nelle inchieste sull'urbanistica. Da Palazzo Marino hanno confermato nel pomeriggio la notizia diffusa da Francesco Floris di LaPresse. Il Comune dice che si tratta di un atto dovuto in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato dello scorso novembre. Si tratta del primo ordine di demolizione che riguarda i cantieri sotto inchiesta nei vari procedimenti sull’edilizia milanese. Il progetto era partito nell’ottobre 2022, come in altri casi la palazzina era stata autorizzata tramite autocertificazione Scia come ristrutturazione di un laboratorio. Il progetto prevedeva una palazzina da tre piani. Secondo il Consiglio di Stato le caratteristiche dell'intervento edilizio andavano oltre la "ristrutturazione ricostruttiva" che era stata dichiarata e lo qualificavano invece come nuova edificazione, quindi non bastava la Scia. Noi abbiamo intervistato l’avvocata che ha seguito il ricorso presentato dai cittadini delle palazzine adiacenti al civico 9, Wanda Mastroianni

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