Approfondimenti

I continui bombardamenti su Gaza, i rinvii a giudizio per la morte di Giulio Regeni e le altre notizie della giornata

Giulio Regeni ANSA

Il racconto della giornata di lunedì 4 dicembre 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Per la popolazione civile di Gaza il peggio potrebbe non essere ancora arrivato: dopo il nord della Striscia – dove le operazioni militari vanno avanti – l’esercito israeliano si sta concentrando anche sul sud. I quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato ed ucciso Giulio Regeni sono stati rinviati a giudizio. Matteo Salvini ha deciso di occuparsi principalmente del voto dell’anno prossimo guardando ad una destra xenofoba e sovranista. Domani lo sciopero dei medici, dirigenti sanitari, infermieri: sciopero nazionale di 24 ore contro la manovra economica. 

Gli Stati Uniti finiranno i fondi per aiutare l’Ucraina entro le fine dell’anno e se il 
Congresso non approverà nuovi aiuti, per Kiev sarebbe un colpo durissimo.

A Gaza non ci sono posti sicuri

La guerra a Gaza. Per la popolazione civile il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Dopo il nord della Striscia – dove le operazioni militari vanno avanti – l’esercito israeliano si sta concentrando anche sul sud. Qui nelle scorse settimane si erano spostate centinaia di migliaia di persone. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane l’impatto sui civili potrebbe essere quindi ancora più grave. Dall’inizio della guerra, il 7 ottobre, le autorità locali hanno contato 15.900 morti. Il 70% sarebbero donne e bambine.

(di Emanuele Valenti)

La notizia più drammatica di queste ore sembra quella che arriva da Gaza City, nel nord della Striscia. Secondo l’agenzia palestinese Wafa i bombardamenti israeliani hanno colpito due scuole facendo almeno 50 morti. Alcuni testimoni sul posto dicono molti di più. Le ambulanze non riescono ad arrivare. Non ci sono altre conferme. Questa notizia indica come le operazioni nel nord non siano assolutamente finite. In prospettiva, anche sul brevissimo periodo, nel sud potrebbe essere ancora peggio. Lo stesso ministro della difesa israeliano, Gallant, ha detto che i miliziani di Hamas verranno colpiti con ancora più forza rispetto a quelli nel nord prima della tregua ormai finita. A Khan Yunis, per esempio, dopo i bombardamenti sono arrivati anche i carri armati, avvistati alla periferia est della città.
Gli israeliani hanno invitato anche i civili di Khan Yunis, in almeno il 25% della città, a spostarsi, per evitare i combattimenti. Lo hanno fatto con dei post in rete o con dei volantini lanciati dall’alto. E in entrambi i casi bisogna inquadrare un codice con il cellulare per aprire le mappe e capire dove spostarsi. Due i problemi: a volte vengono indicate zone non sicure, altre volte è difficilissimo spostarsi, ci sono anziani, feriti, malati, e non ci sono mezzi. Oltretutto oggi la rete era fuori servizio.
L’UNRWA, l’Agenzia ONU per i Rifugiati Palestinesi, ha detto espressamente che a Gaza non ci sono posti sicuri. Il governo israeliano ha detto il contrario. Per l’UNRWA dalla fine della tregua i morti sono almeno 300, ma il bilancio non tiene conto delle due scuole a Gaza City. E ricordiamoci, per quanto riguarda i bilanci delle vittime, che ci sono almeno 6mila dispersi, non conteggiati tra i morti. Gli israeliani dicono che in alcune zone i loro militari e i miliziani di Hamas combattono molto vicini. Il gruppo palestinese è anche riuscito a sparare ancora colpi. Per la Croce Rossa il livello di sofferenza dei civili è intollerabile.

Paul Ley è un chirurgo dell’ospedale europeo di Khan Yunis. La sua testimonianza è stata raccolta da Martina Stefanoni:


 

Giulio Regeni, rinviati a giudizio i quattro 007 egiziani

(di Diana Santini)

Il senso e il tono alla giornata lo dà la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, all’uscita dal tribunale che oggi, a sette anni dalla scomparsa e dall’omicidio del ricercatore, ha rinviato a giudizio 4 agenti dei servizi egiziani. “Grazie a tutti, è una bella giornata”, ha detto. Il 20 febbraio si svolgerà la prima udienza di un processo in cui in pochi, dal 2016 a oggi, hanno creduto. E che il regime di al Sisi ha ferocemente osteggiato: dapprima sostenendo la versione dell’incidente stradale, in breve smentita dall’autopsia che rivelò le atroci torture a cui Giulio fu sottoposto per nove giorni, dalla scomparsa al ritrovamento del cadavere sul ciglio di una strada che attraversa il deserto. Poi fu la volta delle insinuazioni, l’evocazione della pista passionale o legata allo spaccio di droga. In seguito il Cairo sostenne la tesi del rapimento a opera di criminali comuni, i cui membri erano però stati uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia. L’analisi delle celle telefoniche ha smentito anche questa ipotesi, che resta, comunque, ancora oggi, la versione ufficiale delle autorità egiziane. La procura di Roma, intanto, mentre smentiva le bufale egiziane, ha portato avanti il processo: l’arroganza e l’ostinazione con cui il Cairo ha negato la su collaborazione la dicono lunga su quanto l’egitto fosse interessato ad appurare la verità. Anche da queste parti, comunque, soprattutto nel mondo politico, molte volte il realismo, il cinismo e la necessità di mantenere buoni rapporti con il regime di al sisi hanno sembrato prevalere. La decisione del gup è stata resa possibile solo dalla sentenza della consulta che, lo scorso settembre, ha stabilito che la paralisi del processo non fosse accettabile e che non ci può essere immunità per il reato di tortura. “L’assenza degli imputati non ridurrà il processo ad un simulacro”, ha detto nella richiesta di rinvio a giudizio il procuratore aggiunto. Forse nessuno pagherà, gli agenti non saranno estradati, non andranno in prigione. Ma avremo, almeno, la verità.

Salvini senza freni continua a imbarazzare gli alleati di governo

(di Anna Bredice)

Un giorno sovranista, il giorno dopo sceriffo, in continua campagna elettorale. È Matteo Salvini che ha deciso di occuparsi principalmente del voto dell’anno prossimo guardando ad una destra xenofoba e sovranista, consapevole di mettere continuamente in difficoltà e in imbarazzo il resto del governo, a cominciare da Giorgia Meloni. Ogni tema viene cavalcato per futuri consensi elettorali, il gioielliere condannato a 17 anni per aver ucciso i rapinatori è una notizia che non si è lasciato scappare. L’aveva fatto più volte in passato, l’autodifesa armata contro i ladri e i rapinatori è sempre stata una bandiera leghista. “Roggero ha difeso vita e lavoro”, ha detto Salvini, senza forse sapere molto della dinamica dell’omicidio, del gioielliere che ha sparato ai rapinatori mentre questi scappavano fuori in strada, prendendo a calci uno di loro già morto a terra. Sembra incontenibile Salvini. Forza Italia oggi ha detto molto chiaramente che la sua idea anti-europea e gli alleati con cui si accompagna a Bruxelles sono lontanissimi dai principi di Forza Italia e forse anche di Giorgia Meloni che in queste settimane sta cercando in tutti i modi di trovare aperture a Bruxelles. Nei prossimi giorni la presidente del Consiglio incontrerà Roberta Metsola a Roma, con la quale non a caso Salvini oggi ha polemizzato. Mercoledì all’Eurogruppo si parlerà del Mes, e si sa che manca solo l’Italia alla ratifica. Temi importanti e legati alla manovra economica sui quali Meloni cerca una soluzione. Salvini invece le sbarra la strada e forse ad aiutare il leghista in una campagna elettorale perenne potrebbe esserci anche il generale Vannacci. Promosso anziché licenziato, si è preso un mese di licenza durante il quale presenterà il suo libro, dal contenuto populista, omofobo e sessista, sperando magari in una candidatura in Europa con la Lega.

Medici e sanitari scioperano per 24 ore contro la manovra economica

Domani lo sciopero dei medici, dirigenti sanitari, infermieri: sciopero nazionale di 24 ore contro la manovra economica. Lo scontro con il governo sul taglio delle pensioni è stato solo l’ultimo segnale di un profondo malessere che riguarda la sanità pubblica, il servizio sanitario nazionale. Oltre allo sciopero domani sono previsti sit-in e manifestazioni in molte città. Pierino Di Silverio, segretario nazionale del sindacato di categoria Anaao Assomed:


 

I fondi USA per Kiev finiranno entro la fine dell’anno



Gli Stati Uniti finiranno i fondi per aiutare l’Ucraina entro le fine dell’anno e se il 
Congresso non approverà nuovi aiuti, per Kiev sarebbe un colpo durissimo.


(di Roberto Festa)

È un termine che non lascia molte possibilità di interpretazione, quello che la direttrice dell’ufficio responsabile del budget dell’amministrazione americana, Shalanda Young, ha usato nella lettera al Congresso degli Stati Uniti. Kneecap, cioè gambizzare, mettere in ginocchio. Se il Congresso non voterà, entro alla fine dell’anno, i nuovi finanziamenti all’Ucraina, la guerra di Kyev contro Mosca sarà appunto messa in ginoxxhio, gambizzata. Non solo la guerra. I finanziamenti americani servono anche a sostenere l’economia ucraina. Se questi non arrivano, anche la vita per milioni di ucraini verrà gambizzata. Gli Stati Uniti hanno già mandato a Kyev, in ormai quasi due anni di guerra, 111 miliardi di dollari. Il flusso di denaro sta però, con la fine dell’anno, estinguendosi. Ci vogliono altri soldi. Joe Biden ha deciso di inserirli nell’ambito di un pacchetto complessivo da 106 miliardi che comprende appunto i soldi per Kyev, quelli per Israele, ma anche fondi per Taiwan e per mettere in sicurezza il confine meridionale. Dei 106 miliardi, ben 61 andrebbero all’Ucraina.
Qui però si sono messi di mezzo molti repubblicani, in particolare quelli della Camera, più conservatori e vicini a Trump. Che non gradiscono l’idea di mandare a Kyev altre decine di miliardi e che sono disposti a votare il provvedimento solo se si rafforzano i fondi per la militarizzazione del confine. I repubblicani hanno anche votato una misura che manda i soldi a Israele ma non a Kyev.
Biden però ha detto: nessuno scorporo, la legge va votata nella sua interezza. Lo scontro continua, la possibilità concreta, dall’inizio del prossimo anno, è quella di un’Ucraina non più in grado di sostenere la guerra con la Russia.

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    Il disco di debutto dei The Sophs è previsto per il prossimo 13 marzo ma la giovane formazione di Los Angeles sta già catturando l’attenzione di molti. Poco prima di partire per un tour che lì vedrà suonare in molti dei più grandi festival del 2026, due dei sei componenti della band sono passati ai microfoni di Volume per presentare l’album in uscita e suonare alcuni brani. Dalla nascita del progetto fino all’esperienza con la storica etichetta Rough Trade - “un sogno che si avvera”, spiega la band - abbiamo chiesto ai The Sophs anche il loro punto di vista, da statunitensi, sulla difficile situazione che il loro paese sta attraversando in questi giorni. “Ci vergogniamo del nostro governo, le persone in carica oggi non rappresentano in alcun modo i cittadini americani - spiega Ethan Ramon, prima di ricordare l’importanza del voto per supportare la propria comunità - “siamo tutti figli di immigrati, la cultura della diversità è la vera spina dorsale del nostro paese”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il MiniLive dei The Sophs.

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    Michelangelo Canzi e Federica Cottini sono giovani e non hanno conosciuto la guerra sanguinosa che si è consumata nei Balcani, ma hanno condotto approfondite ricerche e fatto sopralluoghi per saperne di più. Ne è nato un testo, firmato da Federica Cottini che ne ha curato anche la regia e interpretato da Michelangelo Canzi, che si cala nei panni di una guida turistica che accompagna gli italiani nei luoghi della guerra in Bosnia. Un personaggio complesso, che restituisce i ricordi della sua gioventù trascorsa fra i combattimenti e i massacri con un lessico di grande attualità. Lo spettacolo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano e i due giovani artisti sono stati ospiti a Radio Popolare, di Il Suggeritore Night Live e di Cult, dialogando con Ira Rubini.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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