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Braccianti: si muore anche da regolari
Braccianti: si muore anche da regolari
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Braccianti: si muore anche da regolari
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Redazione

Mamadou viveva nel ghetto di Torretta Antonacci, accanto a San Severo nel foggiano, simbolo da oltre un decennio delle baraccopoli dove i braccianti per lo più africani vivono, per così dire, senza acqua, luce e diritti esemplari. Mamadou aveva un contratto di lavoro ed era regolare, cosa che non lo ha protetto, perché lo sfruttamento dei lavoratori stranieri è feroce. Per questo protestano sindacati come USB che chiama a una manifestazione a Foggia e tutti coloro che lavorano da un decennio non solo nella denuncia ma nella proposta: “Ci vuole una sanatoria umanitaria per tutti coloro che vivono nei ghetti, alcuni ci vivono da più di dieci anni, e cosa più grave abbiamo chiesto che fossero spesi gli oltre 100 milioni destinati dal Pnrr alla cosiddetta de-ghettizzazione e che non sono stati spesi”, spiega Leonardo Palmisano, delegato alle migrazioni e all’antimafia sociale per il Pd Puglia, che ci racconta ricatti, bugie, inerzia di una storia che fa ricchi pochi noti nel silenzio delle istituzioni della Repubblica. “Il paradosso è che la sanatoria spingerebbe molti braccianti ad andarsene perché ormai ritengono insopportabili le condizioni di vita qua e non aspettano che di andarsene”. L'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampagli.
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