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Aria increspata tra il ministro Giuli e il presidente della Biennale Buttafuoco
Aria increspata tra il ministro Giuli e il presidente della Biennale Buttafuoco
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Aria increspata tra il ministro Giuli e il presidente della Biennale Buttafuoco
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Redazione

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Il ministro della cultura Alessandro Giuli proprio non lo vuole il Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia, tanto che ha anche chiesto  le dimissioni di Tamara Gregoretti rappresentante del ministero nel consiglio d'amministrazione della Fondazione Biennale perchè non si è opposta all'apertura del padiglione russo. Una posizione condivisa da ventidue ministri in Europa, tanto che la Commissione UE ha minacciato di sospendere i fondi alla Biennale nel caso venisse aperto il padiglione della Russia. Dal canto sul presidente della Fondazione Biennale, Buttafuoco è irremovibile e fa notare che le norme previste dallo statuto della Fondazione stabiliscono che i vari Paesi sono proprietari dei loro padiglioni e quindi non vengono invitati ma autonomamente decidono di partecipare o meno. Vale la pena di ricordare che nel 2022 il padiglione della Russia rimase chiuso per scelta autonoma degli artisti stessi e del curatore e anche nel 2024 il padiglione restò chiuso. Ora quello che fa problema è l'ufficialità dell'eventuale riapertura in questa prossima edizione. Per metterci una pezza e bilanciare un po' le cose, Buttafuoco avrebbe anche pensato di creare situazioni espositive per artisti russi dissidenti. Una situazione complessa, non facile in evoluzione sulla quale abbiamo chiesto un opinione a un nostro storico collaboratore Roberto Pinto, storico dell'arte, docente e curatore. Ascolta l'intervista a cura di Tiziana Ricci.
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