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Il collettivo Zoukak di Beirut: "Continuiamo a fare teatro sotto le bombe per resistere all'orrore della guerra"
Il collettivo Zoukak di Beirut: "Continuiamo a fare teatro sotto le bombe per resistere all'orrore della guerra"
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Il collettivo Zoukak di Beirut: "Continuiamo a fare teatro sotto le bombe per resistere all'orrore della guerra"
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Redazione

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Fondato nel 2006 a Beirut dalla regista e performer Maya Zbib insieme a Lamia Abi Azar, Junaid Sarieddeen, Omar Abi Azar e Mohamad Hamdan, Zoukak è un collettivo teatrale dedicato alla creazione collaborativa e al teatro come strumento di riflessione, resistenza e impegno sociale. Le loro performance esplorano temi quali il potere, la memoria e l'emarginazione, e sono state presentate a livello internazionale in sedi come la New York Public Library (New York), il Royal Court Theatre (Londra), il Festival International des Arts de Bordeaux (Bordeaux), il Festival Santiago a Mil (Santiago), il La Mama Theatre (New York) e lo Spoleto Festival USA (Charleston), tra le altre. Zoukak ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti come la borsa di studio Ibsen (2012), il premio della Fondazione Anna Lindh (2014), la borsa di studio Praemium Imperiale (2017), il premio della Fondazione Chirac (2017) e il premio internazionale Ellen Stewart (2018), promuovendo al contempo lo sviluppo artistico locale attraverso residenze, formazione e lo Zoukak Sidewalks Festival, nato nel 2016 nella capitale libanese, che ha ospitato negli anni artisti del calibro di Milo Rau, Stanislas Nordey, Chris Thorpe e Thomas Ostermeier, ed è stato sospeso dal 2024 a causa della guerra israeliana contro il Libano. Il collettivo è a Milano al FOG Festival di Triennale Teatro con un lavoro ispirato alla quiete contemplativa della Rothko Chapel di Houston, dipinta dal grande artista Mark Rothko e diventata simbolo di dialogo interreligioso, lo spettacolo Three Verses of Solitude apre uno spazio immersivo in cui la solitudine diventa sia rifugio personale sia condizione condivisa, soprattutto in tempo di guerra. Lo firmano Maya Zbib, Lee Serle, coreografo incaricato della Trisha Brown Company, e Ben Frost, figura di riferimento dell’elettronica sperimentale contemporanea, e i membri di Zoukak. Gli autori tracciano uno spettro emotivo che va dal bisogno di stare con sé alla paura di restare soli, evocando echi del confinamento pandemico e l’intimità silenziosa della prima maternità. Gesti minimi, attese e presenze delicate invitano a rallentare, a trovare calore nella distanza e bellezza nell’ascolto. La solitudine non è assenza, ma possibilità: uno stato di immaginazione e trasformazione, dove nuovi mondi possono emergere nella quiete. Maya Zbib è stata ospite di Ira Rubini a Cult.
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