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    Mediaset e Lega, le uniche ditte ora in movimento della destra in Italia. Intervista con Eric Jozsef.

    A cura di:

    Raffaele Liguori

    Silvio Berlusconi tra meno di una settimana, il 9 marzo, finirà di scontare la pena per la condanna definitiva per frode fiscale. L'ex capo del governo si libera così di un peso, ma altri ne restano: l'incandidabilità fino al novembre del 2019 e poi un partito, Forza Italia, logorato da uno scontro, oramai lungo, tra i vari gruppi e cerchie di potere. Nella paralisi del partito l'unica cosa che si muove, in quella che era la galassia della destra berlusconiana in senso stretto, sono le aziende del leader di Forza Italia: tra cessioni di partecipazioni per far cassa (quasi l'8% di Mediaset) e gli annunci di campagne acquisti (Rcs Libri e RaiWay), Fininvest e Mediaset stanno cercando in queste ultime settimane nuove posizioni di potere e di influenza, non solo economica e finanziaria. L'altro polo in movimento nella destra italiana è quello leghista, con un Matteo Salvini che non si capisce ancora se brilli di luce propria o di quella riflessa dalla debolezza politica di Berlusconi. Il lessico profondo, viscerale, della destra salviniana – al di là delle incipriature mediatiche - resta quello ruvido del ceppo originario del Carroccio: un lessico fascistoide o fascista dove impera la cultura del capro espiatorio da individuare e colpire (“gli immigrati, terroristi o portatori di malattie”) e del popolo da discriminare su base etnica (“i rom ladri”). Di tutto questo Memos ha parlato oggi con Eric Jozsef, giornalista, corrispondente da Roma del quotidiano francese Liberation, autore di un libro uscito di recente che si intitola: “Il vero Berlusconi. L'uomo, l'imprenditore, il politico”(Cavinato). E' un libro-intervista a Dario Rivolta, dirigente di Forza Italia della prima ora, capo dello staff di Berlusconi per una decina d'anni, fino al '94, tra i fondatori di Forzitalia.

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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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