Jazz in un giorno d’estate
Marcello Lorrai
23 agosto 2018
Jazz in un giorno d’estate del gio 23/08

Jazz in un giorno d’estate del gio 23/08

Conduttori

Marcello Lorrai

In onda

Da lunedì a venerdì dalle 20:30 alle 21:00

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GLI ULTIMI PODCAST
24 luglio 2019
 
Perugia 1986: Kenny Barron e Buster Williams (prima parte)

La storia del duo piano/contrabbasso nel jazz rimonta al ’39-40, quando .Duke Ellington e il giovane Jimmy Blanton, strordinario talento mancato .purtroppo a soli 23 anni, registrano dei duetti rimasti celebri. Una .storia dunque lunga: la formula tuttavia per diversi decenni non ha .avuto una gran diffusione. Più spesso invece è stata utilizzata nel jazz .di decenni più recenti. Basti ricordare i numerosi duo realizzati da un .contrabbassista della statura di Charlie Haden con pianisti di varie .generazioni e vari stili: solo per citarne qualcuno Keith Jarrett, Hank .Jones, Gonzalo Rubalcaba, Hampton Hawes, Brad Mehldau, e non ultimo – in .un album realizzato negli anni novanta – Kenny Barron, che ascoltiamo in .un dialogo di primissimo ordine con il contrabbassista Buster Williams. .Il duo fu registrato nel corso di Umbria Jazz in una estemporanea .session notturna organizzata in un hotel di Perugia dopo il concerto del .quartetto Sphere di cui entrambi i musicisti facevano parte, ed è .documentato su disco da un album pubblicato dalla Red Records col .significativo titolo Two As One.

23 luglio 2019
 
Perugia 1990: Carmen McRae (seconda parte)

Dopo avere aperto il suo set con In Walked Bud di Monk (vedi la puntata precedente), all’adorato Monk (a cui all’epoca aveva dedicato un album), Carmen McRae rende omaggio interpretando Round Midnight, Ask Me Now e ..Rhythm A Ning. Carmen McRae aveva cominciato a studiare il pianoforte a otto anni, ed è proprio come pianista e non come cantante che esordisce, a cavallo fra anni trenta e quaranta: è solo nei primi anni cinquanta che la sua carriera di cantante decolla. Carmen McRae non aveva però dimenticato il piano, e le piaceva spesso, nel corso delle sue esibizioni, sedere alla tastiera e accompagnarsi lei stessa: è quello ..che fa alla fine del suo set, per gli ultimi due brani. Il secondo è un brano non del repertorio jazzistico ma di provenienza pop: New York State Of Mind di Billy Joel, con cui Carmen McRae, orgogliosa di essere nata a New York, comunica al pubblico il suo amore per la sua città.

22 luglio 2019
 
Perugia 1990: Carmen McRae (prima parte)

Carmen McRae è per la prima volta a Umbria Jazz nel 1989, come resident artist proprio alla chiesa di San Francesco al Prato che nell’87 aveva visto il trionfo di Gil Evans con la sua orchestra. La cantante afroamericana torna poi nel ’90, e si esibisce questa volta ai Giardini del Frontone, in una serata dedicata alla vocalità, ed è questo concerto, documentato da un album pubblicato dalla Egea, che ascoltiamo. ..L’anno dopo si sarebbe ritirata dalle scene, e sarebbe poi mancata nel ’94. Carmen McRae non è un nome così universalmente noto come quelli di Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, ma è stata una delle più valorose interpreti del canto jazz, con una sua personalità molto distinta. Quando Carmen McRae si esibisce nel ’90 a Perugia, Sarah Vaughan è morta da poco, mentre Ella Fitzgerald è da tempo in declino dal punto di vista vocale e alle prese con pesanti problemi di salute: nel ’90 siamo insomma al crepuscolo di tutta un’epoca del canto jazz, ma in questo crepuscolo, poco prima della sua uscita di scena, Carmen McRae è ancora in forma straordinaria. Fra i brani, tra Monk e diversi standard, anche un succeso del ’72 di Leon Russell come This Masquerade.

19 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans (quinta parte)

E’ una compagine di altissimo livello, piena di fuoriclasse, quella con ..cui Gil Evans si presenta a Perugia. I musicisti meritano di essere ..citati tutti: Lew Soloff, Shunzo Ono e Miles Evans (figlio di Gil), ..trombe, David Bargeron, tuba e trombone basso, George Lewis e Tom ..Malone, tromboni, John Clark, corno Francese, John Surman, sax baritono ..e sintetizzatore, Chris Hunter, sax alto e sax soprano, George Adams, ..sax tenore e voce, Gil Goldstein, tastiere, Peter Levin e Delmar Brown, ..tastiere e voce, Urszula Dudziak, voce, Emily Mitchell, arpa, Mark Egan, ..basso elettrico, Danny Gottlieb, batteria, Anita Evans (moglie di Gil), ..percussioni, Gil Evans, direzione e tastiere. C’è, come si può ..facilmente notare, un piccolo paradosso. Come abbiamo visto il sound ..della formazione di Gil Evans era molto aggiornato e anche in debito con ..il rock, e nel repertorio della big band c’erano da anni diversi brani ..di Jimi Hendrix: ma a Perugia nell’orchestra di Gil Evans non c’è una ..chitarra. Negli anni ottanta però una chitarra nella formazione di Evans ..c’è stata eccome, quella di Hiram Bullock, che anzi costituiva una ..presenza esplosiva nella musica dell’orchestra. Una presenza così ..caratterizzante che a Perugia, dove Bullock non c’è, Gil Evans non prova ..nemmeno a rimpiazzarlo, mentre Gil Goldstein è incaricato di intervenire ..con dei campionamenti della chitarra di Bullock. Concludiamo le puntate ..dedicate a Gil Evans a Umbria Jazz ’87 con un altro brano extralarge, ..Bud and Bird, firmato da Evans, uno dei cavalli di battaglia ..dell’orchestra.

18 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans (quarta parte)

A quanto pare quella di registrare integralmente la musica ..dell’orchestra di Gil Evans nelle serate all’edizione 1987 di Umbria ..Jazz fu un’iniziativa personale di Gianni Grassilli, il tecnico del ..suono che aveva la responsabilità di amplificare i concerti. Fu solo nel ..2000 che l’etichetta Egea decise di far uscire una scelta delle ..registrazioni: Grasilli allora trasmise una copia dei nastri a Miles ..Evans, il figlio di Gil Evans, che curò la selezione del materiale, ..pubblicato in due album intitolati Gil Evans Orchestra Live at Umbria ..Jazz. Il che significa che esiste un tesoro di altre registrazioni di ..quelle serate, e che possiamo sperare che un giorno vengano pubblicate. ..Nella puntata di questa sera ascoltaimo un’interpretazione di Stone Free ..di Jimi Hendrix di oltre 18 minuti.

17 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans (terza parte)

L’idea di avere la big band di Gil Evans come orchestra residente nel ..corso dell’edizione 1987 di Umbria Jazz era stata del patron della ..manifestazione Carlo Pagnotta: Pagnotta aveva convinto Gil Evans ad ..accettare l’incontro con Sting anche mettendo sul piatto appunto la ..proposta di diverse serate consecutive di esibizione dell’orchestra di ..Evans. Un’idea che si rivelò molto felice anche grazie alla collocazione ..scelta per le serate, la chiesa di San Francesco al Prato, risalente al ..milleduecento, e che nell’87 era scoperchiata. L’orchestra aveva il suo ..palco nell’abside, a cielo aperto: una cornice particolarmente ..suggestiva, che nel creare la magia delle serate, che iniziavano a ..mezzanotte, si aggiungeva all’entusiasmo dell’orchestra, reduce dal ..successo della serata con Sting, ma contenta anche di avere l’agio di ..suonare per diversi giorni senza muoversi da Perugia. I concerti si ..trasformarono così in un effervescente laboratorio dal vivo, in diretta ..davanti al pubblico. La puntata di questa sera è quasi completamente ..occupata da una magnifica resa di oltre venti minuti di Little Wing di ..Jimi Hendrix.

16 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans (seconda parte)

Negli anni ottanta c’è una forte sintonia fra le scelte di Miles Davis (fra l’altro anche lui in cartellone nell’edizione ’87 di Umbria Jazz) e quelle di Gil Evans: tutti e due artefici di musiche molto distanti da quelle che avevano fatto nei primi decenni delle loro carriere, comprese quelle che avevano fatto assieme negli anni quaranta, cinquanta e sessanta; e tutti e due alle prese nelle loro formazioni con musicisti molto più giovani di loro. La distanza del Gil Evans degli anni ottanta rispetto al Gil Evans delle pagine che lo avevano reso famoso era certamente sul piano del sound: rispetto ad una musica sofisticata, spesso di elegante pacatezza, negli anni ottanta troviamo una orchestra di forte impatto, con un sound in debito col rock e iniettato di eletricità; ma la distanza era anche sul piano della concezione della musica: Evans, arrangiatore che si era distinto confezionando musiche curate, calibrate, negli anni settanta aveva poi maturato un altro approccio, lasciando molto più spazio all’iniziativa dei musicisti, alla loro spontaneità, e – bisogna proprio dirlo a proposito dei concerti di Perugia – al loro entusiasmo. In questa puntata ascoltiamo l’orchestra di Evans in Up From The Skies di Jimi Hendrix (alla cui musica Gil Evans negli anni settanta aveva dedicato un album) e un brano – Orange Was The Color Of Her Dress Then Blue Silk – di un’altra figura che Evans aveva molto a cuore nel suo repertorio, Charles Mingus.

15 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans e Sting (quarta parte); Gil Evans (prima parte)

L’ultimo brano che Gil Evans e Sting interpretano insieme è Tea in the Sahara, in cui c’è anche un pizzico di Walking on the Moon. Dalla sera successiva, cioè dal 12 al 19 luglio, la big band di Gil Evans tiene banco alla chiesa di San Francesco al Prato: questi concerti rafforzano ulteriormente lo fama della compagine di Evans come migliore orchestra di jazz dell’epoca: nel referendum del mensile Musica jazz relativo all’87 la band di Evans vincerà di prepotenza nella categoria “miglior gruppo straniero”, lasciando largamente staccate formazioni di primissimo piano come quelle di Ornette Coleman e di Miles Davis. Cominciamo ad ascoltare un florilegio di brani registrati a San Francesco al Prato con There Comes A Time, il brano di Tony Williams che era stato proposto anche da Gil Evans e Sting insieme.

12 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans e Sting (terza parte)

Nel 1987, quando si presentò a Umbria Jazz, Sting aveva trentacinque anni, giusto quaranta in meno di Gil Evans, che ne aveva compiuti settantacinque in maggio. Sting era indubbiamente una star: un po’ più strano lo status di Gil Evans. Il nome di Evans era inscritto negli annali della storia del jazz già da decenni: alla fine degli anni quaranta Evans aveva contribuito in maniera importante alla serie di registrazioni di Birth of the Cool di Miles Davis; poi tra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta Evans aveva arrangiato la musica e diretto l’orchestra in capolavori di Davis come Miles Ahead, Porgy and bess, Sketches of Spain, Quiet Nights. Ma Evans non era mai diventato uno dei grandi bandleader popolari nel jazz come Ellington, Basie, Goodman, Kenton. E’ praticamente solo a partire dall’ingaggio allo Sweet Basil nell’83 che Evans riesce a tenere regolarmente unita una band e che diventa un bandleader di grido. Il culmine della sua popolarità Evans lo tocca proprio con il concerto con Sting a Umbria Jazz. Purtroppo Gil Evans sarebbe mancato molto presto, nel marzo dell’anno successivo. In questa puntata ascoltiamo Consider Me Gone, che era uscito nel primo album solista di Sting, e poi dei brani dei Police, una medley di Murder by Numbers e Synchronicity, quindi Roxanne.

11 luglio 2019
 
Perugia 1987; Gil Evans e Sting (seconda parte)

Il materiale interpretato nella serata dell’11 luglio fu messo a punto nei mesi precedenti l’evento perugino. La scelta dei brani da mettere in scaletta risultò in equilibrio fra i repertori di Gil Evans e di Sting. Up From the Sky e Little Wing di Hendrix e There Comes a Time di Tony Williams facevano parte del repertorio dell’orchestra, ed erano i brani che Sting aveva cantanto con la band di Evans allo Sweet Basil. Altri brani erano invece pescati dal repertorio dei Police. E poi c’era Strange Fruit, che non era nel repertorio né di Evans né di Sting. Gil Evans, che nel maggio aveva compiuto 75 anni, era stanco e molto impegnato: chiese quindi di arrangiare i brani dei Police alla giovane Maria Schneider, da un paio d’anni sua copista e assistente (sarebbe poi diventata una affermata bandleader), riservandosi invece di arrangiare personalmente Strange Fruit. Poi la notte prima delle prove chiese alla Schneider di occuparsi anche di Strange Fruit. Fu solo alle prove che Sting scoprì che i brani non erano stati arrangiati da Evans ma dalla Schneider: Sting apprezzò nondimeno il lavoro della Schneider, che peraltro si era allontanato non poco da un nastro registrato che Sting aveva messo a disposizione. Nella puntata di oggi ascoltiamo un brano dei Police, Shadows in the Rain, Little Wing (in cui Sting cita anche From Me to You dei Beatles) e There Comes a Time.

10 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans e Sting (prima parte)

La più memorabile fra le edizioni della seconda stagione di Umbria Jazz, quella degli anni ottanta, è l’edizione dell’87. Nell’87 torna per la terza volta Miles Davis, ma c’è anche una sua vecchia conoscenza, Gil Evans: il grande bandleader tiene banco con la sua orchestra nel corso di diverse indimenticabili serate alla chiesa di San Francesco al Prato, ma prima, l’11 luglio, si esibisce allo stadio della città assieme a Sting, un evento che Umbria Jazz propone in esclusiva, e che la Rai trasmette in diretta. Nel 1983 Gil Evans aveva accettato un ingaggio settimanale con la sua orchestra al newyorkese Sweet Basil, e rodata da questo e altri ingaggi la cosiddetta Sweet Basil Band fa epoca. Fra l’85 e l’86 Sting fa visita a Gil Evans allo Sweet Basil, e il vecchio maestro gli propone di cantare in alcuni brani con l’orchestra, cosa che avviene in un paio di serate. Le comparsate di Sting allo Sweet Basil con l’orchestra di Sting fanno notizia e a Carlo Pagnotta, patron di Umbria Jazz, viene l’idea di proporre l’accoppiata Gil Evans/Sting a Perugia: operazione non facile, che però Pagnotta riesce a condurre in porto, e che richiama allo stadio di Perugia circa 25mila spettatori, il pubblico più grande mai avuto da Gil Evans. Nella puntata di oggi ascoltiamo l’introduzione dell’orchestra di Evans, poi Up From the Sky di Jimi Hendrix, e quindi Strange Fruit, il drammatico brano che parla di un linciaggio che Billie Holiday aveva inciso nel 1939.

09 luglio 2019
 
Perugia 1989: Miles Davis (seconda parte)

Fra i brani del concerto di Perugia nell’89 Tutu, il brano che apriva e aveva dato il titolo all’album di Davis uscito nel 1986. Il titolo era un riferimento all’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu: il disco era uscito negli anni culminenti della lotta contro l’apartheid in Sudafrica. Verso la fine del brano uno dei musicisti esclama: “free South Africa!”, e Miles, con la sua inconfondibile voce roca, risponde: “right!”.

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