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Pregliasco, del Cts lombardo: “Il coprifuoco per Milano è insufficiente”

coprifuoco Lombardia

Si avvicina per la Lombardia il lockdown notturno o “coprifuoco”, come è stato chiamato ispirandosi ai provvedimenti parigini. Durerà dalle 23 alle 5 del mattino a partire da giovedì 22 ottobre su tutto il territorio regionale. In quelle ore non si potrà uscire di casa, fatte salve comprovate esigenze. Magari si tornerà a dover mostrare un’autocertificazione, come nella scorsa primavera. Si tratta di una misura sufficiente a bloccare l’aumento dei contagi, che cresce su base esponenziale?

Il virologo Fabrizio Pregliasco fa parte del Comitato tecnico-scientifico lombardo che ieri si è riunito per individuare la strategia da adottare. Nella puntata di oggi di Prisma è stato ospite di Lorenza Ghidini e Roberto Maggioni.

Nell’ultima riunione del Comitato tecnico-scientifico c’è stato un coro da parte di tantissimi di noi sull’esigenza di fare delle azioni muscolari, anche rapidamente, perché più tempo passa più la situazione va a degenerare. Per esempio, nel mio ospedale il personale sanitario in alcuni casi è positivo oppure in quarantena fiduciaria perché ha familiari positivi.Ormai in Lombardia la diffusione di questi contagi è nelle famiglie: il sistema del contact tracing deputato all’individuazione dei casi, in particolare in Lombardia e ancora più in particolare nel milanese, è alla canna del gas. Non si riesce più a gestirlo proprio a causa dell’alta diffusione. Il virus non fa altro che il suo “sporco mestiere”, il problema è la nostra percezione del pericolo: la forza del covid-19 è che nella grande maggioranza dei casi provoca effetti deboli. Questo fa abbassare la guardia in generale e le ripercussioni le pagano i soggetti fragili.

Ha parlato di un coro di richieste più stringenti: cosa aveva chiesto il Cts lombardo?

Azioni molto importanti che potessero arrivare al principio operativo di evitare tutti i contatti non necessari.

Il “coprifuoco” dalle 23 alle 5 è sufficiente, per Milano?

Io credo che non lo sia del tutto, perché la densità abitativa, gli interscambi lavorativi, i contatti legati alle grandi aggregazioni come i condomini e i centri commerciali configurano Milano come un malato più grave.  Vediamo cosa produce questa ordinanza, ma restiamo pronti a immaginare ulteriori provvedimenti.

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

    Pubblica - 15-01-2026

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