Nuovi colloqui tra ucraini e russi ad Abu Dhabi. Difficile arrivino buone notizie

La delegazione ucraina ad Abu Dhabi ha un compito difficilissimo: capire se questa volta la Russia faccia sul serio quando parla di fine alla guerra. La strategia di Mosca potrebbe essere la solita: prendere tempo, tenere aperti i canali di comunicazione con gli Stati Uniti, contiunuare ad attaccare il territorio ucraino.
Il Cremlino infatti ha ribadito anche oggi come la sua posizione non sia cambiata: ci fermeremo solo quando gli ucraini avranno accettato di cedere tutto il Donbas.
Anche la cronaca delle ultime ore, come quella degli ultimi giorni, fornisce già una risposta piuttosto chiara. Nello stesso momento in cui stavano per cominciare i colloqui ad Abu Dhabi i russi hanno lanciato bombe a grappolo su un mercato in una località vicina a Kramatorsk, proprio nel Donbas, facendo almeno sette morti e diversi feriti.
Gli ultimi attacchi sulle città ucraine – soprattutto Kyiv, Kharkiv, Sumy – hanno fatto altre vittime e hanno lasciato nuovamente diversi edifici senza elettricità e riscaldamento. Nella capitale oltre mille condomini. Zelensky ha accusato Putin di aver violato la tregua sulle infrastrutture energetiche sponsorizzata da Trump. I russi hanno risposto che l’accordo era scaduto e il presidente americano ha detto la stessa cosa.
Viste tutte queste premesse è difficile immaginare come i negoziati di Abu Dhabi possano sbloccare la situazione.
Le questioni sul tavolo sono: il futuro del Donbas che abbiamo già citato, lo status della centrale nucleare di Zaporizhia oggi sotto il controllo russo, le garanzie di sicurezza occidentali all’Ucraina in caso di cessate il fuoco.
Per Putin il controllo del Donbas rappresenterebbe la vittoria minima da vendere all’opinione pubblica interna. Un obiettivo ben lontano da quello iniziale – controllare tutto il Paese – ma che con la dovuta propaganda gli potrebbe permettere di fermare l’invasione del Paese vicino.
Nel Donbas ancora sotto il loro controllo gli ucraini hanno costruito le fortificazioni più massicce di tutto il Paese, in un lavoro cominciato nel 2014. Zelensky ha fatto capire di essere pronto a un compromesso, per esempio il congelamento della linea del fronte – quindi nessun ritiro russo – e la totale smilitarizzazione della regione di Donetsk, se non di tutto il Donbas. Anche da parte russa ovviamente.
Secondo un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv diversi ucraini, circa il 40%, sarebbero pronti ad accettare la cessione del Donbas se questo volesse dire la fine della guerra e una serie di garanzie occidentali alla sicurezza del paese. In sostanza nessuna nuova invasione. La percentuale, il 40%, è in deciso aumento rispetto all’inizio della guerra, quando però non si parlava ancora di garanzie occidentali alla sicurezza ucraina.
In piena guerra è impossibile dare questi numeri per certi, ma di sicuro evidenziano il grado di stanchezza della società ucraina. Soprattutto viste le condizioni proibitive – freddo e buio – che sempre più persone devono sopportare.
L’eventuale cessione del Donbas a Mosca sarebbe quindi collegata a un solido pacchetto di garanzie per gli ucraini. Zelensky ha detto che l’accordo con americani ed europei è chiuso. Ma i russi lo accetterebbero? Al momento no. La portavoce del ministero degli esteri, Maria Zakharova, ha detto addirittura che la NATO ha un piano per attacare la Russia dal territorio ucraino. Un circolo vizioso.
Parti quindi ancora lontane, molto lontane. Stasera gli ucraini hanno parlato di colloqui produttivi ma in questo quadro i russi sono pronti ad andare avanti. Il numero dei soldati morti al fronte – alcuni dicono oltre un milione – non interessa il Cremlino. La guerra potrebbe durare ancora a lungo.
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