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Mattarella prova a smussare il decreto repressione

Mattarella

“Interlocuzione ottima con il Colle”, fa sapere il Governo, ma fino all’ultimo tra il Quirinale e Palazzo Chigi ci sono stati continui contatti e anche un colloquio con il sottosegretario Mantovano per smussare tutte le parti più a rischio di incostituzionalità del decreto che arriverà domani sul tavolo del Consiglio dei ministri, insieme ad un disegno di legge. Ma se quest’ultimo avrà tempi lunghi nell’iter in Parlamento, e forse cambierà, il decreto legge andrà in vigore subito e conterrà le due misure – molto riviste rispetto a ciò che Giorgia Meloni e Matteo Salvini volevano – e che in ogni caso, pur passando il vaglio della costituzionalità degli uffici del Quirinale, alzano un altro po’ l’asticella della stretta securitaria nel Paese. Si tratta del cosiddetto scudo penale per gli agenti e del fermo preventivo. Rispetto alle proposte iniziali, lo scudo penale si trasformerebbe in un altro registro, rispetto a quello degli indagati, nel quale entrano quelle azioni che abbiano una giustificazioni, una reazione da parte dell’eventuale indagato, in caso di pericolo o fatti gravi e per non violare l’articolo della Costituzione sull’uguaglianza di tutti i cittadini, la norma varrebbe per tutti, non solo per gli agenti. Sul fermo preventivo, che solo pochi minuti prima dell’incontro tra Mattarella e Mantovano il ministro Piantedosi difendeva, questo dovrebbe diventare uno sorta di accompagnamento in Questura, per il tempo della durata della manifestazione, ma dal Quirinale avrebbero fatto sapere che non basta esser sospettati di voler fare azioni violente per essere fermati. Il ministro dell’Interno Piantedosi oggi è andato al Senato dove si sono votate delle risoluzioni, l’atteggiamento del ministro così accusatorio nei confronti delle opposizioni, strumentalizzando gli incidenti e alzando il livello dello scontro politico, hanno reso impossibile qualsiasi dialogo. Le opposizioni hanno presentato una risoluzione unitaria, chiedendo ad esempio che vengano spostati dall’Albania gli agenti di polizia per aumentare l’organico nelle città, respingendo la stretta repressiva che Meloni e Salvini vorrebbero nuovamente imporre.

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