Nella partita della Groenlandia l’Italia non gioca a favore dell’Europa
20 gennaio 2026|Luigi Ambrosio
CONDIVIDI

Il consiglio europeo di giovedi sarà straordinario in tutti i sensi. Non era previsto nel calendario ufficiale di Bruxelles e, soprattutto, è straordinaria la circostanza, la minaccia – lui stesso l’ha definita così – di Trump all’Europa sulla Groenlandia. Dopo una giornata come quella di ieri, in cui il presidente degli Stati Uniti ha scritto alle autorità della Norvegia per dire che siccome non gli hanno dato il Nobel per la Pace allora è autorizzato a fare la guerra, e dopo le reiterate minacce di Washington all’Europa, ce ne sarebbe abbastanza perché Meloni vada in Parlamento a riferire. Invece, fino a questo momento, niente. Nonostante la richiesta delle opposizioni.Il governo italiano ha assunto una posizione che giornali e tv amici definiscono di mediazione. In realtà, l’Europa si divide tra chi cerca di dare una risposta e chi si inchina agli Stati Uniti. Il governo italiano è nella seconda lista. Mentre Londra, Parigi, Berlino, la Commissione,
gli scandinavi ipotizzavano una risposta ferma, Roma, con il ministro degli Esteri Tajani e quello della Difesa Crosetto, si metteva di traverso. Meloni, invece, zitta. Una guerra commerciale potrebbe fare molto male, ma in gioco ci sono la sovranità tanto sbandierata e il famoso diritto internazionale che viene evocato nel dibattito politico a corrente alternata: quando conviene farlo, lo si assume, altrimenti anche no. In questo caso, da Palazzo Chigi, anche no. Il risultato è che, comunque andrà la partita, l’Italia l’avrà giocata contro l’unità europea. In fondo era questo che avevano annunciato, Salvini e Meloni, 4 anni fa, ed è questo che stanno facendo. Sia quando si tratta di contrapporsi all’aggressività russa sia ora, quando si tratta di contrapporsi all’aggressività statunitense. Rimangono forti, in Fratelli d’Italia, le pulsioni anti-europee. Della Lega non parliamone nemmeno. Ci sarebbe Forza Italia ma evidentemente, da quelle parti, non sono all’altezza.
Continua la lettura


Corridoi chiusi per i borsisti da Gaza: le vite sospese di Sama, Ibrahim e Hamza
11 marzo 2026|Claudio Jampaglia

Politica e magistratura, storia di una relazione spesso pericolosa. L’opinione di due storici
11 marzo 2026|Raffaele Liguori