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“Misure illegittime, intervenga Bruxelles”

Oggi il ministro dell’Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner sarà a Roma per incontrare l’omologo italiano Alfano. All’ordine del giorno le misure annunciate da Vienna sulla frontiera del Brennero. Misure che, se verranno attuate, sarebbero un colpo mortale a Shenghen e alla libera circolazione prevista dai Trattati europei. Ma qual è la posizione del governo italiano? Ne abbiamo parlato con Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, l’uomo che segue Renzi in tutte le trattative europee.

Sottosegretario Gozi, come valuta l’annuncio di Vienna di voler costruire una barriera al confine del Brennero?

A noi sembra che sia un intervento né legittimo, né necessario e proporzionale. Auspichiamo che la Commissione intervenga, ha già chiesto dei chiarimenti, auspichiamo che eserciti tutte le sue prerogative. Per noi la soluzione non sono le barriere e i muri.

In che senso non è proporzionale?

E’ una decisione assolutamente non giustificata alla luce dei dati sui flussi. Non c’è un aumento degli arrivi rispetto lo scorso anno. una decisione proporzionale: non si possono costruire muri e mandare soldati alle frontiere sulla base di semplici ipotesi di possibile aumento dei flussi.

Si tratta di una scelta illegittima dal punto di vista delle regole europee?

Non è legittima perché nello spazio Schenghen non si possono prendere decisioni unilaterali, bisogna lavorare insieme, d’intesa con i partner e con la Commissione europea. Ci sono molti elementi critici dal punto di vista della legittimità di queste annunciate misure e per questo auspichiamo un intervento della Commissione europea e del resto non vediamo come rinunciare a Shenghen possa aumentare in alcun modo la sicurezza. Quello che dobbiamo fare non è costruire muri tra noi paesi europei ma accelerare i negoziati per avviare il prima possibile la guardia costiera europea che l’Italia ha sempre chiesto e che va realizzata il prima possibile. Invece che impiegare le loro energie minacciando frontiere nazionali le usassero nel negoziato europeo per una politica comune efficace.

Più in generale, che segnale politico arriva da Vienna?

E’ un segnale negativo, un segnale di rinuncia all’Europa. Rinunciare a Shenghen significa rinunciare alla libertà, rinunciare all’Europa. Un prezzo altissimo per un risultato inconsistente. Non è così che si gestiscono i flussi migratori né se ne previene un eventuale aumento.

  • Autore articolo
    Alessandro Principe
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    Trump ordina l'uscita degli USA da decine di organizzazioni internazionali come l'IPCC il panel che verifica e promuove dati e studi sul riscaldamento globale e poi da decine di organizzazioni ONU come tutte le commissioni economico e sociali, uffici del diritto e del commercio internazionale. Intanto l'Europa va verso la firma di un accordo di libero scambio (in discussione da 25 anni) con i Paesi dell'America Latina, il commento di Alfredo Somoza e l'analisi degli effetti sull'agricoltura europea di Andrea Coinu, responsabile Politiche internazionali della Flai-Cgil. A Roma c'è un palazzo che dal 2013 ospita decine di associazioni, gruppi, attività di quartiere oltre a decine di famiglie che ci vivono, si chiama Spin Time e a ottobre ha ospitato anche il Giubileo dei Popoli con rappresentanti dalle Chiese e dalle associazioni di base di mezzo mondo; solo che ora la Prefettura lo ha inserito nei palazzi da sgomberare e come ci racconta Chiara Compagno di Scomodo Roma, si preparano a resistere. Danilo De Biasio Direttore della Fondazione Diritti Umani, ci presenta la sua nuova trasmissione con Barbara Bracco (storica Università Milano-Bicocca) e Giovanni Scirocco (storico Università degli Studi di Bergamo), in onda ogni sabato alle 16h30, intitolata "Ma che storia è questa?".

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