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M5S: il direttorio contro Virginia Raggi

Un testa a testa durato fino a notte fonda che ha visto contrapporsi la sindaca di Roma Virginia Raggi e il direttorio nazionale del Movimento Cinque Stelle. L’obbiettivo: individuare contromosse per limitare gli effetti della bufera che si è abbattuta sulla giunta dopo la conferma dell’inchiesta giudiziaria che tocca l’assessore all’Ambiente Muraro e le omissioni della sindaca in merito proprio al fascicolo aperto.

La riunione fiume del direttorio, durata quasi cinque ore, con l’avallo di Beppe Grillo, ha chiesto a Virginia Raggi di fare un passo indietro e di azzerare tutti quegli incarichi che hanno di fatto scatenato le ire del Movimento: quindi, via dal gabinetto del sindaco Salvatore Romeo e Raffaele Marra. E via anche l’assessore all’Ambiente. Ritiro della delega per il titolare del Bilancio, De Dominicis, nominato due giorni fa ma in modo non collegiale. Sui primi due nomi la sindaca si sarebbe mostrata possibilista, mentre il destino dei due assessori appare ancora incerto.

E’ stata una giornata lunga e caotica quella di martedì, una giornata che ha mostrato senza veli un Movimento attraversato dalla sua prima vera crisi politica. Una giornata convulsa che si è dipanata tra gli attacchi delle opposizioni, le accuse della base, i post al vetriolo dei deputati grillini e diktat – veri o solo annunciati – di Beppe Grillo. La consapevolezza di tutti è che la tempesta romana possa far naufragare l’immagine e la credibilità del Cinque Stelle. Anche per questo è stata annunciata per oggi la calata del fondatore nella capitale per incontrare la sindaca e riaffermare in via ultimativa chi è che prende le decisioni importanti nel Movimento Cinque Stelle. Incontro che però è saltato.

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    Maria D'Amico
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    Le rivolte sono partite stavolta dai lavoratori dei bazar e dall’inflazione, ma in due settimane le istanze sono diventate un movimento generalizzato che riguarda tutte le province e coinvolge anche le minoranze etniche, come ci spiega Paola Rivetti, docente alla Dublin City University (Irlanda), esperta di Iran: “Viviamo in un momento dove informazione e disinformazione sono spesso difficili da separare, ma queste proteste rappresentano sicuramente una minaccia esistenziale per il regime. E la risposta del regime non sembra efficace. Dopo quindici anni di proteste e di risposte sempre più repressive e violente, la piazza vuole la fine del regime”. I dubbi di un intervento militare USA o israeliano non semplificano lo scenario, anzi, come le voci che dalla diaspora vorrebbero già eleggere un nuovo capo sulla testa (come il figlio dell’ex monarca) delle tante differenze da ricomporre nel Paese. Di Paola Rivetti è in uscita per Laterza: "Storia dell'Iran, Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025)". Ascolta l'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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