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M5S: il direttorio contro Virginia Raggi

Un testa a testa durato fino a notte fonda che ha visto contrapporsi la sindaca di Roma Virginia Raggi e il direttorio nazionale del Movimento Cinque Stelle. L’obbiettivo: individuare contromosse per limitare gli effetti della bufera che si è abbattuta sulla giunta dopo la conferma dell’inchiesta giudiziaria che tocca l’assessore all’Ambiente Muraro e le omissioni della sindaca in merito proprio al fascicolo aperto.

La riunione fiume del direttorio, durata quasi cinque ore, con l’avallo di Beppe Grillo, ha chiesto a Virginia Raggi di fare un passo indietro e di azzerare tutti quegli incarichi che hanno di fatto scatenato le ire del Movimento: quindi, via dal gabinetto del sindaco Salvatore Romeo e Raffaele Marra. E via anche l’assessore all’Ambiente. Ritiro della delega per il titolare del Bilancio, De Dominicis, nominato due giorni fa ma in modo non collegiale. Sui primi due nomi la sindaca si sarebbe mostrata possibilista, mentre il destino dei due assessori appare ancora incerto.

E’ stata una giornata lunga e caotica quella di martedì, una giornata che ha mostrato senza veli un Movimento attraversato dalla sua prima vera crisi politica. Una giornata convulsa che si è dipanata tra gli attacchi delle opposizioni, le accuse della base, i post al vetriolo dei deputati grillini e diktat – veri o solo annunciati – di Beppe Grillo. La consapevolezza di tutti è che la tempesta romana possa far naufragare l’immagine e la credibilità del Cinque Stelle. Anche per questo è stata annunciata per oggi la calata del fondatore nella capitale per incontrare la sindaca e riaffermare in via ultimativa chi è che prende le decisioni importanti nel Movimento Cinque Stelle. Incontro che però è saltato.

  • Autore articolo
    Maria D'Amico
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    Trump minaccia direttamente il presidente colombiano Gustavo Preto (foto): "deve stare attento al suo didietro" ha detto, nonostante la sinistra colombiana abbia preso le distanze da Maduro da molto tempo. Ma l'obiettivo dell'amministrazione USA sono le elezioni legislative e presidenziali di primavera. L'incognita delle guerriglie al confine con il Venezuela, i tre milioni di rifugiati venezuelani e il ruolo della violenza politica in un Paese estremamente polarizzato sono le incognite che Paolo Vignolo, docente di Storia contemporanea all'Università nazional di Bogotà, ci propone come riflessione. "Quello che gli USA stanno dicendo è che non tollereranno un nuovo governo di sinistra in Colombia e faranno di tutto per influenzare le elezioni a favore della destra, cosa che hanno già fatto in Argentina, in Honduras e in maniera meno spudorata in Cile ed Ecuador". L'intervista di Claudio Jampaglia e Cinzia Poli.

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