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Lo scioglimento di Forza Nuova tra elementi giuridici e numeri in Parlamento

assalto roma forza nuova ANSA

I fautori della messa al bando di Forza Nuova si dicono ottimisti soprattutto ora che la discussione al Senato e alla Camera è stata calendarizzata per mercoledi prossimo.
“Avremo la maggioranza e poi Draghi si comporterà di conseguenza” affermano.

Il Governo in effetti attenderà il voto delle mozioni contro Forza Nuova, prima di agire. Ma rimane orientato a sciogliere la formazione fascista. In questi giorni Palazzo Chigi sta consultando esperti di diritto e costituzionalisti per arrivare a una decisione basata su solidi argomenti giuridici.

Un decreto che imponesse lo scioglimento con la formula della straordinaria necessità e urgenza sarebbe possibile come conseguenza dell’assalto alla sede della Cgil, sabato scorso. E poi ci sono i precedenti penali dei leader per reati legati alla loro attività politica. E il pronunciamento della Corte di Cassazione che già nel 2012 ribadì la natura nazifascista di Forza Nuova.

Preoccupa poco l’argomento di chi sostiene che sciogliere Forza Nuova significherebbe sparpagliare i suoi membri in altre formazioni. “E chi se li prende? La Meloni? O la Lega? Con tutti i fari accesi su di loro?” è il ragionamento.

Insomma gli elementi giuridici ci sono e i numeri in Parlamento non dovrebbero mancare, nonostante l’opposizione di tutto il centrodestra, con una linea condivisa sia da Fratelli d’Italia che sta all’opposizione sia dalla Lega e, tranne poche eccezioni, da Forza Italia, che stanno in maggioranza: “O si sciolgono tutte le formazioni estremiste, anche quelle di sinistra, o niente”.

Ci sarà quindi una spaccatura nella maggioranza di governo su un tema dal fortissimo contenuto ideologico ed è casomai questo il timore maggiore nonché il fattore che potrebbe eventualmente fare cambiare idea a Draghi. Ecco perché non solo l’esito del voto delle mozioni di scioglimento ma anche il modo con cui verrà condotto il dibattito in aula saranno osservati con grande attenzione

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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