L’Italia non farà parte del Board of peace for Gaza perché non lo permette la Costituzione

Un atteggiamento di apertura. Giorgia Meloni dice di considerare in questo modo, con “apertura” la creazione del Board for peace for Gaza, come qualcosa che può essere “interessante”, dice, ma per ora dall’Italia non c’è un via libera a farne parte, per una questione di incompatibilità costituzionale. E comunque non è escluso che oggi Giorgia Meloni faccia tappa a Davos, dove Trump terrà a battesimo il Board. Da parte della presidente del Consiglio c’è sempre, anche in questo caso, quella posizione un po’ ambigua, di volersi ritenere la migliore alleata di Donald Trump, ma stare anche dalla parte dell’Europa, pensando o almeno facendo credere di riuscire a fare cambiare idea al presidente USA. Ridimensiona tutto ad un problema di comunicazione, ad una mancata comprensione dei rispettivi interessi e anche la decisione di Trump di ritirare i dazi sulla Groenlandia è considerata da Meloni quasi un risultato ottenuto grazie alla sua diplomazia. In ogni caso l’Italia non farà parte del Board, per incompatibilità costituzionale e per un problema politico. A quel board siederà anche Putin e per quanto Meloni tenga ad essere vicina a Trump, dopo anni di sostegno all’Ucraina, sedersi ad un tavolo con Putin diventa difficile da spiegare. E poi resta un impedimento costituzionale, l’articolo 11 dice che l’Italia non può cedere pezzi di sovranità dove non ci siano condizioni di parità tra gli Stati. Un ostacolo che la presidente del Consiglio non può superare, anche perché i contatti con il Quirinale che da Palazzo Chigi dicono essere avvenuti con la massima consonanza, su questo sono stati molto chiari, al Board l’Italia non c’è, ma Meloni aggiunge anche “per ora”.
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