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Salvini prova a colmare il silenzio di Draghi, la stampa contro Ricciardi e le altre notizie della giornata

vaccini moderna ANSA

Il racconto della giornata di martedì 16 febbraio 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il governo di Draghi dovrà esprimersi presto sul blocco degli sfratti, mentre le Regioni guidate dalla Lega vogliono acquistare da sole le dosi dei vaccini dopo l’ennesimo ritardo di Moderna e Salvini prova a sfruttare il silenzio del premier per eleggersi a protagonista. La Santa Inquisizione dei Quotidiani Italiani, a parte qualche rara eccezione, ha messo sotto processo Walter Ricciardi, consulente del Ministro Speranza, perché è un convinto sostenitore del lockdown. Infine, i dati di oggi sull’andamento dell’epidemia da COVID in Italia.

Salvini sfrutta il silenzio di Draghi per provare a dettare la linea

(di Anna Bredice)

L’unità qui non è un’opzione ma un dovere“, aveva detto così Draghi al primo Consiglio dei Ministri e lo ribadirà domani come uno degli obiettivi del suo lavoro dei prossimi mesi, a maggior ragione visto che in soli tre giorni si sono visti già segnali di voci discordanti. 
È soprattutto una la voce che si sente di più, quella di Salvini che in poche ore ha fatto capire di voler essere un protagonista in questo governo, ha annunciato che vedrà tutti i capi dei partiti, ha chiesto che Draghi faccia il ponte sullo stretto e infine alla domanda se l’euro è irreversibile ha risposto di no. 
Se Draghi ha fatto una consegna del silenzio prima del suo discorso di oggi, è probabile che sia un silenzio che gli stia pesando parecchio. Domani è atteso al Senato con un discorso non molto lungo a quanto pare, pochi punti, le priorità per cui Mattarella l’ha chiamato: vaccinazioni, ripresa economica, Recovery Fund e l’uscita dalla pandemia al più presto. Sull’ultimo punto spiegherà forse un po’ di più se sceglierà una linea di rigore e di chiusure come è sembrato in queste prime ore, parlerà di scuola, forse del prossimo blocco dei licenziamenti da prorogare, ma sicuramente parlerà dell’ambiente e di quel ministero alla transizione ecologica che ha rappresentato la svolta per i Cinque stelle per entrare nel governo. Draghi sarà consapevole che più punterà su quel ministero domani, sottolineandone l’importante come investimento di una crescita futura, più riuscirà forse a sciogliere i dubbi dei dissidenti grillini in Parlamento. 
Dal Movimento dicono che non dovrebbero essere più di dieci quelli che voteranno no, perché Crimi ha fatto capire che il voto sulla piattaforma Rousseau è vincolante e se si dice di no si aprirà la via per l’espulsione. Nella ex maggioranza intanto domani si faranno le prove di un coordinamento unitario, per continuare ad alimentare una alleanza che deve poter vivere anche fuori. 

Blocco degli sfratti. Draghi è circondato da chi vuole cancellarlo o depotenziarlo

(di Massimo Alberti)

Un altro tema su cui si misurerà l’attenzione al sociale del governo è il blocco degli sfratti. Le premesse non sono buone. Al momento il blocco è prorogato fino al 31 giugno, ma sono decine gli emendamenti al decreto Milleproroghe – che va convertito in legge entro il 28 febbraio – che vogliono cancellarlo o depotenziarlo.
E con ogni probabilità sarà questa la direzione, visto che gli emendamenti arrivano da Lega, Forza Italia, Italia Viva, dal PD e dai 5 Stelle, ovvero tutti quelli che sostengono Draghi. Se la destra punta a cancellare del tutto la misura, il PD propone di differenziare gli sfratti pre e post-Covid, i 5 stelle di legarlo alla riduzione del reddito durante l’emergenza.
La pandemia però è ancora nel pieno e sono centinaia di migliaia le persone che rischiano di restare senza un tetto: 100mila circa sono i provvedimenti di sfratto emessi negli ultimi 2 anni. Ancor di più quelli a rischio: sono circa 800mila le richieste di contributo all’affitto presentate a livello nazionale nel 2020. La fascia di popolazione interessata è quella più povera e più giovane: secondo Banca d’Italia vive in affitto il 47% di chi ha un reddito fino a 15mila euro l’anno. Le pressioni per togliere il blocco da parte delle associazioni di proprietari – confedilizia in testa – sono fortissime. Per questo oggi hanno manifestato davanti a Montecitorio, e in altre città italiane tra cui Milano, le associazioni degli inquilini ed i movimenti per il diritto all’abitare. Massimo Pasquini è segretario nazionale dell’unione inquilini:


 

La stampa si schiera contro Ricciardi

(di Michele Migone)

La Santa Inquisizione dei Quotidiani Italiani, a parte qualche rara eccezione, ha messo sotto processo Walter Ricciardi, consulente del Ministro Speranza, trattato come un Savonarola del Covid, perché è un convinto sostenitore di un lockdown di alcune settimane come unico strumento per sconfiggere il Virus.
I giornali vanno dove tira l’aria politica, ma soprattutto dove spingono gli imprenditori a cui appartengono. E quest’ultimi, di chiusure totali non ne vogliono sapere. L’economia deve girare a ogni costo e chi chiede di chiudere deve essere messo all’indice. Soprattutto se poi può essere ascoltato dal ministro della salute.
Il metodo è quello di ridicolizzare lo scienziato. Non di entrare nel merito delle sue affermazioni, ma farlo apparire come un personaggio poco serio. Così vengono tirati fuori i suoi trascorsi di attore negli anni’80 nel film L’ultimo Guappo con Mario Merola. “Con chi abbiamo a che fare” scrive Vittorio Feltri.
Con uno frustrato perché voleva fare il ministro, ma Draghi ha tenuto Speranza, ci racconta invece il Corriere della Sera, in un ritratto al vetriolo di Ricciardi, dipinto non solo come un ambizioso deluso e incazzato, ma anche come uno che all’inizio dell’epidemia non ne ha azzeccata alcuna. (Fosse stato il solo!)
Uno che soffre di una “incontenibile foga esternatoria”, lo ritrae La Stampa, uno che da mesi “semina ansia sui teleschermi” spiega Il Tempo di Roma. Un tiro al bersaglio che va avanti da giorni. Cannonate su cannonate. Dal Centro e da Destra. Nessuno che ricordi di quando Ricciardi si dimise dall’Istituto Superiore di Sanità perché in polemica con il governo Conte 1 e l’approccio antiscientifico di Salvini e alleati sui vaccini.
Si, proprio i vaccini. Ma per molti quotidiani è più importante quella scena dell’Ultimo Guappo. Buona lettura a tutti.

I riders all’ultimo posto in Italia. 3,77 euro a consegna dopo il contratto

(di Mattia Guastafierro)

Che il contratto firmato tra le piattaforme di consegna a domicilio e il solo sindacato Ugl fosse un contratto pirata, i riders lo denunciano dall’inizio. Adesso arriva la conferma. Per effetto di quell’accordo le paghe dei fattorini si sono notevolmente abbassate. Da 4 euro e mezzo lordi per una consegna di circa 20 minuti – tra quelle più brevi – a 3,77 euro. Questa la tariffa che Deliveroo sta applicando da tempo ai suoi fattorini. Schiavi dell’algoritmo, i riders in Italia sono all’ultimo posto. Senza tutele, senza subordinazione e prigionieri del cottimo. Tutto ciò, mentre in un anno di pandemia, i volumi delle piattaforme siano schizzati alle stelle. La Fit Cisl del Lazio ha calcolato il taglio delle paghe. Marino Masucci ne è il segretario.

Solo Just Eat per il momento, tra le aziende, ha dato segnali in controtendenza, promettendo l’assunzione da marzo di 3mila riders e uscendo da Assodelivery, l’associazione che rappresenta le piattaforme. La lotta dei sindacati è per la firma di un serio contratto collettivo nazionale, che preveda la subordinazione e la paga oraria. La trattativa al ministero del Lavoro è però ferma da mesi. E oggi non si sa se e quando verrà riattivata.

Ancora ritardi da Moderna: le Regioni puntano all’acquisto in autonomia

Al momento le persone a cui in Italia sono state fatte le due iniezioni necessarie sono circa un milione e 300mila, ma resta l’incertezza sulle forniture promesse dalle case farmaceutiche. Dopo i rallentamenti delle scorse settimane, oggi una portavoce della Commissione Europea ha detto che l’azienda Moderna ha annunciato “qualche ritardo” sulle consegne di febbraio. Nel nostro Paese i presidenti di diverse regioni vorrebbero provare a rimediare comprando le dosi da sole, senza aspettare che vengono acquistate a livello nazionale. Si dicono pronte a farlo le regioni del nord, quelle a guida leghista – dalla Lombardia al Veneto – ma anche l’Emilia-Romagna governata dal Pd. Il coordinatore salute della conferenza delle regioni ha detto di aver chiesto l’autorizzazione al governo, che dovrà prendere una decisione. Domattina alle 9.35 la trasmissione Prisma di radio popolare ne parlerà con l’assessora alla sanità del Veneto e il vicepresidente della commissione sanità del Lazio.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

336 morti, 10386 nuovi casi, il 3,8% dei test effettuati. Sono i dati di oggi del bollettino del Ministero della Salute sul coronavirus. Continua la crescita di casi in Umbria, forte l’aumento anche in Abruzzo e in Piemonte. E anche nel Lazio, dove l’assessore alla sanità D’Amato ha sottolineato l’arrivo della variante inglese.
15 in meno i posti occupati nelle terapie intensive a fronte di 154 nuovi ingressi. Sono risalite a sei le regioni oltre la soglia critica del 30% di posti letto in terapia intensiva occupati da malati COVID.
Tra queste 6 regioni ci sono le Marche, che sono anche oltre la soglia critica del 40% per quanto riguarda la saturazione dei reparti ordinari.
 Il presidente della Regione ha annunciato che da domani mattina alle 8 fino alla mezzanotte di sabato verranno poste limitazioni agli spostamenti da e per la provincia di Ancona: ci si potrà spostare solo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute, di studio e per il rientro a casa propria, presentando l’autocertificazione.

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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