L’8 marzo di Meloni, alla larga dai diritti delle donne

Mentre fuggiva dal Parlamento, che le chiedeva una parola sulla guerra, Giorgia Meloni teneva qualche giorno fa un discorso che, nella situazione data, è passato quasi inosservato. L’occasione era l’imminente ottantesimo del voto alle donne: 10 marzo 1946, elezioni amministrative, qualche mese prima dello storico referendum Monarchia – Repubblica. In quel discorso c’è tutta la cultura della prima donna che in Italia è diventata presidente del Consiglio. ‘Sacrifici’, ‘determinazione’, ‘coraggio’, ‘talento’ le parole usate per le donne che si sono affermate in questi 80 anni. Meloni ha portato ad esempio le donne che si sono sacrificate, che hanno combattuto, e le donne di talento. Bene, ma la Costituzione dice che la Repubblica rimuove gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza. Quindi, oggi tocca proprio a lei lavorare per le donne, per tutte le donne, anche e, soprattutto, per quelle che da sole non ce la fanno. Invece, per fare solo un esempio, la maggioranza ha appena affossato il congedo paritario per i neo papà, che sarebbe una cosa importantissima per le mamme. Ha elogiato le donne che non hanno avuto paura di essere ciò che sono, ‘le donne non devono mimetizzarsi, imitare gli uomini’, ha detto. Peccato che lei, il primo giorno di Governo, abbia fatto pubblicare un editto per la stampa che diceva: chiamatemi IL presidente del Consiglio.
Non si è poi trattenuta da un attacco al femminismo, forse avrebbe potuto evitare, mentre celebrava una cosa grande che ha unito tutte le donne italiane 80 anni fa, e che è stata conquistata da quelle che hanno lottato.
Per l’opposizione, invece, ha avuto parole di ringraziamento per l’impegno comune contro la violenza di genere. I fatti, però, ci dicono che solo poche settimane fa Meloni si è rimangiata la parola data sulla questione del consenso nel ddl stupri. Ricordate la foto della stretta di mano con Elly Schlein? Una presa per i fondelli.
A completare il quadro, in sala con lei, mezzo governo, l’associazione di destra Giornaliste Italiane, Arisa che ha cantato l’inno di Mameli, l’atleta e mamma Francesca Lollobrigida, che ha annunciato alla platea di cercare una nuova gravidanza, tra gli applausi entusiasti della ministra (pardon, del ministro) Roccella. Che dire? Buon otto marzo, facciamoci sentire.
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