Joseph Kamaru, il musicista keniota che non ha taciuto davanti ai potenti

Col nome d’arte di KMRU, Joseph Kamaru è un musicista nato a Nairobi e, di base a Berlino, affermato come sound artist. KMRU ha curato una antologia, Heavy Combination 1966-2007, pubblicata recentemente in cd, vinile e digitale dalla etichetta londinese Disciples, e consacrata alla produzione di un altro Joseph Kamaru, cantante e chitarrista: suo nonno. Joseph Kamaru era nato nel 1939 in Kenia, e nel ‘57 era arrivato a Nairobi. Svolgendo lavori umili Kamaru riesce a mettere assieme abbastanza denaro da potersi comprare una chitarra, ma da autodidatta impara anche a suonare la fisarmonica e le tastiere; alla metà degli anni sessanta forma con la sorella Catherine Muthoni la Kamaru Celina Band, a cui faranno poi seguito altre formazioni, denominate City Sound Band, Kamaru Super Stars e Kamaru Supersounds. La sua carriera musicale decolla nella seconda metà degli anni sessanta – il primo grande hit è Celina, nel ‘67 – per continuare a gonfie vele per circa trent’anni. Kamaru è stato un interprete prominente del benga, la musica moderna keniota, ma la sua produzione ha fatto tesoro di molteplici influenze, dall’highlife del Ghana al soukous del Congo-Zaire, e di fronte al nuovo Kamaru non si è tirato indietro, utilizzando per esempio ad un certo punto anche la batteria elettronica. Carismatico, Kamaru ha costruito il suo successo da un lato sulle sue doti di trascinante performer dal vivo, che per decenni è stato il re dei locali notturni di Nairobi, dall’altro sulla varietà e l’aderenza alla realtà dei suoi contenuti: Kamaru con le sue canzoni ha impartito lezioni di vita, si è rapportato con la scena politica del suo paese, ha osservato in maniera critica i costumi. L’impatto delle sue canzoni può essere testimoniato da un suo brano della fine degli anni sessanta, Ndari Ya Mwarimu, in cui immaginava una relazione insegnante/studente, e faceva la morale al primo: gli insegnanti reagirono minacciando uno sciopero nazionale. Kamaru nelle sue canzoni caldeggiava il romanticismo, le relazioni durevoli, e metteva in guardia dai problemi creati dai pettegolezzi. Kamaru fu in buoni rapporti con Jomo Kenyatta, primo ministro e poi presidente del Kenia dopo l’indipendenza, che però non gradì una canzone con cui nel ‘75 Kamaru condannò l’omicidio di Josiah Mwangi Kariuki, politico che era stato segretario di Kenyatta e che aveva assunto posizioni critiche nei suoi confronti: l’uccisione con una bomba di Kariuki aveva suscitato grandi proteste degli studenti dell’università di Nairobi, che furono represse con durezza dalla polizia. Kamaru fu poi vicino al presidente successivo, Daniel arap Moi, tessendone anche le lodi: ma anni dopo l’intesa si guastò quando Kamaru sostenne l’esigenza di una democrazia con pluralismo partitico. Raro caso di musicista africano della generazione emersa negli anni delle indipendenze africane che non si è piegato o non ha taciuto di fronte ai potenti, Joseph Kamaru è una figura fondamentale per una storia dei rapporti della musica africana moderna con la politica e i leader africani dell’epoca. Heavy Combination 1966-2007 è corredata da saggi, uno dei quali firmato dal nipote, e da accurate note esplicative su ognuno dei brani.
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