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In 10 mila a Milano “contro i Giochi insostenibili”

Hanno portato in piazza i larici tagliati a Cortina per fare spazio alla pista da bob, gli adesivi delle marmotte cacciate da Livigno, i cartelli con le opere incompiute, il tema dei costi lievitati da 2 a oltre 6 miliardi di euro – extracosti che pagheranno i cittadini – hanno manifestato per un modello di sviluppo diverso da quello dei grandi eventi come le Olimpiadi “che assorbono troppe risorse pubbliche che potrebbero andare per casa, sanità, lavoro” hanno detto durante il corteo. Tematiche che tornano nelle strade di Milano undici anni dopo Expo 2015. Un corteo fatto di parole, discussioni, musica (decisamente più originale del solito tra techno e Vasco Rossi, canti di montagna e il punk hardcore anni ’80, la summer of love del ’67 e il rap, un piacevole viaggio avanti e indietro nel tempo). In oltre diecimila hanno manifestato da Porta Romana al Corvetto, almeno il doppio di quanti se ne aspettavano gli attivisti del C.I.O., il Comitato Insostenibili Olimpiadi che ha organizzato la protesta. Il decreto sicurezza appena votato dal Governo ha allargato la partecipazione invece che restringerla, “ha vinto la voglia di manifestare invece della paura” hanno detto gli attivisti. “Siamo qui anche per garantirci il diritto di stare in piazza e manifestare” hanno spiegato. Con loro tanti giovani e tante bandiere della Palestina: le mobilitazioni per la Flottilia di alcuni mesi fa hanno lasciato il segno. E poi Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, i sindacati di base, bandiere e spezzoni di associazioni ambientaliste. A fine corteo a Corvetto il gruppo di testa dei manifestanti imbocca la strada che porta alla tangenziale e trova davanti a sé un muro di polizia. Partono fuochi d’artificio e petardi da un lato, lacrimogeni e idranti dall’altro. Poi la polizia carica travolgendo le prime file del corteo. Alcuni manifestanti restano contusi. A margine dei momenti di tensione sei giovani vengono fermati, denunciati e poi rilasciati in serata.

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