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Il discorso di Mattarella: il Paese dei numeri e il Paese reale

I numeri dicono che l’occupazione è ai massimi, che l’export tira, che il turismo è un successo. Il Paese reale dice che i salari sono bassi, le liste di attesa infinite, che alle cure si rinuncia, e che i giovani vivono un disagio fatto di precarietà e incertezze. È la fotografia dell’Italia che emerge dal discorso di fine anno di Mattarella.
E se la parola dell’anno è ‘rispetto’, il rispetto lo si mette in pratica contrastando le morti sul lavoro, lottando contro i femminicidi, garantendo i diritti costituzionali ai detenuti. E qui Mattarella ha tirato la prima stoccata al governo: “i detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha portati a commettere crimini”. Una risposta alla frase infame “è una gioia non lasciarli respirare” pronunciata dal sottosegretario Delmastro.
Le altre due allusioni critiche sono state relative a due cardini della propaganda della destra: immigrazione e criminalità. Gli immigrati che amano l’Italia e ne vogliono diventare parte sono patrioti, ha detto Mattarella. I crimini invece sono in forte riduzione da dieci anni a questa parte, ha ricordato. Nel suo discorso ha citato due donne, Giulia Cecchettin e Cecilia Sala. E, prima, la bambina di Gaza morta di freddo. Emblema delle guerre e delle barbarie che le accompagnano. Pace, dice Mattarella, anzi vera pace, e guardando all’Europa, ancora una volta, nessuno sconto alla Russia di Putin, che con la sua aggressione all’Ucraina è responsabile della guerra. E del riarmo.
Visioni del mondo e culture in conflitto in un mondo sempre più polarizzato, sempre più radicalizzato. In Italia il discrimine è la Costituzione. E questo sarà l’anno dell’ottantesimo anniversario della Liberazione. Mattarella lo ha ricordato per dare uno scossone alla politica, che deve consolidare i presupposti della Costituzione. A Palazzo Chigi però ci sono gli eredi del Movimento Sociale, e le opposizioni arrancano, e la politica nel suo complesso è responsabile della disaffezione crescente che si concretizza nell’astensionismo.

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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