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Il discorso di Mattarella: il Paese dei numeri e il Paese reale

I numeri dicono che l’occupazione è ai massimi, che l’export tira, che il turismo è un successo. Il Paese reale dice che i salari sono bassi, le liste di attesa infinite, che alle cure si rinuncia, e che i giovani vivono un disagio fatto di precarietà e incertezze. È la fotografia dell’Italia che emerge dal discorso di fine anno di Mattarella.
E se la parola dell’anno è ‘rispetto’, il rispetto lo si mette in pratica contrastando le morti sul lavoro, lottando contro i femminicidi, garantendo i diritti costituzionali ai detenuti. E qui Mattarella ha tirato la prima stoccata al governo: “i detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha portati a commettere crimini”. Una risposta alla frase infame “è una gioia non lasciarli respirare” pronunciata dal sottosegretario Delmastro.
Le altre due allusioni critiche sono state relative a due cardini della propaganda della destra: immigrazione e criminalità. Gli immigrati che amano l’Italia e ne vogliono diventare parte sono patrioti, ha detto Mattarella. I crimini invece sono in forte riduzione da dieci anni a questa parte, ha ricordato. Nel suo discorso ha citato due donne, Giulia Cecchettin e Cecilia Sala. E, prima, la bambina di Gaza morta di freddo. Emblema delle guerre e delle barbarie che le accompagnano. Pace, dice Mattarella, anzi vera pace, e guardando all’Europa, ancora una volta, nessuno sconto alla Russia di Putin, che con la sua aggressione all’Ucraina è responsabile della guerra. E del riarmo.
Visioni del mondo e culture in conflitto in un mondo sempre più polarizzato, sempre più radicalizzato. In Italia il discrimine è la Costituzione. E questo sarà l’anno dell’ottantesimo anniversario della Liberazione. Mattarella lo ha ricordato per dare uno scossone alla politica, che deve consolidare i presupposti della Costituzione. A Palazzo Chigi però ci sono gli eredi del Movimento Sociale, e le opposizioni arrancano, e la politica nel suo complesso è responsabile della disaffezione crescente che si concretizza nell’astensionismo.

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Bayer licenzia, è la prima volta in 125 anni di presenza in Italia. A rischio 49 lavoratori

    In 125 anni di storia in Italia è la prima volta che succede. Bayer licenzia senza cercare un accordo coi sindacati per uscite volontari o ammortizzatori sociali. L’azienda farmaceutica ha aperto una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 49 lavoratori e lavoratrici, tra informatori medico scientifici e addetti al sito milanese. Una scelta inspiegabile secondo i sindacati, che parlano di un cambio di approccio, proprio in un anno in cui vengono annunciati nuovi investimenti e progetti. La decisione è stata presa, ha spiegato l’azienda, a causa della scadenza della licenza su un farmaco per malattie cardiovascolari, che ha permesso l’ingresso sul mercato di farmaci generici a basso costo facendo perdere così centralità al medicinale targato Bayer. I tempi per trovare una soluzione sono stretti, spiegano a loro volta i sindacati che per domani hanno indetto otto ore di sciopero con presidio davanti a Assolombarda, dove una delegazione incontrerà i vertici aziendali per avviare una trattativa. Carmelo Razzano è un funzionario della Filctem Cgil che sta seguendo la vicenda.

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    L’8 gennaio 1947 a Londra, nasceva David Bowie, uno degli artisti più influenti del ventesimo secolo nonché tra le maggiori icone di sempre della cultura queer. “È merito suo l’aver sdoganato una certa estetica e provocazione verbale in ambito rock” spiega Piergiorgio Pardo ai microfoni di Volume. In quello che sarebbe stato il suo 79esimo compleanno, abbiamo ripercorso insieme l’impatto e l’eredità del Duca Bianco sulla cultura lgbtq+: dal detto “I’m gay because of David Bowie” alla sua identità fluida in continua evoluzione, ricordandone l’importanza attraverso alcuni dei brani più significativi. Ascolta l'intervista di Elisa Graci e Dario Grande a Piergiorgio Pardo

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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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    La nota fumettista e disegnatrice Pat Carra ha curato l'edizione del libro di Safaa Odah "Safaa e la tenda - Diario di una fumettista da Gaza" per Fandango Libri e ne ha firmato la postfazione. Dopo il 7 ottobre 2023, Safaa dal campo profughi di Al-Mawasi continua a disegnare, usando le pareti della tenda quando la carta finisce. Safaa racconta il genocidio con un tratto morbido per metterne in luce l'aspetto umano, parlando a tutte e tutti noi. Nel 2025 ha ricevuto lo Special Award di LICAF (Lakes International Comic Art Festival) per "Safaa and the Tent" 2023/2024, di cui il libro italiano è l'edizione estesa. Ha un grande seguito sulle sue pagine social e pubblica su giornali arabi e in Italia sulla rivista Erbacce, diretta proprio da Pat Carra, che è stata ospite a Cult. L'intervista di Ira Rubini.

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    A 30 anni dalla scomparsa del presidente socialista francese Francois Mitterand, ripercorriamo con Chawki Senouci la rinascita culturale che ha interessato un decennio di musica francese, tra africa, hip hop e french touch. Nella seconda parte, in compagnia di Piergiorgio Pardo, celebriamo il compleanno di David Bowie ripercorrendone le varie identità queer attraverso alcuni dei brani più significativi

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