I cori islamofobi dei tifosi spagnoli che imbarazzano il governo Sanchez

Un’amichevole trasformata in un caso internazionale. Minuto dieci del primo tempo: dagli spalti dello stadio di Barcellona esplode un coro. “Musulmano chi non salta”, un coro che si ripete poi per tutta la partita. L’arbitro georgiano Kabakov non comprende le parole e lascia correre, ignorando i fischi che avevano già coperto l’inno egiziano. Solo a metà gara i maxi schermi invocano il rispetto ai valori sportivi, ma ormai è tardi ed è impossibile controllare la situazione.
Un coro islamofobo, quello lanciato nella partita Spagna-Egitto, che crea anche una frattura tra gli spalti e la nazionale spagnola. I due giocatori più importanti della squadra, infatti, Nico Williams e Lamine Yamal, sono di origine africana e, al termine della partita, Yamal (che è musulmano) abbandona il campo senza salutare la tifoseria e lancia un messaggio sui social: “È stata una mancanza di rispetto intollerabile, solo gli ignoranti usano la religione per deridere”, ha scritto.
La stampa estera parla di vergogna internazionale e anche il governo di Pedro Sanchez ammette che l’immagine della Spagna è uscita a pezzi per due ragioni: la prima è perché Sanchez sta facendo di tutto per presentare la Spagna come un Paese aperto e tollerante verso gli stranieri; secondo, perché nel 2030 la Spagna ospiterà i mondiali insieme al Marocco e non può permettersi di lasciare gli spalti in mano agli ultras delle tifoserie. In un post sui social, Sanchez ha scritto che si tratta di insulti razzisti inaccettabili.
Ora, però, sia il Ministero dello Sport come la Federcalcio spagnola lavorano su come migliorare i protocolli antirazzismo e, soprattutto, su come rilanciare il dialogo con le tifoserie organizzate, visto che da lì è partito tutto e non si è trattato di cori spontanei. Secondo le prime analisi delle autorità, dietro agli insulti razzisti ci sarebbero gruppi diretti, organizzati dall’estrema destra. Un tipo di infiltrazione ben conosciuta all’interno degli stadi spagnoli che, negli scorsi anni, si è manifestata nei messaggi di odio rivolti contro il centravanti del Real Madrid Vinicius, brasiliano di origini nere. Ora la polizia spagnola lavora sui filmati per dare un nome e portare davanti alla giustizia i responsabili di questa scalata razzista.
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