“Andremo avanti nonostante gli attacchi sempre più scomposti e volgari di chi ci accusa di diffondere notizie false”. Con queste parole il portavoce del comitato dell’associazione nazionale magistrati Enrico Grosso ha portato il suo sostegno oggi all’avvio della campagna referendaria per il No del comitato della società civile.
Inizia oggi una campagna referendaria che durerà poco più di due mesi. Lunedì, infatti, il governo confermerà la data del 22 e 23 marzo, nonostante sia ancora in corso una raccolta di firme lanciata da un gruppo di cittadini e in questo modo non venga dato il tempo sufficiente perché la raccolta si possa concludere e poi la Cassazione pronunciarsi. In questi due mesi il Comitato per il No che si è riunito oggi a Roma in tutte le sue componenti, con una sala strapiena di persone, ha intenzione di spiegare agli elettori che la riforma sulla separazione delle carriere niente ha a che fare con un’amministrazione della giustizia migliore, con processi più rapidi, è in realtà una riforma della magistratura che mette in pericolo il principio dell’autonomia e della separazione dei poteri.
Del resto è stata la stessa Presidente del Consiglio ieri, nel corso della conferenza stampa di inizio anno, a svelare il vero obiettivo di questa legge, approvata in tempi rapidissimi affinché il referendum si tenesse prima delle elezioni politiche: “Governo e giudici devono andare nella stessa direzione”, ha sostenuto Giorgia Meloni, accusando i magistrati di impedire l’applicazione del decreto sicurezza e le misure di polizia, ma la magistratura non deve seguire gli ordini della politica. Con diversi esempi, con approfondimenti da parte di molti giuristi, anche di avvocati che sostengono il No, associazionismo e sindaci, tutto questo oggi è emerso, in particolare il pericolo di vedere scardinato il sistema costituzionale, che si avviò alla fine della guerra, a cominciare da quella data che il Capo dello Stato ha voluto celebrare già nel discorso di fine anno, gli 80 anni dalla nascita della Repubblica.
Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia oggi all’assemblea di Roma:


