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David Zé, il musicista angolese che la censura voleva far dimenticare

13 febbraio 2026|Marcello Lorrai
David Zé

Mentre il grosso dei paesi del Continente nero ha raggiunto l’indipendenza intorno al ’60, le colonie del Portogallo in Africa sono arrivate alla libertà con molto ritardo, provocando con la lotta armata la crisi del regime fascista culminata nella rivoluzione dei garofani dell’aprile ’74. In Guinea Bissau, Angola e Mozambico, la fase post-indipendenza è stata caratterizzata da turbolenze, contraddizioni all’interno dei movimenti di liberazione, e anche sanguinosi conflitti. In questo contesto la musica dei paesi colonizzati dai portoghesi si è trovata a pagare un prezzo pesante: prima, vittime della repressione portoghese, molti musicisti sono finiti in carcere o sono stati costretti all’esilio; poi, non sono mancati i musicisti che si sono trovati coinvolti, a volte loro malgrado, nelle convulsioni del dopo-indipendenza, e che sono caduti in disgrazia o addirittura, come nel caso di alcuni importanti protagonisti della musica angolana moderna, sono rimasti uccisi.

La ristampa da parte della etichetta franco-portoghese Jazzybelle Records del suo album Mutudi Ua Ufolo – Viuva da Liberdade, uscito mezzo secolo fa, offre l’occasione per rievocare la figura di David Zé e la sua tragica sorte. All’anagrafe David Gabriel José Ferreira, David Zé comincia la sua carriera come cantante delle orchestre che vanno per la maggiore a Luanda nella seconda metà degli anni sessanta, e forma il Trio da Saudade con Artur Nunes e Urbano de Castro: il gruppo, che mescola il semba angolano con merengue, rumba e bolero, per i suoi contenuti di valenza nazionalista è sorvegliato dalla Pide, la famigerata polizia politica del regime portoghese.

Negli anni che precedono l’indipendenza, Zé mette direttamente al servizio della lotta la propria arte: diventa uno degli animatori della Aliança Fapla-Povo – Fapla sta per Forze Armate Popolari di Liberazione dell’Angola – un gruppo di musicisti che si esibisce per i soldati con lo scopo di far passare la visione del Mpla, il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola, e elevare la coscienza delle masse, e viene nominato responsabile della musica dal ministero della cultura. In Angola non mancano mostri sacri della musica, come Liceu Vieira Dias, fondatore dello storico gruppo Ngola Ritmos. Ma le esibizioni di Zé e dei suoi compagni entusiasmano: Zé rappresenta una nuova generazione, capace di parlare ai giovani dei quartieri popolari.

Nel ’75 l’Angola diventa indipendente, e Zé realizza Mutudi Ua Ufolo, adesso ristampato, considerato in assoluto uno dei migliori album angolani dell’epoca: un disco che coniuga la brillantezza della musica con testi rivoluzionari ma anche di qualità, non meramente propagandistici. Nello stesso periodo pubblica anche un brano, O Guerrilheiro, in cui propugna l’unità fra le diverse organizzazioni della lotta di liberazione, Mpla, Fnla e Unita. Zé rimarrà vittima proprio delle divisioni che riteneva necessario combattere. Il 27 maggio del ’77 una componente frazionista del Mpla tenta il colpo di stato, che fallisce. La Disa, il servizio di sicurezza interna, risponde ferocemente, colpendo anche molti innocenti: le circostanze dell’assassinio di David Zé, Artur Nunes e Urbano de Castro sono rimaste oscure, ma la repressione della Disa è sfuggita di mano a Agostinho Neto, leader del Mpla, come lui stesso riconoscerà due anni dopo, e nella violenza della purga la devozione di Zé al Mpla non è bastata a salvarlo. In ogni caso negli anni successivi le canzoni di Zé spariscono dalla radio ed è come se Zé non fosse mai esistito.

Solo col nuovo millennio la produzione di Zé ha cominciato ad essere riscoperta e valorizzata a livello internazionale, e anche in Angola, dove il ricordo di Zé nonostante la censura non è stato cancellato, negli ultimi anni qualcosa si è mosso: nel 2022 il più importante canale privato angolano gli ha dedicato un programma.

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