Chi tutela la salute viene perseguitato: il mondo al contrario dell’inchiesta sui medici e i Cpr

La perquisizione di 23 colleghi medici e l’accusa di associazione a delinquere nei confronti del dottor Nicola Cocco (foto) è la perfetta rappresentazione di un mondo al contrario. Chi cerca di tutelare la salute, la dignità e la qualità di vita, come recita il Codice di Deontologia Medica, è perseguitato. Chi antepone la ragione di Stato all’etica professionale è invece celebrato come un professionista degno di rispetto.
In giugno scorso, insieme al dottor Cocco, abbiamo inviato una segnalazione all’Ordine dei Medici di Milano, chiedendo di verificare il comportamento di alcuni colleghi che avevano dato l’idoneità al trasferimento in CPR di un immigrato con un quadro clinico di polidipendenza cronica grave, cocaina, crack, hashish, e una fragilità psichiatrica caratterizzata da numerose cicatrici da autolesionismo.
Fortunatamente un giudice di pace, preso atto del pericolo imminente per la salute e per la vita, ordinò il suo immediato trasferimento in una struttura sanitaria. Una storia simile ha riguardato un uomo palestinese con una diagnosi di tossicodipendenza e di disturbo di personalità.
Per lo psichiatra, i suoi gesti autolesionistici erano solo finalizzati ad evitare un possibile rimpatrio in Palestina, che, come noto, è un ameno luogo di villeggiatura. Se qualche medico dovesse mai essere inquisito o radiato dall’albo, come chiede Salvini, i magistrati dovrebbero rivolgere altrove il loro sguardo, non certamente verso chi difende la salute di tutti senza distinzione.
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