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Accordo di libero scambio con il Sud America: il grande business e le preoccupazioni degli agricoltori

Accordo di libero scambio con il Sud America: il grande business e le preoccupazioni degli agricoltori

Ventisei anni di negoziati e ora un supplemento di tre settimane di trattative serrate, sostanzialmente tutte interne all’Europa, per arrivare, a metà gennaio, alla creazione dell’area di libero scambio più grande del mondo: un mercato unico, senza dazi reciproci, da 700milioni di consumatori. La commissione stima che a regime l’accordo si tradurrà in una crescita del pil europeo dello 0,05%: Poco? Tanto? Dipende dai punti di vista, dai Paesi e dai settori di appartenenza. Per la grande industria, compresa quella dell’auto, per la chimica e la farmaceutica o per il settore della moda l’accesso senza tariffe e burocrazia a un mercato tanto ampio sarebbe una manna: Berlino anzi lo considera l’unica vera possibilità di sopravvivere alla morsa cinese da una parte e trumpiana dall’altra, con rischi modesti o nulli di concorrenza dai Paesi sudamericani. Per il settore agricolo (di cui si sono fatti portavoce Francia, Italia e altri) le cose sono più complicate: Il principale interesse dei Paesi Mercosur è infatti esattamente ampliare il mercato dei propri prodotti alimentari: soprattutto bovini, pollame, zucchero e soia. La preoccupazione, sia della grande industria alimentare sia dei piccoli produttori agricoli, è che l’Europa sia inondata di cibo a basso costo, frutto di regole meno stringenti (per esempio sui pesticidi, sui farmaci o sul cosiddetto benessere animale) e costi del lavoro inferiori.Infine, ma nessuno sembra badarci troppo, ci sarebbe la questione ambientale, con i rischi di deforestazione che un aumento della produzione alimentare in Brasile potrebbe comportare per l’Amazzonia.

  • Autore articolo
    Diana Santini
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    Poveri ma belli - 15-01-2026

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    CBCR 2026: al Circolo Magnolia la maratona live con il meglio della nuova musica italiana

    Sabato 17 gennaio, al Circolo Magnolia di Segrate, andrà in scena la notte dei Cbcr, evento organizzato dal magazine musicale online rockit. Giunto alla sua quarta edizione, l'evento “è al contempo una previsione e un auspicio per i dodici mesi successivi della musica italiana”, racconta l’organizzatore Dario Falcini ai microfoni di Volume, “punta a portare sul palco gli artisti sul punto di esplodere perchè secondo noi hanno le carte in regola, perchè se lo meritano e farebbero un gran bene al sistema. Negli anni sono stati individuati in tempi non sospetti Calcutta, Olly, Tananai, ThaSup, Blanco e altri artisti poi diventati mainstream.”Dal pop allo shoegaze, dall’hip hop all’elettronica, il programma si preannuncia ricco e variegato, mettendo insieme anche progetti completamente diversi tra loro. Ben diciotto i live che si susseguiranno su due palchi: una vera maratona musicale dal vivo, dalle 17.30 alle 3 di notte. “Inizialmente questo era un format scritto”, continua Falcini, “negli ultimi anni però gli spazi della musica live in Italia si sono contratti moltissimo, e volevamo dare a questi giovani artisti una possibilità e un palco per farsi conoscere”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande a Dario Falcini. (in foto: Tresca Y Tigre)

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    Un papavero rosso racconta l’amore ai tempi della Resistenza

    Lea Gemelli, ghost writer in crisi, vuole scoprire la storia del suo prozio Lionello, partigiano morto in guerra. Con l'aiuto di un archivista gentile risale al 1940, quando Lionello e Dina si incontrano su un treno diretto al fronte e vengono travolti dalla guerra e dall’amore. Grazie alla loro storia, anche Lea riuscirà a riconciliarsi con sé stessa. Il libro inaugura la collana "Amanti" della casa editrice indipendente iDobloni. L’autrice Sara Magnoli ne ha parlato con Ira Rubini.

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

    Pubblica - 15-01-2026

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