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Estratti delle trasmissioni di Radio Pop
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Redazione
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Clip | 11/09/2026
53 anni dopo il golpe il Cile di Kast potrebbe restituire la libertà ai torturatori golpistiA 53 anni dal colpo di stato militare che rovesciò il governo di Salvador Allende instaurando la dittatura di Pinochet, in Cile per la prima volta c'è un governo che guarda alla dittatura con nostalgia. José Antonio Kast è il presidente più di destra nella storia del Paese dalla fine della dittatura del generale, che durò dal 1973 al 1990. Questo 11 settembre è il primo sotto la sua presidenza, e con sempre più insistenza si stanno diffondendo le voci di un possibile indulto - o di una grazie presidenziale - ai militari che negli anni della dittatura torturarono e uccisero migliaia e migliaia di persone. Tra questi c'è anche Miguel Krassnoff, ex agente della DINA condannato ad oltre 1.000 anni di carcere per crimini contro l'umanità. Krassnoff torturò anche Cecilia Bottai, ex membro del Movimento della Sinistra Rivoluzionaria che fu arrestata dal regime e, nonostante fosse incinta di due mesi, fu brutalmente torturata fino a provocare un aborto spontaneo.
Martina Stefanoni l'ha intervistata.

Clip | 11/09/2026
11 settembre 2001: come fosse ieriA 25 anni dall’attacco a New York e del crollo delle Torri Gemelle, le voci del giornaleradio, quelle degli ascoltatori dalla Grande Mela, i commenti e l’editoriale di Piero Scaramucci ci proiettano oggi negli orrori della guerra dilagata ovunque, dai Paesi più lontani a quelli più vicini, nella vita civile; diceva Scaramucci di quel 11 settembre, a caldo: “Sembra inaugurare un modo d’essere che alle ormai difficili guerre convenzionali porge come metodo sostitutivo questo linguaggio del terrore da cui non c’è riparo, rifugio, non c’è trattato o strumento per sfuggire, e spinge ad arroccarsi in materiali o immaginari rifugi fondati sulle separazioni”.

Clip | 11/09/2026
Dalla Chiesa: “La protezione ha isolato Denise Cosco, che non ha potuto vivere la partecipazione civile intorno a lei e a sua mamma”Denise Cosco si è tolta la vita a 35 anni, la stessa età che aveva la madre Lea Garofalo (nella foto) quando fu uccisa dall’ex compagno Carlo Cosco, boss della ‘ndrangheta, per il cui omicidio nel 2009 Denise denunciò il padre. Viveva sotto protezione, ad Ariccia, in provincia di Roma, e aveva cambiato identità. “Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise” ha detto Don Ciotti. Ai nostri microfoni Nando Dalla Chiesa dice: “È sbagliato il sistema: la protezione l’ha chiusa in una casa con il nome cambiato, facendola sentire sola, senza le persone che le volevano bene”. L’intervista di Alessandro Principe.

Clip | 10/09/2026
Si è tolta la vita Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo, come la madre, simbolo della ribellione alle mafieSi è uccisa la figlia di Lea Garofalo, Denise. Aveva 35 anni, la stessa età che aveva la madre quando venne uccisa dalla ‘ndrangheta. E insieme a lei, Lea Garofalo, è stata uno dei simboli della ribellione alle mafie. Era il 2009 quando Denise aveva denunciato il padre, Carlo Cosco, condannato poi per l’omicidio della madre, rapita a Milano e poi uccisa e bruciata in un campo della Brianza. Denise, dopo quella denuncia, era stata per anni sotto protezione e aveva cambiato identità. Abbiamo chiesto un ricordo di Denise e della sua vicenda a Giuseppe Teri, della scuola di formazione antimafia Antonino Caponnetto. L'intervista di Mattia Guastafierro.

Clip | 10/09/2026
‘Oasis: Don’t Look Back in Anger’. Il documentario sulla reunion dei fratelli Gallagher arriva al cinemaSabato scorso Liam e Noel Gallagher sono arrivati in Italia per la première mondiale di ‘Oasis: Don’t Look Back in Anger’ alla Mostra del Cinema di Venezia. Diretto da Dylan Southern e Will Lovelace con Steven Knight, il docufilm racconta il tour di reunion degli Oasis del 2025 e contiene le prime interviste a Liam e Noel Gallagher insieme dopo oltre vent’anni.
“Le aspettative erano contrastanti, da una parte non vedevo l’ora di vederlo, dall’altra ero molto critico perchè temevo la solita operazione commerciale. Quest’ultima non manca ovviamente, ma penso che il coinvolgimento emotivo nel film sia del tutto preponderante”, racconta Francesco Branda a Volume, che ha visto il film a Venezia in anteprima mondiale.
‘Don’t Look Back In Anger’ parte da un nodo fondamentale: “Noel stesso dichiara la sua scarsa capacità di perdonare, premessa che viene poi completamente ribaltata perchè è proprio il tema del perdono a diventare la chiave della nuova narrativa del gruppo”.
‘Oasis: Don’t Look Back in Anger’ mostra tanti filmati tratti dagli ultimi concerti della band ma non va considerato un concert movie: “Gran parte del documentario raccoglie retroscena, racconti e interviste anche private tra i due fratelli, che si scambiano battute e ricordi sui vecchi tempi, così come le storie personali dei fan. La forza delle loro canzoni è talmente intergenerazionale che riescono ad essere trasmesse nel tempo di padre in figlio come se fosse una cosa ereditaria. Un film non soltanto per i fan: il messaggio che arriva forte è anche quello della musica come strumento di unione e collante sociale". Ascolta l’intervista a Francesco Branda.

Clip | 09/09/2026
Casapound a Verona, c'è chi dice noDomani a Verona comincia una tre giorni di raduno nazionale di Casapound. “Festa della rivoluzione”, è stato battezzato dal gruppo neofascista. Il "Comitato unitario veronese Difesa della Costituzione", promosso da oltre 50 realtà antifasciste del territorio, ha scritto al prefetto della città scaligera. "Si tratta di un'iniziativa - afferma il comitato - che non cela il suo retroterra autoritario, fascista e nazista, fondato sull'esaltazione del nazionalismo, della xenofobia e del disprezzo della persona umana”. L'intervista ad Andrea Castagna, presidente dell’Anpi di Verona e portavoce del Comitato.

Clip | 09/09/2026
HÅN racconta il primo album in italiano: “Sentivo che mi mancava un pezzo”‘Una nuova fine’ è il primo album interamente in italiano di HÅN, progetto musicale di Giulia Fontana. Un passaggio arrivato dopo anni trascorsi a scrivere soprattutto in inglese e un periodo vissuto a Londra: “Mi ero trasferita perché mi sembrava di non riuscire a trovare il mio spazio, ma è proprio lì che ho capito che per me aveva molto più senso scrivere in italiano. È stato un percorso lungo”.
Un disco che in dieci tracce attraversa le quattro stagioni, raccontando altrettante fasi personali e universali. Sullo sfondo c'è una sorta di fine del mondo, osservata però senza particolare catastrofismo: tra ironia, cinismo e quell’apatia che HÅN descrive come “un meccanismo di autodifesa per proteggersi da quello che succede ogni giorno nel mondo”.
Il disco ha preso forma durante una residenza artistica alla Casa degli Artisti di Milano. “E’ stata un’esperienza più collaborativa e rivolta verso l’esterno rispetto al passato”. Alle sessioni hanno partecipato, tra gli altri, Generic Animal, Rareș, iako, Bais, Assurditè e Leanò. Anche musicalmente Una nuova fine cambia pelle lungo il percorso: parte da atmosfere più scure ed elettroniche e gradualmente si apre a strumenti acustici e analogici, mantenendo quel pop sognante e obliquo che caratterizza HÅN. Ascolta l’intervista e MiniLive di HÅN.

Clip | 09/09/2026
Tiya Miles racconta tre generazioni di donne nere americaneLa scrittrice americana Tiya Miles, ospite di Cult, il quotidiano culturale dí Radio Popolare, ha raccontato a Ira Rubini la genesi del suo romanzo “Il sacco di Ashley” (Iperborea). A partire da un oggetto semplice e antico, un sacco di cotone ricamato, la scrittrice ricostruisce le vicende di più generazioni di donne nere americane, fino a risalire ai tempi dello schiavismo, quando una dolorosa separazione divide per sempre una madre da una figlia. Ascolta l'intervista di Ira Rubini.

Clip | 09/09/2026
La svolta di Londra con altri 11 Paesi: stop all'import di prodotti delle colonie israelianeDonald Trump non si è opposto all'iniziativa a guida britannica per imporre nuove sanzioni agli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania. Lo riporta Axios, citando funzionari statunitensi e diplomatici occidentali. Secondo quanto riportato, il primo ministro britannico Burnham avrebbe telefonato direttamente a Trump la scorsa settimana, che avrebbe chiesto di rimandare l'annuncio.
La decisione della Casa Bianca di non ostacolare l'iniziativa di Londra, a cui hanno aderito altri 11 Paesi occidentali, rappresenterebbe un altro segnale della frustrazione di Trump per la politica del governo Netanyahu in Cisgiordania. Lo stop all'import ai prodotti provenienti dalle colonie è un cambio di passo importante rispetto a quanto fatto fin qui, e ha scatenato la reazione di Tel Aviv che ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est. Il commento dell’ex ambasciatore Pasquale Ferrara, al microfono di Mattia Guastafierro.