Il no all’ICE alle Olimpiadi è anche il rifiuto dell’autoritarismo di Trump

Gli agenti dell’ICE saranno in Italia per le Olimpiadi. Sono i funzionari dell’Homeland Security Investigation, una branca dell’Agenzia che ha il compito di intelligence e che si occupa dei reati delle reti criminali transnazionali. Quando il vicepresidente J.D. Vance è andato a Minneapolis, dietro di lui, si vedevano gli agenti con lo stemma di questa sezione. Non è chiaro il loro compito durante i giochi olimpici. Si sa che coadiuveranno gli agenti del Servizio di Sicurezza Diplomatico, che dipendono dal Dipartimento di Stato e che avranno la responsabilità della sicurezza degli atleti statunitensi e del segretario di stato Marco Rubio, quando sarà a Milano, mentre gli agenti del servizio segreto seguiranno Vance.
Se è ormai chiaro che gli agenti dell’ICE non svolgeranno in Italia i compiti che svolgono negli USA – ma qui c’è stato un’iniziale cortocircuito nell’informazione – non è chiaro perché siano stati coinvolti nel sistema di sicurezza di una delegazione americana all’estero. La loro presenza ha comunque scatenato una forte protesta. Il governo ci ha messo del suo con una buona dose di approssimazione: il ministro Piantedosi prima ignaro, poi smentito sulla loro presenza; il governatore lombardo Fontana, confondendo le varie agenzie di sicurezza USA presenti per le Olimpiadi, ha provocato solo confusione. Le opposizioni hanno fatto muro rispetto al loro sbarco in Italia. Le immagini dell’esecuzione di Alex Pretti hanno colpito nel profondo. La polemica è diventata presto una richiesta al governo Meloni di autonomia da Donald Trump e dalle sue strategie autoritarie. Una delle voci più forti in questo senso è stata quella del sindaco Beppe Sala. Milano non sarà mai Minneapolis, ma sulla sicurezza, la Destra si giocherà buona parte del suo destino elettorale. Tenere l’ICE fuori dalla città sarebbe un segno di presa di distanza dal trumpismo utile a tutta la politica italiana.
Continua la lettura


