Cinema. Niente finanziamenti al film su Regeni, sì a quelli in stile Bagaglino

Quando si pensava alla cultura di destra, il pensiero tornava inevitabilmente al MinCulPop, il Ministero della Cultura Popolare attivo durante il governo fascista fino all’epoca della Liberazione. Oggi stiamo assistendo a procedimenti simili che si verificano attraverso la negazione di fondi per opere considerate scomode per favorire, in questo caso, dei film leggeri e poco utili per lo sviluppo di un pensiero critico. Il caso del documentario, importantissimo per fare luce sulle ultime ore di libertà, il sequestro e l’assassinio di Giulio Regeni per “mancanza di interesse culturale”, ne sono la prova lampante. E se a questo aggiungiamo, la mancata erogazione di fondi al film di Francesca Archibugi che suo malgrado richiama il caso Epstein, con la tratta di minorenni arrivate dall’Est Europa o il film di Antonio Albanese sulla depressione della Provincia italiana e una sceneggiatura ereditata da Bernardo Bertolucci per scegliere una commedia in stile Bagaglino e il biopic su Gigi D’Alessio, il paragone con “quando c’era lui” sorge spontaneo. Del resto che il ministro Alessandro Giuli avrebbe lasciato dei segni lo si era capito fin dall’inizio: la sua commissione per il cinema, nominata in due tranche tra il 2024 e il 2025, dopo le dimissioni di quella precedente, è formata da giornalisti, registi, filosofi, ex assessori e operatori culturali noti per la loro avversione nei confronti della cultura definita di sinistra.
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