M7 è il settimanale di Metroregione, una trasmissione per raccontare Milano e il territorio fuori dalla frenesia delle notizie di tutti i giorni. Dentro M7 troverete quelle storie che tutte insieme fanno una comunità e tutto quello che le sta attorno. M7 è in onda tutti i sabati dalle 10.35 alle 11, sempre disponibile in podcast, a cura di Roberto Maggioni, Alessandro Braga, Luca Parena e Chiara Manetti. Per comunicare con la redazione, per segnalazioni, spunti: metroregione@radiopopolare.it
M7 è il settimanale di Metroregione, una trasmissione per raccontare Milano e il territorio fuori dalla frenesia delle notizie di tutti i giorni. Dentro M7 troverete quelle storie che tutte insieme fanno una comunità e tutto quello che le sta attorno. M7 è in onda tutti i sabati dalle 10.35 alle 11, sempre disponibile in podcast, a cura di Roberto Maggioni, Alessandro Braga, Luca Parena e Chiara Manetti. Per comunicare con la redazione, per segnalazioni, spunti: metroregione@radiopopolare.it
A Milano centro sono manager, professionisti, avvocati. Al Giambellino migranti, giovani coppie, anziani. A San Giuliano gli operai della grandi fabbriche in crisi. In Martesana, pensionati e persone ai margini della società. I patronati Inca Cgil incontrano ogni giorno tantissime persone che hanno bisogno di un sostegno al reddito, perché hanno perso il lavoro, perché hanno avuto un figlio, perché devono cambiare casa. E ancora, hanno bisogno di cure sanitarie, di aiuto per la pensione o del permesso di soggiorno. Il patronato a volte è l’unico che può aiutare a risolvere queste situazioni. Nel milanese nell’ultimo anno sono state più di 47mila le richieste evase in un territorio variegato, complesso ma unito da un dato di fatto: è sempre più difficile e per sempre più persone sopravvivere a Milano. Ne abbiamo parlato con Daniele Bandi, direttore del patronato Inca Cgil e con operatori e operatrici degli sportelli sul territorio della città di Milano e della sua area metropolitana. A cura di Alessandro Braga
A guardarle distrattamente le biblioteche comunali potrebbero sembrare i luoghi più anacronistici della contemporaneità. Sono gratuite in un mondo che mette un prezzo a tutto. Non vendono, prestano. Custodiscono libri di carta nell'epoca degli schermi e degli algoritmi. Non chiedono di consumare qualcosa per poter restare. Nelle biblioteche si può stare in silenzio senza sentirsi fuori posto. Si può passare del tempo senza dover produrre, comprare, mostrare. Sono tra i pochi spazi dove non è necessario esibirsi, dove non bisogna urlare per essere notati. E proprio mentre sembrano appartenere a un'altra epoca, le biblioteche sono profondamente contemporanee. Vivono insieme ai quartieri che le ospitano e ne seguono le trasformazioni. Sono attraversate da iniziative culturali e sociali di ogni tipo. Sono luoghi aperti, porosi, dove persone diverse si incontrano senza che il denaro sia la condizione d'accesso. Anche in una città come Milano, che spesso celebra valori opposti come la velocità, la competizione, la rendita, il consumo, la visibilità. Le biblioteche non rappresentano un residuo del passato, ma un'altra idea possibile del presente e del futuro. Dove il sapere è condiviso, il tempo non si monetizza, gli spazi comuni non devono necessariamente generare profitto. Così le biblioteche, che potrebbero sembrare fuori da questo tempo, incarnano una modernità di cui abbiamo bisogno. Questa puntata di M7 è un giro in alcune delle biblioteche comunali di Milano. E come ogni ultimo sabato del mese torna l’appuntamento con la rubrica di Mario Consani “Quelli che Il Giorno… a Milano”. La puntata di oggi si intitola “Un confino rosa in prima pagina” e la protagonista è Adele Cambria.
L’indagine per sfruttamento nel cantiere del nuovo consolato statunitense di piazzale Accursio ha svelato un sistema in cui centinaia di operai stranieri sono stati ridotti in semischiavitù a Milano.
Lavoratori arrivati soprattutto dall’India e dal Kenya, reclutati nei loro Paesi, sfruttati e poi licenziati. Alcuni di loro hanno vissuto per strada, nei parchi milanesi, anche dopo aver denunciato quello che avevano subito.
Li abbiamo incontrati grazie a chi sta cercando di aiutarli ad avere dignità e giustizia.
In collaborazione con Stefano Ruberto, responsabile salute e sicurezza della Camera del lavoro di Milano e autore della nostra trasmissione Uscita di sicurezza.
A cura di Luca Parena.
Oggi e domani a Roma ci sarà l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il movimento dell’ex generale Roberto Vannacci che in questo modo diventa ufficialmente partito. Ma Vannacci si sta già muovendo, da tempo, anche nella nostra regione. Lo abbiamo visto con le elezioni comunali che hanno visto l’exploit a Vigevano di Fulvio Suvilla, candidato vannacciano che ha preso il 15% dei voti, lo abbiamo visto con lo sbarco in consiglio regionale, dove due consiglieri, Daniel Luca Ferrazzi e Pietro Macconi si sono iscritti a Futuro Nazionale e a brevissimo saranno seguiti da altri. Lo stiamo vedendo con la nascita di tantissimi comitati sul nostro territorio. Insomma, volenti o nolenti, con Vannacci nel prossimo futuro bisognerà fare i conti E non dovrà farlo solo il centrodestra, ma anche tutti noi. A cura di Alessandro Braga.
Per alcune famiglie è una casa da decenni. Per altre è il luogo in cui hanno investito tempo, risparmi e una parte importante della propria vita. Oggi, però, 160 famiglie delle case popolari Aler di via Lulli e via Porpora, a Milano, vivono nell'incertezza.
Entro la fine dell’anno dovrebbero partire lavori di riqualificazione energetica finanziati dai fondi europei del piano REPowerEU. Per realizzarli, molti inquilini dovranno lasciare i propri appartamenti. Ma restano aperte domande cruciali: dove saranno trasferiti? Quando e a quali condizioni? E soprattutto, potranno tornare nelle loro case una volta conclusi i lavori? Gli abitanti non contestano la necessità degli interventi. Chiedono però garanzie e informazioni chiare sul loro futuro.
Per raccontare questa vicenda siamo entrati nelle case di via Lulli e via Porpora insieme agli inquilini e a Gianfranco Candida dell'associazione Mutuo Soccorso Milano. Con le testimonianze delle famiglie coinvolte. E con il presidente di Aler Milano, Alan Rizzi.
Milano viene indicata come il laboratorio italiano dell’intelligenza artificiale applicata al lavoro e alla vita urbana. E se è ancora presto per fare analisi o stime definitive, i primi segnali sull’impatto occupazionale non sembrano incoraggianti. Nelle aziende in cui l’intelligenza artificiale è stata indicata tra le cause dei licenziamenti, la riduzione della forza lavoro ha raggiunto, secondo i sindacati, il 10-20%. E non è stata compensata dalla creazione di nuovi posti di lavoro.
Nella settimana in cui si è discusso dell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV dedicata all’impatto dell’AI sull’umanità, abbiamo provato a indagare quali effetti sta avendo questa prima ondata di automazione su Milano.
Gli ospiti di questa puntata di M7 sono Nicola Gatti del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, e i sindacalisti della CGIL Samuele Gatto e Andrea Rosafalco.
In chiusura la rubrica a cura di Mario Consani “Quelli che Il Giorno… a Milano”, la puntata di oggi si intitola “La vita agra del maremmano in città”, protagonista Luciano Bianciardi.
Il gioco d’azzardo è in aumento in Lombardia, dove nel 2025 sono stati giocati 26 miliardi di euro. Una cifra enorme, su cui le mafie hanno messo gli occhi. Un affare che le criminalità organizzate vogliono sempre più gestire, visto che è un settore molto remunerativo. Il rapporto Azzardo-mafie di Libera ha messo nero su bianco questi numeri, raccontando anche cosa si dovrebbe fare per contrastare il fenomeno. Ne abbiamo parlato con Maria José Fava, del direttivo antimafia di Libera e con Paola Pollini, presidente della commissione regionale antimafia della Lombardia. Accanto all’aspetto criminale, c’è quello sanitario, con un aumento spropositato delle persone che di gioco d’azzardo si ammalano. Sono i ludopatici, sempre più presenti sul nostro territorio. Una patologia che attraversa generazioni, generi, estrazioni sociali, con un picco tra chi di soldi ne ha pochi e che mette in pericolo i risparmi di una vita. Ivan Lembo, della campagna “Mettiamoci in gioco”, ci ha raccontato il fenomeno. Gianmaria Zita, direttore della struttura complessa dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco, ci spiega a quali strutture pubbliche ci si può rivolgere per uscire dal tunnel del gioco. A cura di Alessandro Braga.
Il St. Ambroeus è un simbolo del calcio popolare a Milano. Nato nel 2018 come squadra di calciatori migranti e richiedenti asilo, da qualche anno ha dato vita insieme ad altre realtà alla Fair Play Arena di Gorla. È uno dei pochi centri sportivi di quartiere in cui le attività sono accessibili a tutte e tutti, nonostante un dialogo non sempre facile con il Comune.
La promozione in Seconda Categoria, conquistata qualche giorno fa, premia una realtà che vive dell'impegno dei suoi volontari.
Con le interviste a Jacopo Mazziotti (vicepresidente di Fair Play Arena), Luca Corrente (direttore sportivo del St. Ambroeus), Alessandro Capodanno (allenatore), Andrea Ritella (giocatore), Davide Salvadori (uno dei fondatori), Stefano Diena (vicepresidente St. Ambroeus e tifoso dell'Armata Pirata 161).
A cura di Luca Parena
Diritti a metà: le storie delle famiglie omogenitoriali milanesi
A fine maggio dello scorso anno, decine di famiglie arcobaleno si sono radunate di fronte a Palazzo Marino: festeggiavano una sentenza della Corte Costituzionale che, per la prima volta, permetteva alle coppie di madri di riconoscere fin dalla nascita i propri figli. Un traguardo storico: da allora, a Milano, 77 bambine e bambini sono stati registrati con due madri, e non più solo con la madre partoriente. In Italia, però, le coppie dello stesso sesso non possono accedere legalmente ai percorsi per avere figli, né alla procreazione medicalmente assistita né alla gestazione per altri. E se per le donne qualcosa si è mosso, per i padri no: gli atti di nascita fatti all’estero non vengono trascritti, e il riconoscimento legale non arriva. Questo significa che, per lo Stato, uno dei due genitori non esiste in quanto tale. E allora cosa succede quando una famiglia incontra queste regole? Con le storie di Barbara Ceppi e Claudio Capocchi, dell’Associazione Famiglie Arcobaleno. E con il giurista Giacomo Cardaci, socio di Rete Lenford.
A cura di Chiara Manetti.