Memos
liguori
09 maggio 2018
Memos di mer 09/05

Peppino Impastato, la ribellione contro il potere mafioso. 40 anni fa l’omicidio voluto da cosa nostra. Attivista politico di Democrazia proletaria, cronista antimafioso attraverso la sua Radio Aut, demolitore della cultura mafiosa e dei suoi falsi miti attraverso la satira, Peppino Impastato aveva trent’anni quando è stato ucciso dai sicari del boss Gaetano Badalamenti, condannato poi nel 2002. Memos ha ospitato Umberto Santino, presidente e fondatore del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo. Santino, insieme alla famiglia di Peppino (la madre Felicia e il fratello Giovanni), è stato tra i protagonisti delle denunce che hanno svelato i depistaggi sull’omicidio Impastato. Depistaggi, compiuti da pezzi della magistratura e dei carabinieri, che erano iniziati subito dopo la morte di Peppino per oscurare le responsabilità mafiose. Il Centro Siciliano di Documentazione (http://www.centroimpastato.com/) è un centro di ricerca sulla mafia, e un archivio di materiali e documenti, fondato nel 1977 da Umberto Santino e Anna Puglisi.

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GLI ULTIMI PODCAST
12 novembre 2014
 
Do you remember Bolognina? La svolta di Occhetto, il 12.11.89, attraverso le parole di un testimone.

«Tutto è possibile». Fu la risposta di Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci, al cronista dell’Unità Walter Dondi che voleva sapere se il Partito comunista si stesse avviando ad una svolta storica come il cambiamento del suo nome. Era il 12 novembre del 1989 e quella risposta di Occhetto, ribadita per tre volte di fronte all’insistenza del cronista, fu l’inizio della fine del Partito comunista italiano. A Memos la testimonianza dell’allora cronista dell’Unità Walter Dondi che raccolse quelle parole di Occhetto passate poi alla storia come “la svolta della Bolognina”. Da allora cominciò una nuova “diaspora” nella sinistra italiana che arriva fino ad oggi. Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso e blogger su “Piovono rane”, l’ha ricostruita in un libro uscito l’estate scorsa: “La diaspora. Dov’è oggi la sinistra italiana” (Imprimatur Editore).

11 novembre 2014
 
Marc Augé e il tempo senza età

Marc Augé è un intellettuale europeo. E’ nato a Poitiers, in Francia, 79 anni fa. Augé è un etnologo e un antropologo. La sua ricerca si è svolta per diversi anni tra l’Africa e il Sudamerica. Il suo lavoro di antropologo si è poi concentrato – a partire dall’inizio degli anni ’90 – sull’analisi della complessità delle società contemporanee. Celebri alcune sue definizioni a cominciare da quella dei “non-luoghi”. In queste ultime settimane è uscito in Italia (Cortina Editore) un libro in cui Marc Augé parla di sé, della sua età e del tempo che passa. Il titolo è: “Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste”. «La vecchiaia non esiste – spiega Marc Augé a Memos – significa che colui che va avanti con gli anni non è necessariamente diverso da ciò che era prima. Ho l’impressione che andando avanti con gli anni ci rendiamo conto che ciò che abbiamo conosciuto quando eravamo piccoli, i nostri genitori e i nostri nonni, li riscopriamo in maniera diversa perchè sentiamo – come loro – che c’è una sorta di “fabbricazione dell’età” che non corrisponde a ciò che noi siamo. Allo stesso modo direi che non c’è una saggezza particolare legata all’età e non credo nemmeno che noi si sia realmente diversi da ciò che eravamo da più giovani». Nell’intervista a Memos Augé parla anche di Berlino e l’Europa, la solitudine e la comunicazione.

10 novembre 2014
 
Germania über alles: l’Europa 25 anni dopo il Muro.

La festa di Berlino per i 25 anni della caduta del Muro ha confermato la potenza della Germania in Europa. Quella di ieri è stata una festa “tedesca”: sul palco delle autorità la cancelliera Merkel, il presidente della repubblica tedesca Gauck, il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Schultz. Nessun leader europeo è arrivato ieri a Berlino: nè Renzi, nè Hollande, nè altri. Assenti anche esponenti di rilievo dell’amministrazione Obama. Unici ospiti internazionali: Michail Gorbaciov e Lech Walesa. La festa “tedesca” non è il segno di un isolamento della Germania. «Certamente – dice lo storico Marcello Flores ospite di Memos – la Germania ha tutto l’interesse a celebrare una propria festa mettendo al centro la propria riunificazione. Ma in questo vedo anche un errore dell’Europa che non è riuscita a mettere in rilievo un fatto importante. La caduta del Muro ha significato molto di più della riunificazione tedesca: la fine della guerra fredda, del comunismo, di un mondo che per 70 anni aveva caratterizzato i rapporti europei».

06 novembre 2014
 
La perfida Bruxelles, Renzi e il “commissario” Juncker

Lo scontro tra il capo del governo Renzi e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è una storia con diverse contraddizioni. La prima: Juncker, quando attacca Renzi, parla anche a nome del governo Merkel. Il presidente eterodiretto. Un’ipotesi verosimile, secondo Sandra Zampa, deputata, vicepresidente del Pd e ospite della puntata di oggi. La seconda contraddizione è quella che vede Renzi in un doppio ruolo: in Europa è l’«antagonista» dei burocrati e dell’austerità e in Italia è il difensore del definitivo affossamento dell’articolo 18. “Il governo Renzi è austero quanto il resto d’Europa – sostiene Fabio Sdogati, economista al Politecnico di Milano – . Se non lo fosse avrebbe già adottato politiche espansive che sono possibili anche con un bilancio in pareggio”.

05 novembre 2014
 
Giustizia, storia di una magistrata.

Linda D’Ancona è in magistratura da 25 anni. E’ consigliera di Corte d’Appello a Napoli. Da 12 anni si occupa di lavoro. Sotto le sue mani passano decine di cause. La conversazione con D’Ancona parte da un commento sul caso Cucchi e sulle accuse di Renzi ai giudici: “lavorate troppo poco e se sbagliate non pagate”. D’Ancona poi racconta come è cambiata nel tempo l’attività di un magistrato che segue le cause di lavoro, le difficoltà dovute alle modifiche continue delle norme. Sull’articolo 18, e il progetto del governo Renzi, D’Ancona sostiene che “le norme contenute nel progetto di legge delega, per ciò che si conosce al momento, non sembrano più essere rispondenti ai principi di uguaglianza sostanziale e di solidararietà sociale affermati dagli articoli 2 e 3 della Costituzione”.

04 novembre 2014
 
Lo Stato innovatore è possibile. Intervista all’economista Mariana Mazzucato.

Mariana Mazzucato è una delle maggiori esperte a livello internazionale di economia dell’innovazione. La sua attività di ricerca si svolge allo Spru (Science policy research unit) dell’università del Sussex. Ha lavorato anche all’università di Denver, alla Bocconi, alla London School of Economics e alla Open University. Nel suo ultimo libro “Lo stato innovatore” (Laterza) cerca di smontare quel luogo comune per il quale lo stato è solo burocrazia oppressiva. Un altro mito da sfatare è quello della Silicon Valley intesa come esclusiva incubatrice di innovazione per il capitale privato. “In realtà – sostiene la professoressa Mazzucato a Memos – quello che ha creato Silicon Valley sono stati decenni di investimenti pubblici che hanno finanziato, ad esempio, l’algoritmo di Google, le tecnologie dell’Iphone, Internet, il Gps, il touchscreen, Siri. Sono stati finanziati tutti dallo stato americano”. E in Italia? “Renzi è tornato dalla Silicon Valley proponendo di modificare l’articolo 18, ma questo tipo di modifiche del mercato del lavoro non hanno avuto un grande ruolo nel successo di Silicon Valley”.

03 novembre 2014
 
Il Testimone, Napolitano al processo sulla trattativa stato-mafia

La testimonianza di Napolitano al processo sulla trattativa stato-mafia. Ci vorrà forse ancora del tempo per capire tutte le implicazioni di quelle 86 pagine di trascrizione delle risposte date dal Presidente della Repubblica a giudici, pubblici ministeri e avvocati del processo palermitano. I vertici dello stato in quel biennio 1992-93 (Napolitano era presidente della Camera) erano consapevoli di due cose: che la minaccia allo stato arrivava dai corleonesi di Cosa nostra e che quella minaccia conteneva un ricatto. E’ forse questa consapevolezza – certificata solennemente oggi in un processo da chi allora si trovava ai vertici dello stato – a dare alla testimonianza di Napolitano un significato importante. A Memos ne abbiamo parlato con lo storico Enzo Ciconte, dell’università di Roma Tre. Un contributo anche da Salvatore Lupo, storico della mafia dell’università di Palermo.

30 ottobre 2014
 
“La realtà non è come sembra, è una meraviglia”. Intervista con Carlo Rovelli.

Carlo Rovelli, è un fisico. Insegna all’università di Aix-Marsiglia, in Francia. E’ l’ispiratore di una delle principali linee di ricerca sulla gravità quantistica. Rovelli, e la sua equipe, sta lavorando ad una teoria che possa spiegare il funzionamento dell’universo oltre i fondamenti della relatività generale di Einstein e della meccanica quantistica. “Viviamo di ciò che non sappiamo, il nostro lavoro si basa sul futuro. Stiamo ripensando a come è fatto lo spazio, il tempo e la materia”. Rovelli, nell’intervista a Memos, parla anche del rapporto tra scienza e religione, scienza e potere. “Oggi i finanziamenti per la ricerca pura diminuiscono. Chi sta al governo in Europa, negli Stati Uniti, nel mondo, chiede agli scienziati di fare cose che sono utili immediatamente e di non occuparsi dello sviluppo della conoscenza”. Rovelli ha appena scritto due libri di divulgazione scientifica: “Sette brevi lezioni di fisica” (Adelphi) e “La realtà non è come ci appare” (Raffaello Cortina).

29 ottobre 2014
 
L’Italia ce la farà? Dialogo sul renzismo con lo storico della filosofia Michele Ciliberto

Michele Ciliberto è uno storico della filosofia. Insegna alla Scuola Normale di Pisa. E’ un intellettuale, ma non si riconosce in quella rappresentazione del ceto intellettuale dominante fatta da Renzi: un ceto – secondo il capo del governo – assimilabile a quei pensionati che guardando i lavori di un cantiere ripetono “non ce la faranno, non finiranno mai”. Ciliberto racconta quelle che per lui sono le luci e le ombre del pensiero renziano e lo fa attraverso alcune contrapposizioni: nuovo-vecchio, democrazia-populismo, politica-tecnocrazia, diritti-opportunità, sinistra-destra. Nella contrapposizione giovane-vecchio Ciliberto vede una delle modalità standard di presa del potere: “quella dell’autorità del capo che si libera della tradizione, guarda al futuro e che taglia i ponti con un passato che non può che essere negativo”.

28 ottobre 2014
 
Europa, ultimo appello

Da Bretton Woods a Maastricht e…ritorno, per fare uscire l’Europa dalla recessione e da quell’anemia democratica che la caratterizza da anni. Oltre 300 economisti hanno lanciato un appello al governo italiano perchè promuova una conferenza “costituente” europea (sul modello di quella del 1944 che a Bretton Woods, negli Stati Uniti, gettò le basi per la ripresa del commercio tra i paesi capitalistici ancora coinvolti nella seconda guerra mondiale). Paolo Pini – economista dell’Università di Ferrara e ospite di Memos – è uno dei promotori dell’appello che parte da una constatazione: “la politica post-crisi finanziaria dell’UE è fallita”. Nella trasmissione di oggi ci siamo occupati anche della proposta di introdurre una “moneta complementare all’euro”, proprio così. Stefano Sylos Labini e altri economisti l’hanno studiata. Ce ne ha parlato uno di loro, Marco Cattaneo.

27 ottobre 2014
 
Il mondo è cambiato, le politiche no.

Sei anni anni fa, tra il settembre e l’ottobre del 2008, iniziava la crisi del secolo. Con il crack di Lehman Brothers, una delle maggiori banche d’affari del mondo, si è arrivati ad un passo dal fallimento rovinoso della finanza americana, aiutata solo dal denaro pubblico dei contribuenti negli Stati Uniti. La crisi è stata poi esportata in Europa con la disoccupazione e la recessione. “In Italia ha voluto dire la perdita di oltre il 20% della produzione delle nostre industrie”, sostiene Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari. “Il mondo è cambiato – dice Viesti – Oggi ci vuole un’industria più intelligente, a maggiore innovazione e capitale umano”. Noi, in Italia, ci stiamo attrezzando? “No, ma lo stanno facendo il governo tedesco, francese, americano e persino quello inglese che sembra così liberista. Ci vuole una capacità da parte degli imprenditori nell’innovazione, ma anche e soprattutto una intelligente politica pubblica”. La Legge di Stabilità del governo Renzi sta andando in questa direzione? “No, il nostro governo è convinto che l’Italia uscirà dalla crisi lasciando lavorare un po’ più le imprese e riducendo loro le tasse”. Il mondo è cambiato, le politiche no.

23 ottobre 2014
 
Lavori in piazza, la storia di Alessio Branciamore

Alessio Branciamore, 32 anni, è il segretario regionale toscano del Nidil, il sindacato della Cgil che si occupa dei lavoratori precari. A Firenze sta lavorando per la manifestazione della Cgil di sabato 25 a Roma contro il Jobs Act del governo Renzi. Branciamore, ex studente del Movimento anti-Gelmini del 2010, oggi è anche un iscritto al Partito Democratico. Chi ci sarà sabato in piazza San Giovanni? Quali lavoratori/trici? Tipici, atipici, precari? Quale risposta alla pretesa di Renzi “io tutelo chi non ha diritti, tu difendi i privilegi”?.

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