Memos
liguori
04 febbraio 2016
L’assedio. L’Italia tra mafie e corruzione. Intervista con Enzo Ciconte.

L’ultima relazione semestrale al Parlamento della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) contiene alcune novità nell’analisi del fenomeno mafioso. Memos ne ha parlato con uno dei maggiori esperti di criminalità organizzata, in particolare della ‘ndrangheta, come Enzo Ciconte. Il professor Ciconte insegna “Storia della criminalità organizzata” all’Università di Roma Tre e “Storia delle mafie italiane” all’Università di Pavia. E’ coautore – insieme a Francesco Forgione e Isaia Sales – di un “Atlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura” giunto al terzo volume (Rubbettino Edizioni).

Twitter Email
Conduttori

Raffaele Liguori

In onda

da martedì a venerdì dalle 20.00 alle 20.30

Twitter Email
Conduttori

Raffaele Liguori

In onda

da martedì a venerdì dalle 20.00 alle 20.30

 
 
1
2
3
>
>>
GLI ULTIMI PODCAST
10 dicembre 2014
 
La mia, una storia complessa. Intervista a Umberto Veronesi.

Umberto Veronesi, oncologo, ha appena compiuto 89 anni. Da un paio di mesi ha lasciato la direzione scientifica della sua creatura, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Una struttura che ha fondato nel 1994 dopo aver lavorato per un quarto di secolo all’Istituto dei Tumori, sempre di Milano dove – in modo solitario – sperimentò la sua terapia contro il tumore al seno. E’ lì, in quell’ospedale, che inizia la sua storia di oncologo. «La mia – dice Veronesi a Memos – è una storia complessa. Prima di essere chirurgo ero un anatomopatologo, facevo autopsie ed esami al microscopio. La mia passione per il mondo femminile nasce da giovanissimo quando ho perso mio padre e sono cresciuto con mia madre». Veronesi racconta l’inizio contrastato della sua sperimentazione per la cura del tumore al seno. «La presentai ad un congresso dell’OMS a Ginevra. Ricevetti fischi, ingiurie, fui trattato proprio male. Allora, oltre quarant’anni fa, la mastectomia era un dogma assoluto». Il professore ricorda come a quei tempi l’intervento chirurgico parziale che lui proponeva fosse considerato un’eresia. A Memos Veronesi ripercorre le tappe della sua autobiografia (“Il mestiere di uomo”, Einaudi) attraverso i suoi principi (pensiero scientifico autonomo e trasgressivo, etica laica, autodeterminazione) e i diritti che vorrebbe si affermassero nelle società contemporanee (il diritto di non soffrire, alla cura, il diritto all’amore universale, alla genitorialità – omo ed etero -, il diritto di scegliere il momento conclusivo della propria vita).

09 dicembre 2014
 
La scuola, la lingua, la politica. Intervista a Tullio De Mauro.

Tullio De Mauro è il decano dei linguisti italiani. E’ professore emerito di Linguistica generale all‘Università “La Sapienza” di Roma. Alle spalle ha una sterminata produzione scientifica, tradotta in molte lingue, e moltissimi riconoscimenti accademici. Il professor De Mauro ha una storia anche di impegno civile e politico: è stato assessore alla cultura nella regione Lazio a metà degli anni ’70, ministro della pubblica istruzione nell’ultimo governo Amato, tra il 2000 e il 2001. La conversazione con Memos parte proprio dalla scuola, in una prospettiva storica per arrivare poi all’oggi. «Rispetto a 50 anni fa la scuola è migliorata. Elementari e medie – oggetto di ripensamenti anche radicali negli anni ’70 e ’80 – sono tra le migliori al mondo. Le superiori, invece, sono rimaste ferme all’idea gentiliana di un secolo fa, quando l’obiettivo era quello di formare un piccolo gruppo di quadri intermedi e dirigenti». Renzi oggi promette “la buona scuola”, basterà professore? «Non basta parlare genericamente di scuola. Mi piacerebbe, invece, che Renzi individuasse i punti precisi su cui intervenire, e di cui però non c’è traccia nei documenti del governo: da un lato la scuola superiore, dall’altro i livelli pessimi di competenze della popolazione adulta, sia nella comprensione dei testi scritti che nella capacità di utilizzazione di strumenti scientifici». De Mauro parla di Renzi e della sua lingua («ha abbandonato recentemente i toscanismi degli inizi») e critica gli annunci di cambiamenti radicali: «in un paese invecchiato e con antiche tradizioni prospettare cambiamenti da un giorno all’altro significa raccontare una favola». A Memos il professor De Mauro racconta del suo essere uomo di sinistra: «è una parola che per me ha ancora un senso. Chiedere parità di accesso all’istruzione, redistribuzione della ricchezza, sono cose di sinistra». Infine De Mauro ci parla dell’Europa delle cento lingue (il suo ultimo libro:“In Europa sono già 103”, Laterza), dell’austerità di Merkel e di quella di Berlinguer.

04 dicembre 2014
 
Legalità violate e politica: anche il caso Roma docet. Intervista a Piergiorgio Morosini.

Piergiorgio Morosini è un magistrato. E’ consigliere al Csm. E’ stato giudice delle indagini preliminari al Tribunale di Palermo, ha scritto l’ordinanza con cui l’anno scorso sono stati rinviati a giudizio gli imputati del processo sulla trattativa stato-mafia. Morosini è stato anche segretario di Magistratura democratica. Ospite di Memos ha raccontato la sua idea sulla legalità violata: le mafie prosperano grazie alle relazioni strette con la politica, ma la politica resta la soluzione principale del “problema” mafioso, dipende dalla politica la possibilità di ripristinare in Italia un senso di legalità diffuso. Cosa ne pensa dell’inchiesta di Roma su “Mafia Capitale”? Morosini è colpito dalle rivelazioni di questi giorni. «E’ un’indagine paradigmatica rispetto ai sistemi di criminalità organizzata presenti oggi in Italia. E’ antistorico – dice il magistrato – pensare oggi ad organizzazioni mafiose presenti solo in alcune regioni del sud. Le mafie sono presenti in ogni angolo del nostro paese». L’inchiesta dei magistrati della Procura di Roma rivela, secondo Morosini, un carattere particolare di questa mafia della capitale: «E’ una nuova forma di associazione mafiosa: la componente del controllo capillare del territorio – che era stata decisiva nella formulazione originaria dell’articolo 416-bis all’inizio degli anni ottanta – è un requisito che va evaporando, mentre si rafforza il requisito dei rapporti sistematici con la pubblica amministrazione e con il circuito economico-finanziario della capitale. In altre parole – conclude Morosini – emerge che a contare è soprattutto il capitale sociale», più che il controllo del territorio.

03 dicembre 2014
 
L’Italia, un paese in bilico. Intervista allo storico Alberto De Bernardi.

Un paese in bilico, incerto su come muoversi e verso dove andare. Un paese e una politica in bilico tra le difficoltà di uscire da un secolo passato, quello del mondo industriale, fordista, e di entrare in un secolo nuovo. E’ la tesi dello storico dell’Università di Bologna, Alberto De Bernardi, autore di “Un paese in bilico” (Laterza), ospite di Memos. Con De Bernardi ci siamo soffermati soprattutto su un aspetto dei dilemmi della politica di oggi, sollecitati dall’attualità di questi giorni. La destra in Italia, dopo Berlusconi, può essere la destra di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord? «Oggi ci troviamo in una situazione abbastanza paradossale: c’è una destra, all’opposizione, che non vuole andare alle elezioni subito perchè sa di non esistere più, oggettivamente». De Bernardi pensa che oggi sarebbe difficile vedere in Europa un partito composto da un’estrema destra alla Salvini con dentro pezzi di quella destra che stava con Berlusconi nel Partito popolare europeo. «Un’alleanza di questo tipo – dice De Bernardi – è più un desiderio che un fatto. Per costruirla ci vuole tempo, leadership, che a mio parere non può essere quella di Salvini». Alberto De Bernardi è autore, tra gli altri, di “Discorso sull’antifascismo” (Mondadori, 2007) e “Storia dell’Italia Unita” (Garzanti, 2010).

02 dicembre 2014
 
Petrolio, prezzi di bassa stagione. Perchè sono crollati in questi ultimi mesi?

Un crollo di quasi il 40% in tre mesi: il prezzo del petrolio è sceso sotto i 70 dollari a barile. E’ una delle cadute più precipitose degli ultimi anni. Perchè? Ugo Bardi, chimico fisico all’università di Firenze, racconta a Memos che il mercato e i prezzi del greggio si comportano un po’ come il livello del mare prima di uno tsunami: «Si ritira, cioè i prezzi si abbassano, prima della tempesta». Quale sarebbe la tempesta in arrivo? «Il sistema – dice Bardi – non è in grado di sussistere a questi prezzi per un motivo molto semplice: una grande quantità di petrolio che si estrae oggi ha un costo elevato, di oltre 100 dollari al barile. E in un mercato con prezzi di circa 70 dollari nessuno può permettersi di vendere a lungo, rimettendoci». Cosa succede allora? «Che il prezzo non può stare per troppo tempo sui 70 dollari senza mandare in bancarotta una frazione consistente dei produttori di greggio». Ugo Bardi cura un blog (http://ugobardi.blogspot.it) che raccoglie analisi e studi sullo sfruttamento delle risorse e i cambiamenti climatici. Ospite a Memos oggi anche Alberto Negri, inviato speciale del Sole 24 Ore. «La causa del calo dei prezzi del greggio è un eccesso di offerta rispetto alla domanda – dice Negri –, un eccesso dovuto anche alla forte presenza sui mercati, superiore alle aspettative, di shale gas e shale oil. Ma la caduta dei prezzi è frutto anche e soprattutto di una scelta politica: l’Opec, e cioè l’Arabia Saudita, insieme agli Stati Uniti hanno deciso da tempo di inondare i mercati di petrolio. In questo modo tengono nel mirino l’economia russa e quella iraniana, legate all’export di greggio. E, com’è noto, Russia e Iran sono due nemici di Washington, ma anche di Riyad».

01 dicembre 2014
 
La scuola tradita dai tagli, l’articolo 3 della Costituzione e Don Milani. Intervista a Marco Rossi Doria, maestro elementare.

Marco Rossi Doria ha insegnato nelle scuole primarie, in Italia e all’estero; mentre insegnava ha fatto anche l’educatore sociale. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2014 è stato sottosegretario all’istruzione nei governi Monti e Letta. La scuola tradita è la scuola pubblica vandalizzata dai tagli alle spese che hanno raggiunto gli 8,4 miliardi di euro l’anno durante l’ultimo governo Berlusconi. Rossi Doria racconta a Memos la sua esperienza di oggi, nel lavoro di formatore di ragazzi adulti: «Costruiamo con loro un progetto di impresa che sia anche una opportunità di sviluppo locale in una situazione di crisi prolungata in cui né il welfare né il credito privato dà soldi a questi ragazzi che si battano per la sopravvivenza e per la comunità». Il punto di vista di Rossi Doria per affrontare il lavoro nella scuola si fonda su due principi: l’articolo 3 della Costituzione, quello che affida alla Repubblica, allo stato, il compito di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza; e Don Milani, il prete di Barbiana, l’ispiratore della scuola comunitaria, inclusiva negli anni ’50 e ’60. «La differenza con allora – dice Rossi Doria –, con la scuola che Don Milani combatteva, è che quella scuola bocciava i ragazzi mentre oggi li promuove ma non li aiuta, favorendo così l’abbandono scolastico». Il maestro Rossi Doria racconta le cifre preoccupanti di oggi della cosiddetta dispersione scolastica, il fallimento formativo della scuola: «Stiamo migliorando, ma troppo lentamente. Dieci anni fa eravamo ad un grado di fallimento formativo del 23-24%. Oggi siamo arrivati al 17,2%, una cifra tra le più alte tra i paesi europei e dell’Ocse».

27 novembre 2014
 
Per il bene comune, di tutti. L’acqua e il suo diritto. Intervista con Ugo Mattei

Che cos’è un bene comune? Chi decide cos’è un bene comune? Come lo si gestisce? Sono alcune delle domande che Memos ha girato a Ugo Mattei. Giurista, docente di diritto civile all’Università di Torino e di diritto internazionale comparato all’Università della California, Mattei è stato tra gli estensori dei quesiti referendari del 2011 sull’acqua bene comune. Ha appena scritto un libro, insieme alla giurista Alessandra Quarta: “L’acqua e il suo diritto” (Ediesse). Mattei ricorda che i referendum del 2011 avevano l’obiettivo primario di sottrarre i beni comuni alla gestione dei privati. Ma il semplice passaggio alla proprietà pubblica non è sufficiente a garantire una corretta gestione dei beni comuni. La gestione di questo tipo di beni, e di un bene comune per eccellenza come l’acqua, ha bisogno della partecipazione dei cittadini. «Un’azienda bene comune – dice Mattei – deve contenere nel suo statuto un obbligo esplicito: gli amministratori devono governare quel bene in modo ecologico e sociale! L’altra caratteristica di questo tipo di aziende riguarda il controllo della comunità sull’amministrazione». Come lo si può realizzare? «Nell’azienda di gestione dell’acqua del Comune di Napoli – che ho presieduto fino ad un mese fa, la Abc – accanto al consiglio di amministrazione c’è un comitato di sorveglianza composto da utenti, lavoratori, rappresentanti del mondo ambientalista e del consiglio comunale».

26 novembre 2014
 
«La catastrofe». Intervista allo storico Luca Alessandrini sul voto, e il non-voto, alle regionali in Emilia-Romagna.

Luca Alessandrini è il direttore dell’Istituto Parri di Bologna. Al “Parri” si fa ricerca, formazione e conservazione del patrimonio storico e culturale del ‘900 italiano. Alessandrini è un osservatore acuto della politica e a lui Memos ha pensato di girare alcune domande sulle elezioni regionali di domenica scorsa in Emilia-Romagna. Elezioni storiche per un dato fondamentale: per la prima volta, in una consultazione elettorale nella “regione rossa”, è andato a votare solo poco più di un elettore su tre (il 37%). Un’astensione mai vista prima, tra le più basse in assoluto in Italia. La regione con una tradizione pluridecennale di partecipazione alla politica, al voto, per la prima volta si è ritrovata culla dell’astensionismo. «Questo risultato è una catastrofe – dice Alessandrini a Memos – Non è solo un fatto grave o gravissimo, ma è una catastrofe che segna la fine di un mondo…Una regione che è abituata ad avere percentuali di votanti enormi, in questo modo vuole testimoniare una grande insoddisfazione. E’ grave perchè in questa regione c’era un nesso tra la vita quotidiana e l’andamento elettorale, ora quel filo si è spezzato». Alessandrini parla di un effetto Renzi che è venuto meno, del declino del modello economico emiliano, della rottura del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, soprattutto quando le istituzioni tagliano i servizi su cui quella fiducia era stata costruita.

25 novembre 2014
 
«…da qualche parte bisogna pur cominciare». L’educazione al genere contro la violenza maschile sulle donne.

Il 25 novembre è la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, così proclamata dall’Onu nel 1999. Memos ha ospitato Silvia Carboni, psicologa, responsabile minori della Casa delle Donne di Bologna (http://casadonne.it). «La violenza ha radici molto profonde e si tratta di radici culturali – dice Carboni – Come sappiamo, la cultura si tramanda, viene costruita e decostruita sin da quando i bambini sono in fasce. Ed è da lì che si trasmette un’idea di quello che deve essere il maschile e il femminile e i rapporti tra i generi». Carboni racconta il lavoro rivolto all’educazione ai sentimenti, agli affetti, alla diversità tra i generi a cui lei partecipa come psicologa. Si tratta di incontri con ragazzi e ragazze delle scuole primarie e secondarie e con gli insegnanti per la loro formazione. «Le leggi sono importanti – racconta Silvia Carboni – ma da sole non bastano, ci vuole anche un lavoro culturale rispetto alla destrutturazione degli stereotipi di genere: altrimenti la mentalità patriarcale o sessista rimarrà sempre presente».

24 novembre 2014
 
“Isis. Lo stato del terrore”. Intervista a Loretta Napoleoni

Loretta Napoleoni è un’economista. Studiosa da anni del terrorismo a livello internazionale, in particolare delle forme di finanziamento dei gruppi terroristici attraverso l’economia criminale. “Isis. Lo stato del terrore” è il titolo del suo ultimo libro (Feltrinelli). A Memos Napoleoni ricostruisce la storia delle origini del gruppo del cosiddetto “stato islamico”, i suoi sponsor internazionali, la formazione dello stato nella forma di un nuovo Califfato. «Rispetto ad altre esperienze di gruppi terroristici – sostiene Napoleoni – nel caso dello stato islamico abbiamo la costituzione di uno stato vero e proprio, quindi il controllo del territorio non è limitato ad una città, ad una piccola regione o ad un settore economico, ma ad un territorio vasto oggi quanto il Texas». Napoleoni descrive l’Isis attraverso la categoria della modernità quando si riferisce alla propaganda e ai metodi di finanziamento. In particolare la propaganda è fatta di un doppio messaggio, dice Napoleoni a Memos. «C’è un messaggio che l’Isis manda all’Occidente attraverso la barbarie, la paura, il terrore. Poi c’è un messaggio diretto al mondo musulmano che è del tutto diverso, è un messaggio positivo, seducente che dice “aiutateci a costruire il vostro stato”».

20 novembre 2014
 
L’Europa sull’orlo del precipizio di una nuova recessione. “Un suicidio annunciato”. Intervista con l’economista ed ex ministro Vincenzo Visco.

Rischia grosso, l’Europa. Il Fondo monetario internazionale un mese fa sosteneva che le probabilità di una nuova recessione per l’Europa sono salite del 35-40%. Se dovesse accadere si tratterebbe della terza recessione in quasi sette anni, dall’inizio della prima crisi nel 2007-2008. La terza probabile recessione europea preoccupa anche gli Stati Uniti: «il mondo non può permetterselo», diceva qualche giono fa al G20 il capo del Tesoro americano Jack Lew. Vincenzo Visco è stato al ministero dell’economia italiano negli anni decisivi della costruzione europea, la fine degli anni ’90. Il suo è un punto di vista autorevole. «E’ ormai acquisito – ha detto a Memos – che le politiche di austerità con le quali si è tentato di far convergere le economie europee hanno solo peggiorato la situazione. Siamo di fronte ad un suicidio annunciato». Per Visco le responsabilità della crisi europea sono tutte imputabili al governo tedesco e rispondono alla «volontà di potenza del governo di Berlino». Ma l’Europa oggi rischia anche una crisi istituzionale per gli effetti che potrebbe avere l’inchiesta giornalistica internazionale sul Lussemburgo, sugli accordi segreti tra quel governo e le multinazionali per pagare meno tasse. Juncker, presidente della Commissione europea, è stato capo del governo lussemburghese per vent’anni. Dell’austerità, di Juncker abbiamo parlato con Eleonora Forenza, deputata del gruppo della Sinistra Unitaria al parlamento europeo. Ospite di Memos anche Vittorio Malagutti, caporedattore dell’Espresso, il settimanale che fa parte del Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo (I.C.I.J.), tra gli autori dell’inchiesta sul Lussemburgo (LuxLeaks).

19 novembre 2014
 
Grandi opere, piccole idee. Dalla Tav al decreto sblocca-Italia.

«Una nota puntuale» sui costi della linea ferroviaria Torino-Lione. L’ha chiesta qualche giorno fa il Presidente del consiglio Renzi al vicepresidente della commissione trasporti della Camera Stefano Esposito (Pd). Sì, proprio così! Il capo del governo ha bisogno che qualcuno gli faccia due conti sui costi della Tav. E sono conti quanto mai incerti, almeno quelli circolati negli ultimi tempi. Conviene ancora la Torino-Lione? Se lo chiediamo a Paolo Beria, ricercatore in economia dei trasporti del Politecnico di Milano, la risposta è no. Beria è stato ospite della puntata di oggi di Memos. Ma allora perchè si insiste tanto nella “grande opera”? «C’è una concezione sbagliata nella politica secondo la quale – dice Beria – la grande opera porta voti. Ecco perchè si sceglie questa strada rispetto a quella di interventi “minori” che invece possono impattare di più sulla vita dei cittadini». Accanto a grandi opere inutili, in cantiere, ci sono grandi opere che aspettano da anni di essere almeno pensate. Sono quelle che dovrebbero curare il dissesto del nostro territorio (frane, crolli, esondazioni…). Ma costano troppo, si dice. «Non è vero – sostiene Salvatore Settis a Memos – Secondo l’associazione nazionale costruttori questa “grande opera” assolutamente necessaria potrebbe durare vent’anni con una spesa di un miliardo e duecento milioni l’anno. L’assenza di questa “grande opera”, invece, costa circa 3 miliardi e mezzo ogni anno in danni procurati dal mancato intervento». Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte, da anni si batte per la difesa del paesaggio e del territorio. “Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” (Einaudi) è il titolo di un suo libro del 2010.

podcast
Clicca sull’icona per sottoscrivere il servizio podcast Memos